Tra neve e sguardi
Leah
La mattina successiva, quando mi sveglio non riesco a non pensare a quel ragazzo, i suoi occhi mi hanno incantata. Ma non posso continuare così quindi mi alzo dal letto e mi preparo per il secondo giorno di scuola. Quando esco fuori è ancora buio, ma sono ormai abituata quindi non ci faccio molto caso e mi avvio verso la fermata dell’autobus. Sfortunatamente dentro la temperatura è uguale a quella esterna, ma non posso farci niente quindi mi siedo al mio solito posto e prendo il libro di storia per ripassare. L’autobus comincia a riempirsi e si sente il vociare delle persone che mi distrae un po’, ma cerco di non farci caso, quando avverto uno sguardo su di me alzo il mio dal libro cercando chi mi osserva. Incontro lo sguardo di un ragazzo mi accorgo che il suo era indirizzato proprio a me, ma mi rendo conto troppo tardi che i suoi occhi sono identici a quelli che ho incrociato il giorno precedente. Ora cosa faccio? Ma mi precede. <<Posso sedermi?>> dice indicando il posto vuoto. Noto ora che è uno dei pochi posti liberi, e annuisco con il capo, perché non mi escono le parole di bocca. Passa un po’ di tempo, mentre mi sento arrossire dalla punta dei piedi fino a quella dei capelli.
<<Jake>> dice <<Cosa?>> chiedo, come una stupida, perché sono ancora incantata dalla sua bellezza. <<Mi chiamo Jake, tu?>> perché me lo sta chiedendo? Volevo rimanere l’associale che si siede da sola perché non conosce nessuno, ma mi fa piacere la sua presenza, almeno fino ad ora. <<Leah>> rispondo. Lui mi guarda come se fossi la cosa più strana che abbia mai visto, ma con curiosità come la volta precedente, facendomi sentire maggiormente in soggezione. <<Lo so, ho un brutto nome>> dico io senza pensarci molto, e desiderando che la conversazione si chiuda presto. <<Non ho detto questo>> risponde lui, anche se non ha effettivamente detto niente. <<Lo so>> rispondo io, da testarda che sono per ottenere l’ultima parola. Mi salva da questa situazione l’autobus che improvvisamente si ferma, e io mi precipito verso la scuola.
Jake.. mi ricorda qualcosa. Può essere che sia lo stesso ragazzo di cui mi ha parlato Raelyn?
Dopo scuola, la sera mi avvio verso la piscina, così posso finalmente rilassarmi e prendermi un po’di tempo per pensare. Sono stanca, ma non voglio togliermi la possibilità di nuotare. Mi è sempre piaciuto, con i miei tempi, ma è bellissimo. Adoro la sensazione di scivolare nell’acqua e sentirmi leggera. Entro in spogliatoio per lasciare le mie cose; quando mi tolgo i vestiti rimanendo in costume sento il freddo pungermi la pelle e l’aria scontrarsi contro il mio corpo caldo. Mi affretto per entrare in piscina. A quest’ora non c’è quasi nessuno, infatti, preferisco andarci di sera. Sento i miei piedi scalzi sul pavimento umido e sorrido per la situazione familiare. Immergo le gambe in acqua, e quando entro totalmente mi sento bene. Davvero bene.
Dopo qualche vasca, mi fermo e mi guardo intorno, godendomi l’acqua e l’aria fresca che sento in viso, nonostante la piscina sia al chiuso. Quando ho finito, o meglio, il tempo che mi è concesso di stare è finito, esco dalla vasca e mi infilo l’accappatoio. Fa più freddo rispetto a prima, ma non è una cosa che non si possa sopportare. Ora il pavimento è leggermente più bagnato, quindi rischio di scivolare, cosa molto probabile, vedendo la mia dote nel farmi male.
Non l’avessi mai detto… Perdo l’equilibrio e sento i miei piedi sollevarsi da terra per qualche secondo. Mi preparo mentalmente all’impatto, però non accade niente. Avverto una pressione sui miei fianchi e noto due mani che mi sorreggono. Quando mi giro per vedere il mio salvatore, vedo solo un petto scolpito che mi fa venir voglia di tracciare ogni singola linea degli addominali da quanto è bello. Alzo lo sguardo.
Occhi color miele. Penso sia un’allucinazione che mi perseguita, ma evidentemente non lo è perché dice <<Leah giusto?>> si ricorda il mio nome. <<Si, scusa>> mi sento arrossire, ma fortunatamente la luce è scarsa. <<Per cosa?>> chiede lui.
<<Peso. E sono bagnata.>> Mi affretto a correggere. La frase potrebbe essere fraintesa, ma spero non ci faccia caso… <<Pensi davvero questo? Non sei tanto bagnata, almeno credo>> Mi guarda con uno sguardo malizioso e io non rispondo, ma ricambio comunque dandogli una spintarella e guadagnandomi uno sguardo da duro.
Mi avvio verso gli spogliatoi, ma avverto la stessa sensazione di quando stavo per cadere. Due mani calde uguali alle precedenti mi afferrano in vita e mi sollevano con facilità. I nostri occhi si incontrano. Mi sfila l’accappatoio, ma prima che io possa chiedere le sue intenzioni mi butta in acqua e io urlo, delicatamente, ma urlo. Si tuffa con me, aggraziato come una balena che fa la modella. Queste similitudini mi piacciono molto. Quando è davanti di me mi afferra le cosce, attraendomi verso di lui, ma tenendomi a galla. Inizialmente non dico niente, ma quando il suo sguardo si posa sul mio il mio cervello va in allerta. Mi ritraggo da lui, ed esco velocemente dall’acqua correndo verso gli spogliatoi, mi vesto in fretta, ed esco. Torno a casa correndo, visto che sono abile almeno in una cosa. Fuori è freddo, il mio stomaco si è chiuso e il mio cervello ha impresso la sensazione delle sue mani morbide sulla mia pelle.
Raggiungo il bagno a casa mia e scoppio in lacrime, chiudendomi la porta alle spalle.
Cosa sta succedendo? Perché non ci conosciamo e mi prende per le cosce? Chi è veramente? Faccio schifo, non voglio che mi tocchi. Non riuscirò mai ad essere perfetta per qualcuno anche se ci provo. Non sono sicura di volerlo, e non voglio rischiare. Ora sono davvero sicura di non essere nessuno. Sono troppo fragile. Mi basta uno sguardo e crollo.
Non sono nessuno.
Lui anche se non lo conosco non mi merita.
Il mio telefono vibra. Ho ancora le lacrime agli occhi, ma non riesco a sfogarmi e far uscire tutto. Mi sento impotente su me stessa. Il messaggio è da uno sconosciuto. Sblocco il telefono sempre incuriosita e lo leggo.
Stai bene?
Credo che solo una persona potrebbe chiedermi una cosa del genere a quest’ora. Non rispondo e le lacrime continuano a scendere dai miei occhi, come se dovessero svuotarsi del tutto, ma non basterebbe mai.
Sento un peso nel petto, questa volta è più pesante delle precedenti, ma pian piano sto cercando di abituarmi anche se non dovrei.
Esco dal bagno con un sorriso. Per fortuna queste cose accadono in un breve arco di tempo e so come gestirle; quindi, mi vesto e mi infilo sotto le coperte pelose, accoccolandomi e cercando di scogliere quel ghiaccio che divide la parte sana del mio corpo da quella troppo fragile e sensibile, in modo da essere più “normale” anche se nessuno lo è in fondo, e i miei tentativi sono inutili. Cerco di addormentarmi, ma ho troppi pensieri nella testa, tra cui il messaggio non risposto.
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