La notte era calata su Ogden come un velo pesante, la nebbia che si insinuava tra le strade deserte, mescolandosi alla neve che cadeva lenta e incessante. La casa in affitto, un tempo rifugio di risate e birre fredde, ora sembrava un guscio vuoto, impregnato di un freddo che non veniva solo dall’inverno.5Please respect copyright.PENANAhNVECPMRJM
Le valigie erano state caricate in fretta nel bagagliaio della macchina, un vecchio SUV noleggiato che aveva visto giorni migliori, e i ragazzi si erano ammassati all’interno con un silenzio che pesava più della nebbia stessa. Luke al volante, Chris accanto a lui, Noah sul sedile posteriore con me. Nessuno parlava della foto, del barista fuso nel cemento, o di Marty.
Eric era immerso nei suoi pensieri, lo sguardo perso nel buio oltre il finestrino. Il suo ultimo incontro con Marty al Pineview Reservoir gli bruciava ancora nella mente: i suoi capelli neri che catturavano la neve, i suoi occhi scuri che lo avevano fissato con una tristezza infinita, il bacio che aveva portato con sé quell’onda fredda, come se una parte di lui fosse stata trascinata sotto il ghiaccio.5Please respect copyright.PENANAHTc0w2PTOI
“Potremmo stare insieme per sempre,” aveva detto lei, e lui aveva detto no. Ma ora, mentre la macchina si allontanava da Ogden, un dubbio lo rodeva: aveva fatto la scelta giusta? Marty non era un mostro, non del tutto. Era una vittima, intrappolata in qualcosa che lui non poteva comprendere. Eppure, la foto e la morte del barista per aver parlato troppo... tutto gridava pericolo.
Gli amici sapevano ora. Sapevano il suo segreto. Gli sembrava che tutto stesse andando fin troppo facile,
– Finalmente – mormorò Luke, rompendo il silenzio mentre accelerava sulla strada principale. Le luci dei fari tagliavano la nebbia come lame spuntate, illuminando fiocchi di neve che danzavano come fantasmi. – Giorni di troppo in questa merda. Wyoming, sto arrivando.-
Chris annuì, giocherellando con il telefono, ma il segnale era scarso, l’icona che lampeggiava debole. – Già. Niente più leggende urbane, niente più ragazze misteriose. Solo birra decente e strade pulite.-
Noah, seduto accanto a Eric, non disse nulla. I suoi occhi erano fissi sulla strada, le mani strette sulle ginocchia. Era stato lui a insistere per partire subito, dopo che Eric aveva raccontato dell’incontro al lago. “È un rischio,” aveva detto. “Sa che sappiamo.” Eric gli aveva dato ragione, ma dentro di sé sentiva un vuoto, un rimpianto che lo teneva sveglio. Era umana, quanto bastava per ferirsi. Quanto bastava per ferire.
La strada si inerpicava ora verso le colline, lasciando Ogden alle spalle. La nebbia si infittiva, avvolgendo tutto in un biancore lattiginoso che rendeva difficile distinguere i contorni degli alberi.
Entrarono nella foresta che bordava il Pineview Reservoir, un labirinto di pini carichi di neve, scheletri neri contro il cielo notturno. I rami si protendevano come dita scheletriche, sfiorando il tetto della macchina con un fruscio umido.
– Questa nebbia è una puttanata – borbottò Luke, rallentando. I fari illuminavano solo un muro bianco, e la strada si stringeva, costeggiando una curva che dava sul lago invisibile. – Non vedo un cazzo.-
Chris rise nervosamente, cercando di alleggerire l’atmosfera. – Rilassati, è solo Utah. Domani saremo a casa, a ridere di questa vacanza del cazzo.-
Ma le parole morirono in gola quando, all’improvviso, il motore tossì. Un gemito metallico, seguito da un silenzio totale. La macchina si spense, le luci che si affievolirono, lasciando solo il bagliore debole dei fari posteriori. Luke imprecò, girando la chiave. Niente. Il motore era morto, come se qualcuno avesse spento un interruttore.
– Che diavolo? – disse Luke, provando di nuovo. Clic. Silenzio. – Non è possibile. Abbiamo fatto il pieno stamattina.-5Please respect copyright.PENANAoNLdHgu6eJ
Noah si sporse in avanti, aggrottando le sopracciglia. – Prova il cruscotto. Magari è la batteria scarica.-
Eric sentì un brivido familiare, quel freddo che non veniva dal clima. La nebbia premeva contro i finestrini, come se volesse entrare. “È qui,” pensò, ma non lo disse. Non ancora.
Chris sospirò, slacciando la cintura. – Vado a controllare il motore. Magari è un cazzo di fusibile.-
– Da solo? – chiese Noah, la voce tesa.
Chris scrollò le spalle, forzando un sorriso. – Non sono una femminuccia. Cinque minuti. Voi restate qui.
