Il cielo sopra Ogden era un grigio uniforme quando rientrammo a casa, le prime luci dell’alba che filtravano attraverso la neve che non aveva smesso di cadere per tutta la notte. Le vie erano deserte, un silenzio opprimente che sembrava premere contro i finestrini della macchina. Noah guidava con le mani strette sul volante, gli occhi fissi sulla strada coperta di bianco, mentre io guardavo fuori, il telefono stretto in mano come se potesse scottare. La foto che avevo trovato al Frozen Moose – quella vecchia immagine sbiadita appesa dietro il bancone, mi bruciava nella memoria. Non avevamo trovato il barista, ovviamente; il locale era chiuso, l’insegna al neon spenta, ma Noah aveva ricordato dove fosse la foto, e con un po’ di fortuna eravamo entrati5Please respect copyright.PENANAzj8HOaMoCs
L’avevamo trovata, illuminata dalla torcia del telefono: un gruppo di persone sorridenti, anni ’90, e a destra c'era lei. Martha.
– Non dire niente fino a domani – aveva mormorato Noah mentre uscivamo, il vento che ci sbatteva la neve in faccia. – Luke e Chris devono vederla con i loro occhi.-
Avevo annuito, ma dentro di me qualcosa si era incrinato, come il vetro del quadro quella sera a cena. Marty non poteva essere quella ragazza. Non poteva essere un fantasma, un’eco di un passato dimenticato. Eppure, la foto non mentiva. E il barista, che l’aveva indicata a Noah solo ora era morto in modo impossibile, fuso nel muro.
Parcheggiammo nel vialetto, la casa in affitto che sembrava più piccola, più opprimente sotto la neve accumulata. Entrammo in silenzio, scrollandoci i fiocchi dai cappotti, e salimmo le scale senza svegliare nessuno. Mi buttai sul letto, ma il sonno non arrivò. Rimasi lì, a fissare il soffitto, ripensando a ogni momento con Marty.5Please respect copyright.PENANA3OLYpsJTfI
Era reale, l’avevo toccata, sentita. Ma la foto... la foto cambiava tutto.
Alle otto del mattino, il profumo di caffè si diffuse dalla cucina. Scesi le scale, i muscoli irrigiditi dal freddo e dalla tensione. Luke era ai fornelli, girando uova strapazzate con una spatola, canticchiando una canzone stonata. Chris era seduto al tavolo, i capelli arruffati, lo sguardo appannato dal sonno, mentre scrollava il telefono. Noah era già lì, una tazza in mano, gli occhi cerchiati di scuro come i miei.
– Buongiorno, dormiglioni – disse Luke, voltandosi con un sorriso. – Avete facce da funerale. Cos’è, la neve vi ha congelato il cervello?-
Chris alzò lo sguardo, notando le nostre espressioni. – Siete tornati tardi stanotte? – chiese, posando il telefono. – Vi ho sentiti rientrare all’alba. Che avete combinato?-
Noah mi lanciò un’occhiata, un cenno impercettibile. Mostrai loro la foto. Martha. Marty. I capelli neri che le ricadevano sulle spalle, gli occhi scuri che sembravano fissare direttamente l'obiettivo, o me, attraverso gli anni.
– Guardate questa – dissi, la voce rauca, porgendola a Luke. Lui la prese, aggrottando le sopracciglia, e Chris si sporse per vedere.
Per un momento, il silenzio fu totale, rotto solo dal sibilo della moka sul fuoco. Luke studiò la foto, il viso che si irrigidiva. – Cazzo... – mormorò, passandola a Chris. – È... è Marty.-
Chris la guardò, gli occhi che si spalancavano. – Impossibile. Sembra proprio lei. Ma... quando è stata scattata questa? Sembra vecchia, tipo anni ’90..-
– Esatto – intervenne Noah, la voce calma ma tagliente. – L’ha mostrata il barista, quella sera al Frozen Moose. Me l’ha mostrata lui. Ha detto che si chiamava Martha, una cliente abituale all’epoca.. E ora... il barista è morto.-
Luke posò la spatola, le uova dimenticate sul fuoco. – Martha? Come Marty? – disse, scuotendo la testa. – Ma non ha senso. Marty è giovane, avrà... quanti anni? Venticinque? Non può essere in una foto di trent’anni fa.-
– Eppure è lei – dissi – Guardate gli occhi. Sono identici..-
Non finii la frase. Chris si alzò di scatto, camminando avanti e indietro nella cucina. – Ok, ok, calmiamoci. Potrebbe essere una somiglianza. Una nonna, una zia, qualcosa del genere. Non saltiamo a conclusioni da film horror.-
– E la crepa nel quadro? – ribatté Noah, incrociando le braccia. – Quella sera a cena, quando Marty ha raccontato la storia di Jake, il killer che butta la ragazza sotto il ghiaccio. Chris ride, e bum, il vetro si crepa. Nessuno l’ha toccato. E Marty? Sorride come se niente fosse.-
Luke si passò una mano tra i capelli, spegnendo il fuoco sotto le uova che stavano bruciando. – E il video del barista... fuso nel cemento. Non è una morte normale. È... innaturale. Come se il muro l’avesse preso.-
Il silenzio cadde di nuovo, pesante come la neve fuori. Mi alzai, avvicinandomi alla finestra. Ripensai a Marty sulla riva, il cappotto blu, i suoi occhi che fissavano il ghiaccio come se conoscesse i suoi segreti. “Il ghiaccio sembra solido, ma sotto c’è l’acqua che potrebbe rompersi da un momento all’altro.” Le sue parole mi echeggiavano in testa, ora con un significato diverso.
