La mattina dopo mi svegliai con la testa pesante, come se il sonno non fosse bastato a sciogliere i pensieri della notte. La casa era silenziosa, a parte il borbottio della moka che Luke aveva lasciato sul fornello. Fuori, una leggera nevicata velava Ogden. Mi infilai il piumino, presi il portafoglio e dissi ai ragazzi che sarei andato a comprare delle birre. Nessuno fece domande. Chris, mezzo addormentato sul divano, alzò una mano in un saluto svogliato.
Il negozio era a pochi isolati, un piccolo market con le luci al neon che ronzavano e scaffali pieni di patatine e lattine. Comprai una confezione da sei di IPA e un pacchetto di sigarette, più per abitudine che per voglia. Quando uscii, il freddo mi pizzicò il viso, e la neve mi si infilava tra i capelli. Stringevo la busta di plastica con una mano, l’altra affondata in tasca, mentre camminavo verso casa. Fu allora che la vidi.
Marty era dall’altra parte della strada, appoggiata a un lampione, con il cappotto blu che le cadeva morbido sulle spalle. I lunghi capelli neri erano sciolti, appena mossi dal vento, e i suoi occhi scuri sembravano catturare la luce fioca del mattino. Mi guardava, un mezzo sorriso sulle labbra, come se sapesse che sarei passato di lì. Attraversai senza pensarci, la busta che sbatteva contro la mia gamba.
-Non pensavo di trovarti a fare la spesa,-disse, inclinando la testa. La sua voce era calma, come sempre, ma con una nota di divertimento.
-E io non pensavo di trovarti appoggiata a un lampione come in un film,- risposi, cercando di sembrare disinvolto.
Lei rise, un suono breve e chiaro che si perse nella neve. - Tocca a me sorprenderti, allora. Ti va una cioccolata? C’è un posto qui vicino.-
Non ci pensai due volte. - Guido io,-dissi, indicando la busta.
Camminammo fianco a fianco, i nostri passi che scricchiolavano sulla neve fresca. Il bar era piccolo, con vetrine appannate e un’insegna di legno che diceva Snowlake Café. Ci sedemmo a un tavolino vicino alla finestra, e ordinammo due cioccolate calde. La mia busta della spesa era appoggiata a terra, accanto alla sedia. Marty si tolse il cappotto, rivelando un maglione grigio che le scivolava leggermente su una spalla. Sembrava così normale, così umana, con quei capelli neri che le cadevano sul viso ogni volta che si chinava a mescolare la cioccolata.
-Due giorni fa,- iniziai, dopo un sorso che mi scaldò la gola, - te ne sei andata senza dire niente. Nel cuore della notte. Che è successo?-
Marty posò il cucchiaino, e per un istante i suoi occhi scuri sembrarono più profondi, come se guardassero oltre me. - Non ero sicura che volessi svegliarti.-
-Potevi almeno lasciare un biglietto,-dissi, cercando di scherzare, ma il tono uscì più serio di quanto volessi.
-Non sono il tipo da biglietti.- Sorrise, ma c’era qualcosa di malinconico in quel gesto. - E tu? Sei scappato da qualcosa, venendo a Ogden?-
La domanda mi colse alla sprovvista.7Please respect copyright.PENANAePTbpPMFqu
-Non proprio. Solo… avevo bisogno di cambiare aria. I miei amici hanno pensato che un po’ di neve e birra avrebbero risolto tutto.-
-E l’hanno fatto?-
-Non proprio,- ammisi, guardandola negli occhi. - Ma poi ho incontrato te.-
Marty abbassò lo sguardo, giocherellando con la tazza. - Non sono una che risolve le cose, Eric. A volte le complico.-
-Tipo sparire nel nulla?-
-Tipo quello.- Rise, ma era una risata breve, come se nascondesse qualcosa. Poi si sporse verso di me, e il suo profumo – legno bagnato, con una nota dolce, quasi fruttata – mi colpì di nuovo. - Sai, una volta passavo un sacco di tempo in posti come questo. Bar, caffè, panchine sotto la neve. Mi piaceva guardare le persone, immaginare le loro storie.-
-E la tua, di storia?-chiesi, quasi senza volerlo.
Lei esitò, poi si appoggiò allo schienale. - Non è una storia lunga. Sono… una che resta, diciamo. Ogden è casa mia, in un modo che non si spiega facilmente. Ci sono stata tanto, ho visto le sue strade cambiare, le luci accendersi e spegnersi. Ma ogni tanto mi fermo, parlo con qualcuno. Come te.-
Le sue parole erano semplici, ma c’era qualcosa che non tornava. Il modo in cui parlava di Ogden, come se l’avesse vista per decenni, non combaciava con il suo viso giovane, i suoi modi da ragazza della mia età. Prima che potessi chiedere altro, la tazza sul nostro tavolo tremò leggermente, come se qualcuno l’avesse urtata. Ma non c’era nessuno vicino. Marty la fermò con un dito, un gesto così rapido che quasi non lo notai.
-Sei forte, eh?- dissi, cercando di scherzare.
-Più di quanto sembro,- rispose, con un sorriso che aveva un’ombra di mistero.
Finimmo le cioccolate e uscimmo. La neve continuava a cadere, leggera, e il cielo era di un grigio uniforme. Camminammo senza meta, con la busta della spesa che mi pesava in mano. Marty sembrava a suo agio, come se il freddo non la toccasse. A un certo punto, mentre passavamo davanti a un vicolo, sentii un rumore, come un bidone che cadeva. Mi voltai, ma non vidi nulla. Quando guardai Marty, lei stava fissando il vicolo, e per un istante mi sembrò che i suoi occhi brillassero, come se riflettessero una luce che non c’era.
-Torni con me stasera?- chiesi d’impulso, mentre ci avvicinavamo alla casa in affitto. - Cioè, a cena. Con i miei amici. Niente di speciale, probabilmente pizza e birra, ma… sarebbe bello.-
Marty si fermò, e il suo viso si fece serio. - Non mi invitano spesso, sai,- disse, con una voce che sembrava venire da lontano. - È passato un po’ di tempo.-
-Allora è deciso,- dissi, cercando di sembrare sicuro. - Alle sette. Ti aspetto.-
Lei esitò, poi annuì. - Va bene, Eric. Ci sarò.- Ma mentre lo diceva, fece un passo indietro, e per un attimo mi sembrò che la neve intorno a lei si muovesse in modo strano. Poi si voltò e si incamminò verso il vicolo. - Ci vediamo stasera,- disse senza girarsi.
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La guardai allontanarsi, e in un battito di ciglia era sparita, come se il vicolo l’avesse inghiottita. Strinsi la busta della spesa e tornai a casa, con il cuore che batteva forte e un pensiero che non riuscivo a scacciare: Marty era reale, ma non era come me.7Please respect copyright.PENANAJ99atWbV71


