Mi svegliai che fuori pioveva ancora. Non era una pioggia estiva, calda e generosa. Era fredda, insistente, quasi invernale. Scendeva da giorni, a volte sottile come nebbia, a volte a scrosci violenti che facevano tremare le tegole dell’Hotel Alpis. Ero in piedi davanti alla finestra della stanza 12, con la tazza di caffè ormai tiepido in mano, e guardavo le Pale di San Martino ancora bianche di neve.
Era il 12 giugno 2029. Giugno. E le montagne erano coperte.41Please respect copyright.PENANAr9FtBeYZzn
Avevo trovato un lavoro con un po' di fortuna leggendo alcuni annunci online. Ma la stagione invernale era agli sgoccioli, anche se l'inverno persisteva.
Posai la tazza sul davanzale. Il caffè aveva lasciato un alone marrone sul bordo. Non lo bevvi. Non avevo più fame di niente da settimane.
Yelena non scriveva da cinquantatré giorni.
L’ultimo messaggio era arrivato il 29 aprile:41Please respect copyright.PENANAi9nMntympb
«Mamma sta peggio. Non posso lasciare adesso. Il bambino scalcia forte. Sto bene. Ti penso.»
Poi più nulla. Nessuna foto. Nessuna chiamata. Solo silenzio.41Please respect copyright.PENANAfJjGU2ODXW
Avevo provato a chiamarla. Il numero squillava a vuoto. Whatsapp mostrava l’ultimo accesso il 2 maggio. Dopo, niente. Avevo scritto, supplicato, mi ero arrabbiato, avevo chiesto scusa. Niente. Il telefono restava muto.
Non sapevo niente di mio figlio. Non sapevo se fosse sano. Non sapevo se Yelena fosse ancora in Moldavia o se fosse tornata da qualche parente. Non sapevo niente. Nemmeno se fosse viva.
E quel niente mi stava mangiando vivo.
Mi passai una mano sulla faccia. La barba era ispida. Non mi radevo da una settimana. Gli occhi, quando mi guardavo allo specchio del bagno, erano due buchi scuri. Lavoravo dalle sei del mattino alle sette di sera: controllare funi, ingrassare pulegge, spalare neve dai tetti degli impianti, sostituire lampadine fulminate dal freddo. Il corpo era stanco, ma la mente non si spegneva mai.
La sera tornavo nella stanza, mi facevo una doccia calda che finiva sempre troppo presto, mangiavo qualcosa di pronto scaldato nel microonde del personale e mi sedevo sul letto con il telefono in mano. Aprivo la chat con Yelena. Leggevo tutti i messaggi vecchi, uno per uno, come un tossico che torna sulla stessa dose.
«Non funziona così la vita.»
Quelle ultime parole mi tornavano in testa ogni notte.
Non funziona così la vita.
Aveva ragione lei. Ora ero solo lo stesso, ma con un buco più grande dentro.41Please respect copyright.PENANAEGbOjIu9u4
Mi alzai. Andai alla finestra. La pioggia era diventata nevischio. I fiocchi si attaccavano al vetro e scivolavano giù in righe oblique. Le Pale erano quasi invisibili, inghiottite dalla nebbia.
Pensai al bambino, mi chiedevo se avrebbe avuto i capelli scuri di Yelena o gli occhi castani.
Mi chiedevo se lei mi odiasse.41Please respect copyright.PENANAh8DmFi2xYB
Il telefono vibrò sul letto.41Please respect copyright.PENANADlYUYtCGx8
Il cuore mi fece un balzo violento. Lo afferrai con troppa fretta.
Era solo un messaggio del capo turno: «Domani alle 5:30 al Rolle. Neve fresca sulla pista alta. Porta la pala grande.»41Please respect copyright.PENANAw7hFPBDh70
Fissai lo schermo per dieci secondi buoni, poi lo buttai sul materasso.
Mi sedetti sul bordo del letto. Mi presi la testa tra le mani.41Please respect copyright.PENANAWCHF7WRjBZ
Fuori, il nevischio picchiettava contro il vetro, costante, monotono.
Dentro, il silenzio era molto più pesante.41Please respect copyright.PENANAn875iE7DcN
Pensai che forse era questo il prezzo.41Please respect copyright.PENANAbnvpZRPBbR
Averla amata.41Please respect copyright.PENANAwNev2KM62M
Averla persa.41Please respect copyright.PENANA2SiewaolwD
Averla lasciata andare.41Please respect copyright.PENANATs4ZALqdzM
E ora vivere con quel vuoto, giorno dopo giorno, sotto una primavera che non voleva arrivare, in una valle dove anche l’estate sembrava aver dimenticato la strada di casa.
Mi alzai di nuovo. Aprii l’armadio. Tirai fuori una felpa grigia che Yelena aveva dimenticato. La annusai.
L’odore di lei era quasi scomparso, ma c’era ancora, debole, sotto quello di lana e detersivo.
La indossai sopra la maglietta.
Poi spensi la luce.41Please respect copyright.PENANAwZ53qfWjG3
Rimasi seduto sul letto al buio, con la pioggia-neve che batteva contro la finestra e il cuore che batteva lento, pesante, come se stesse imparando a vivere senza di lei.
Fuori, le Pale restavano bianche.
Dentro, io restavo fermo.41Please respect copyright.PENANAxVRUxFFi3B
Ma per la prima volta da mesi, non mi sentivo più in fuga.41Please respect copyright.PENANAoJFdDLrIow
Mi sentivo solo in attesa.41Please respect copyright.PENANAEu5DEjcPAt
E l’attesa, a volte, è l’unica cosa che resta quando tutto il resto se n’è andato.41Please respect copyright.PENANArLQk4OLwbx


