Leah
Non mi ha scritto niente sto bastardo, anche se non lo è molto. Mio padre è a casa, l’auto è fuori, e la neve sotto di essa è sciolta, segno che è arrivato poco fa e il motore è ancora caldo. Infatti, quando entro mi si avvicina abbracciandomi. Io sono rigida come un palo, ma non riesco ad essere più affettiva con i miei genitori. <<Ciao Leah>> solitamente lo vedo poco durante il giorno; quindi, provo a ricambiare l‘abbraccio con un risultato molto debole rispetto a quello che immaginavo, ma comunque ricambio il saluto. <<Hai già pranzato?>>chiede lui, <<Si, a scuola mi sono fermata a prendere un panino>>mento, non ho proprio voglia di mangiare e al piano di sopra ho un libro che attende di essere preso. Gli rifilo una scusa perché non ho voglia di parlare in questo momento; quindi, tolgo il cappotto e salgo in camera a prendere l’amore della mia vita, inteso come libro. Scendo le scale, mi rinfilo il cappotto, gli stivaletti ed esco.
Prendo una scorciatoia che mi porta al mio luogo preferito in assoluto, io l’ho chiamato Whisper Lake perché è come se la natura attorno ad esso mi sussurra parole dolci di conforto e mi fa sentire bene. Oggi è meno freddo rispetto agli altri giorni e c’è il sole; quindi, è anche rilassante stare all’aria aperta quando si può. Raggiungo il posto, nascosto da un albero caduto e mi siedo sul mio solito tronco affacciato su tutto il panorama. Abitiamo su una collinetta, quindi questo posto mi permette di vedere tutto. Adoro il tramonto, e se le giornate sono belle vengo qui per vederlo. Il telefono vibra. Giusto quando stavo per aprire il libro.
Jake. Cosa vuole ora?
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