Jake
Non riesco a capire cosa le è successo; ho sbagliato io? Per una volta che provo a non creare casini. Ed è anche la prima volta che mi interessa davvero qualcuna. Sono sempre stato duro, con una maschera addosso, questa volta l’ho cambiata, anche se non la conosco, ma penso che non sia solo che non mi voglia, c’è qualcosa di più sotto..
Oggi in autobus mi sono seduto un paio di file dietro di lei in modo che non mi vedesse e stesse nuovamente male. Ma chi sono io per preoccuparmi?
Donne, chi le capisce. Non mi ha ancora risposto al messaggio, ma non credo che lo farà. Sceso dall’autobus vedo Raelyn che si avvia verso la scuola, la raggiungo senza troppe difficoltà e le poso una mano sulla spalla. Lei al mio contatto si irrigidisce e si gira a guardarmi.
<<Ciao>> le dico sperando che non faccia troppe domande. Quando noto che arrossisce vorrei spaccarle la faccia, in modo molto delicato, ma non oso sapere i suoi pensieri in questo momento e rimango impassibile.
<<Ciao>> risponde lei quasi subito. <<Riesci a dirmi dove abita all’incirca la tua amica Leah?>> non so perché le abbia chiesto questo, ma non ci avevo pensato molto. <<Vicino alla fermata 182 prendi una stradina sulla sinistra e vai dritto.>> non mi aspettavo sinceramente che me lo dicesse, ma meglio così. <<Grazie>> le rispondo e continuiamo per la nostra strada.
Durante la lezione di matematica la penso. Penso ai motivi per cui è scappata. Le sue azioni sembravano volermi dire di starle lontano o di non toccarla. Mi dispiace per lei. Per i suoi pensieri, anche se non so esattamente quali siano.
Suona la campanella, e sollevato mi alzo mettendomi in spalle lo zaino. Una volta uscito da scuola salgo in autobus e scendo alla fermata 182 come mi è stato detto. Quando trovo la stradina mi avvio in direzione di quella che dovrebbe essere casa sua e la aspetto. La vedo arrivare in modo leggermente frettoloso, con un berretto che copre la sua graziosa testolina bionda. La trovo bellissima.
Quando alza lo sguardo e incrocia il mio già fisso su di lei sbarra gli occhi, o meglio, mi è sembrato, ma l’azione è durata talmente poco tempo che potrei essermelo immaginato. La sua espressione è impassibile, ma non ha intenzione di distogliere lo sguardo dal mio fino a che non gira in un sentiero leggermente più piccolo che non avevo notato. La sua reazione è stata un po’inaspettata se devo essere sincero, ma i affretto a raggiungerla, seguendo le impronte lasciate sulla neve fresca di quel giorno. Poso una mano sulla sua spalla come ho fatto con l’amica; lei si gira, sempre impassibile.
<<Non toccarmi>> sibila con uno sguardo fulminante. Io la osservo girarsi e andarsene, ma non la do per vinta. <<Rispondi al messaggio>> in realtà non le ho scritto niente, ma volevo avere l’ultima parola. Sorrido quando vedo che dopo pochi metri estrae il telefono dalla tasca e lo accende. Mi bastava questo. Ovviamente ho perso l’autobus, ma non è un problema, mi godo il cinguettio degli uccellini e il rumore del vento tra gli alberi. Questo è un posto meraviglioso.
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