Aprì la portiera, il freddo che irruppe nell’abitacolo come un’onda gelida. La nebbia lo avvolse immediatamente, i suoi passi che scricchiolavano sulla neve ai lati della strada. Si diresse verso il cofano, le mani che tremavano mentre lo apriva. La luce del telefono illuminò il motore, un groviglio di tubi e cavi neri nella penombra.5Please respect copyright.PENANANeWXMqf5ov
Dentro la macchina, Eric fissava il parabrezza, il cuore che accelerava. Chris era lì, a pochi metri, la schiena curva sul cofano. Parlava tra sé, imprecando sottovoce. Poi, all’improvviso, successe.5Please respect copyright.PENANAoHhenUMnLj
Chris si irrigidì, come se qualcosa lo avesse afferrato. Il suo telefono cadde, la luce che rotolava nella neve. Urlò, un suono breve, strozzato, e il suo corpo si contorse, come tirato da una forza invisibile. Attraverso il parabrezza, gli altri lo videro: le sue braccia che si agitavano, le gambe che scalciavano, e poi... svanì. Non cadde, non corse via. Semplicemente, non c’era più. La nebbia lo inghiottì, il cofano ancora aperto, il telefono che faceva luce da solo.
– Chris! – urlò Luke, spalancando la portiera. – Che cazzo è successo?-
Tutti scesero, barcollando nella neve, il freddo che mordeva come denti. La foresta era un muro di nebbia e alberi, il silenzio rotto solo dal loro respiro affannoso. Eric si voltò verso il cofano: vuoto. Nessuna traccia di Chris. Solo la luce del telefono.
– Dove è finito? – chiese Noah, la voce che tremava per la prima volta. Si avvicinò al cofano, le mani che frugavano nell’oscurità. – Chris! Rispondi!-
Luke corse avanti, la torcia del telefono che tagliava la nebbia. – Chris! Non è divertente, cazzo!-
Eric sentì quel profumo, prima ancora di vederla. Legno bagnato. Il cuore gli salì in gola. “Marty,” pensò, ma non era pronto per ciò che venne dopo.
Un rumore, come un vento improvviso, ma non era vento. Luke urlò. Si alzò in aria, il corpo sollevato da una forza invisibile, le braccia e le gambe che scalciavano inutilmente. Sbatté brutalmente a terra, la testa che colpiva l’asfalto con un crack umido, il sangue che schizzava sulla neve. Ma non finì lì. La forza lo tirò su di nuovo, più forte, sbattendolo contro i tronchi degli alberi come una bambola di pezza. Il primo albero: un ramo che gli squarciò la spalla, un suono di tessuto strappato e carne lacerata. Il secondo: la schiena che si arcuava, un urlo che echeggiava nella nebbia. Sempre più in alto, il corpo che roteava, sbattuto da un tronco all’altro, ossa che si spezzavano come rami secchi.
Noah e Eric indietreggiarono, inorriditi, gli occhi spalancati. – Luke! – gridò Noah, ma la sua voce si perse nel buio. Luke volava ora, a dieci metri di altezza, il corpo un’ombra contorta contro gli alberi. Poi, all’improvviso, precipitò. Cadde sull’asfalto come un sacco di carne, l’impatto che echeggiò come un tuono. Il suo corpo era un ammasso irriconoscibile: ossa rotte che sporgevano dalla pelle lacerata, sangue che si allargava in una pozza rossa sulla neve, il viso una maschera di carne e ossa rotte, gli occhi aperti e vuoti.
Eric vomitò, il conato che gli scuoteva il corpo. Noah era paralizzato, le mani premute sulla bocca. Davanti a loro, Marty fece la sua comparsa dal nulla. Emerse dal bianco, il cappotto blu e i lunghi capelli neri che ondeggiavano. I suoi occhi scuri brillavano, non di tristezza ora, ma di qualcosa di più profondo, di rabbioso.
– Sapete – disse, la voce un sussurro che tagliava la nebbia come una lama. – Non dovevate sapere.-
Eric barcollò indietro, il terrore che lo inchiodava. Noah afferrò il suo braccio, ma i suoi occhi erano fissi su Marty, il viso terreo. La foresta sembrava stringersi intorno a loro, gli alberi che sussurravano nel vento. Marty era lì, reale e irreale.
– Marty... – mormorò Eric, la voce rotta. – Ti prego. Non...-
Lei inclinò la testa, i capelli che le scivolavano sul viso. – Il mio segreto, Eric. È tutto ciò che ho. E loro l’hanno visto. -5Please respect copyright.PENANAQAbcxxFoag
Noah fece un passo avanti, le mani alzate. – Lasciaci andare. Non diremo niente. Giuro.-
Ma Marty rise, un suono breve, gelido, che echeggiò tra gli alberi. La nebbia si infittì di nuovo, avvolgendola, ma i suoi occhi rimasero fissi su Eric. “Per sempre,” sembrava dire quel sguardo. E in quel momento, Eric capì: la partenza non era la fine. Era solo l’inizio.5Please respect copyright.PENANAaXPTmSlew8