– E non è tutto – continuai, voltandomi verso di loro. – Ogni volta che Marty appare, svanisce.
Chris si fermò, il viso pallido. – Stai dicendo che è... un fantasma? – disse, la voce che si incrinava. – Come la ragazza della storia che ha raccontato? Quella strangolata e buttata sotto il ghiaccio?-
Noah annuì lentamente. – La storia di Jake. Il ragazzo che uccide la fidanzata, la colpisce con una chiave inglese e la affoga nel lago ghiacciato. E Marty dice: “Alcuni sostengono che lei sia ancora in circolazione, né viva né morta.” E se fosse lei? Martha, Marty, la vittima.-
Luke si sedette, le mani che tremavano leggermente mentre versava il caffè. – È troppo. Troppo strano. Il barista morto dopo aver parlato di lei. La foto. La crepa. Il modo in cui Eric... cambia quando è con lei. Hai notato, Eric? Sembri diverso, più... distante.-
Annuii, il nodo in gola che si stringeva. Avevo sentito quella distanza, quella strana sensazione che mi spostava da me stesso. Ma Marty era reale, calda, viva nei miei ricordi. Eppure, la foto non mentiva. – Non lo so – dissi, la voce bassa. – Ma qui stanno accadendo troppe cose strane.-
Chris si avvicinò al tavolo, afferrando il telefono. – Ok, ammettiamo che sia vero. Che Marty sia... qualunque cosa sia. Non possiamo restare. Questa vacanza è diventata un incubo. Neve, birre, sci? Cazzo, è un film dell’orrore.-
Noah annuì, gli occhi fissi su di me. – Dobbiamo andarcene. Anticipiamo la partenza. Stasera stessa. Prepara le valigie, carica la macchina e via. Torniamo in Wyoming prima che succeda qualcos’altro.-
Luke bevve un sorso di caffè, annuendo. – Sono d’accordo. Non voglio aspettare di finire fuso in un muro o... peggio.-
Li guardai, uno per uno. Luke, il chiacchierone che ora sembrava spaventato. Chris, il burlone con gli occhi sbarrati. Noah, il silenzioso che aveva visto tutto per primo. E io? Una parte di me voleva restare, aspettare Marty, capire. Ma l’altra parte sapeva che avevano ragione. Troppi misteri, troppi segni. La foto era la prova. Marty non era chi sembrava. O forse non era nemmeno “chi”, ma “cosa”.
–Va bene – dissi finalmente, la voce ferma nonostante il tumulto dentro. – Partiamo stasera. Prepariamo tutto.
Il sollievo si diffuse nella stanza, come un respiro trattenuto troppo a lungo. Luke si alzò, battendo le mani. – Ok, piano: valigie, pulizie rapide, benzina alla macchina. Partiamo stasera. -
Chris annuì, riprendendo colore. – E non una parola a Marty, se si fa vedere. Se è... quello che pensiamo, meglio non rischiare.-
Noah mi guardò, un’ombra di preoccupazione negli occhi. – Sei sicuro, Eric? Sembri... attaccato a lei.-
Annuii, ma dentro sentivo un vuoto. – Sì. È meglio così.-
Passammo la mattinata a preparare. Valigie buttate sul letto, vestiti infilati alla rinfusa. Ogni tanto guardavo fuori, aspettandomi di vedere Marty sotto la neve, il cappotto blu, i capelli neri. Ma non arrivò.5Please respect copyright.PENANAmIXbE0dXuz


