Mi svegliai con il calore della notte ancora sulla pelle, il ricordo di Marty, i suoi capelli neri sparsi sul cuscino, il suo corpo caldo contro il mio che mi avvolgeva come la coperta sotto cui ci eravamo addormentati. Ma il letto era vuoto. La sua parte era fredda, le lenzuola appena sgualcite, come se fosse svanita senza lasciare traccia. Solo il suo profumo, legno bagnato e dolcezza fruttata, aleggiava ancora nella stanza, un’eco che mi fece sorridere. Guardai la finestra: la neve cadeva lenta, coprendo Ogden con un velo bianco, e il Pineview Reservoir, laggiù, era una lastra di ghiaccio che rifletteva il cielo grigio.
Scesi in cucina, il buon umore che mi scaldava nonostante il freddo. Luke era ai fornelli, armeggiando con delle uova strapazzate, mentre Chris, stravaccato sul divano, scorreva il telefono. Noah era al tavolo, il tablet spento davanti a lui, lo sguardo fisso sulla finestra, più silenzioso del solito.
– Qualcuno è di buon umore – disse Chris, alzando un sopracciglio senza distogliere gli occhi dallo schermo. – Che ti è successo, Eric? Sembri uno che ha vinto alla lotteria.
Luke ridacchiò, girando le uova. – Lasciami indovinare. Marty è passata ieri sera, vero?
Sorrisi, versandomi un caffè. – Forse – dissi, cercando di sembrare disinvolto, ma il mio tono tradiva tutto. La notte con lei – i suoi capelli che ricadevano sul mio petto, il suo respiro che si mescolava al mio – era stata perfetta, e non riuscivo a nasconderlo.
– Lo sapevo! – esclamò Chris, battendo una mano sul divano. – Altro che lettura. Ti sei dato da fare, eh?
– Non proprio – mentii, ma il sorriso mi tradì. – È passata, abbiamo chiacchierato. Niente di che.
Luke si voltò, una spatola in mano. – Chiacchierato, certo. E io sono un astronauta. Dai, racconta.
Noah non disse nulla, ma i suoi occhi scuri mi scrutarono per un istante, come se cercasse di leggere oltre le mie parole. Poi tornò a guardare fuori, le dita che tamburellavano piano sul tavolo. Era più silenzioso del solito, quasi distante, ma nessuno ci fece caso.
– Comunque, oggi si va a ciaspolare – annunciò Luke, posando un piatto di uova sul tavolo. – Wheeler Creek Loop, vicino al Pineview. Sentieri nella neve, panorama da urlo. Ci stai, Eric?
Annuii, ancora perso nei pensieri di Marty. – Ci sto. Mi serve un po’ d’aria.
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Il Wheeler Creek Loop era un sentiero di neve fresca, incorniciato da pini carichi di bianco e colline che si perdevano nel cielo. Ci infilammo le ciaspole, prese a noleggio da un negozio a Ogden, e ci incamminammo, il freddo che ci pizzicava il viso. La neve scricchiolava sotto di noi, e il silenzio del sentiero era rotto solo dalle chiacchiere di Luke e Chris.
– Ieri sera al Frozen Moose è stato un disastro – disse Chris, mentre avanzava con le ciaspole. – Luke ha provato a rimorchiare una cameriera, ma lei gli ha tirato un tovagliolo in faccia.
Luke rise, un suono che echeggiò tra gli alberi. – Non è vero! Le ho solo chiesto se il loro hamburger era buono. È lei che ha preso male.
– Certo, certo – ribatté Chris, con un sorriso malizioso. – Però, parlando di ragazze misteriose, Eric, come sta andando con Marty? Sembra che ti abbia preso.
Sorrisi, pensando ai suoi capelli neri che mi sfioravano il viso, al suo corpo caldo sotto le coperte. – È… speciale – dissi, e subito mi pentii di averlo detto, perché Chris scoppiò a ridere.
– Speciale! Ascoltalo! – disse, dando una gomitata a Luke. – Questo è cotto.
Noah, che camminava qualche passo avanti, non si voltò. Le sue ciaspole affondavano nella neve con un ritmo regolare, ma non partecipava alla conversazione. Era più silenzioso del solito, lo sguardo fisso sul sentiero, come se stesse rimuginando qualcosa. Luke lo notò e gli diede una pacca sulla spalla.
– Ehi, Noah, tutto bene? Sembri un monaco in ritiro.
– Sto bene – rispose Noah, la voce piatta. – Solo stanco.
Chris alzò gli occhi al cielo. – Stanco di noi, vorrai dire. Dai, racconta qualcosa, non fare il musone.
Noah scrollò le spalle, senza aggiungere altro. Continuammo a camminare, il sentiero che si snodava tra pini e rocce innevate, il Pineview Reservoir che appariva ogni tanto tra gli alberi, una lastra di ghiaccio che brillava sotto il sole pallido.
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Nel tardo pomeriggio, mentre tornavamo verso la macchina, il sole stava calando dietro le Wasatch Mountains, tingendo la neve di un arancione spento, come un fuoco che si spegne. Eravamo stanchi, le ciaspole pesanti ai piedi, ma l’aria fredda ci teneva svegli. Chris, che camminava dietro, si fermò di colpo, il telefono in mano, il viso improvvisamente rigido.
– Che c’è? – chiese Luke, voltandosi. – Hai visto un lupo?
Chris non rispose. I suoi occhi erano fissi sullo schermo, la bocca socchiusa, come se avesse dimenticato come parlare. Mi avvicinai, seguito da Noah, che finalmente alzò lo sguardo dal sentiero.
– Chris, che succede? – chiesi, il tono più serio.
Senza dire una parola, girò il telefono verso di noi. Era un video, uno di quei post virali che girano su X, con migliaia di visualizzazioni. La scena era girata dentro il Frozen Moose, ma non era il bar che conoscevamo, con le sue luci al neon e l’odore di birra. La telecamera tremava, come se chi filmava fosse terrorizzato. Al centro del video, incastrato in una parete del muro dietro il bancone c’era il barista. Lo riconoscevo: era quello che mi aveva servito la birra la prima sera, quando avevo incontrato Marty. Ma ora era… sbagliato.
Il suo corpo sembrava fuso nel muro, come se lo avesse inghiottito a metà, le braccia e il torso intrappolati in una morsa impossibile, la superficie liscia che lo avvolgeva senza crepe. La sua testa sporgeva, il viso bloccato e la bocca spalancata in un grido muto, gli occhi sbarrati che fissavano il nulla. La pelle era cerea, di un grigio innaturale, come se la parete avesse succhiato ogni traccia di vita. Le sue mani, quelle che riuscivano a emergere dal muro, erano contorte, le dita piegate in angoli impossibili, come se avessero cercato di artigliare la libertà prima di arrendersi. Non c’era sangue, ma l’immagine era brutale, oscena, un corpo umano incastrato in qualcosa che non aveva senso, come un insetto intrappolato nell’ambra.
– Che cazzo… – sussurrò Luke, il suo sorriso svanito.
Noah fissava lo schermo, il volto inespressivo, ma le sue mani tremavano leggermente. – È reale? – chiese, la voce bassa.
– È su tutti i social – disse Chris, la voce incrinata. – Dicono che l’hanno trovato stamattina. Nessuno capisce come… come sia possibile.
Ci guardammo, il silenzio rotto solo dal vento che fischiava tra i pini. Il sole era quasi sparito dietro le montagne, lasciando il sentiero in un’ombra fredda. Ma il video, quel viso congelato nel muro mi strinse lo stomaco, e non riuscii a pensare ad altro.5Please respect copyright.PENANAL5FjQKERJY


