La sala riunioni dell’Icelandic Meteorological Office (IMO) a Reykjavík era un microcosmo di tensione e precisione scientifica. Schermi touchscreen proiettavano mappe geologiche e dati sismici in tempo reale, mentre il ronzio dei computer si mescolava al ticchettio delle tastiere e al profumo di caffè forte che permeava l’aria. Era il 14 ottobre 2028, il giorno dopo il terremoto che aveva scosso Vík í Mýrdal e gli altopiani islandesi, e nella stanza si respirava un senso di urgenza. Le pareti, coperte da carte topografiche, immagini satellitari e grafici di deformazione del terreno, sembravano vibrare con l’energia della terra stessa. Al centro della sala, un grande tavolo ovale ospitava una dozzina di scienziati: geofisici dell’IMO, ricercatori dell’Institute of Earth Sciences dell’Università d’Islanda e un vulcanologo svedese, invitato per il progetto EUROVOLC. Fuori, il cielo di Reykjavík era grigio, con nuvole basse che promettevano pioggia, ma dentro quella stanza il vero temporale era la discussione che stava per iniziare.118Please respect copyright.PENANA7jWaCWXqcT
La dottoressa Sigrún Hreinsdóttir, una geofisica con capelli corti e occhiali spessi, prese la parola per prima, in piedi davanti a uno schermo che mostrava una sezione trasversale della crosta terrestre islandese.118Please respect copyright.PENANAJT4p8I5jAg
- Riguardo il terremoto di ieri di magnitudo 6.2, - dichiarò, la voce ferma ma carica di gravità, - i dati sismici indicano che l’epicentro si trovava a una profondità di circa 15 chilometri, proprio sotto la camera magmatica di Hekla. - 118Please respect copyright.PENANAkNYd59Snmz
La parola “Hekla” fece calare un silenzio pesante. Conosciuto come la “Porta dell’Inferno” nei testi medievali, il vulcano era uno dei più attivi e temuti dell’Islanda, con 23 eruzioni documentate negli ultimi mille anni, l’ultima nel 2000.118Please respect copyright.PENANARi9UB189vw
Gunnar Einarsson, un sismologo robusto con una barba brizzolata che sembrava intessuta di cenere vulcanica, si sporse in avanti, scorrendo i dati sul suo tablet. - Abbiamo registrato una sequenza di micro-terremoti nelle ultime 12 ore, concentrati a nord-est di Hekla, tra i 10 e i 15 chilometri di profondità - disse, indicando un grafico che mostrava picchi di attività sismica. - Questi sono eventi ad alta frequenza, tipici della fratturazione fragile della roccia, non del movimento di magma. Ma la loro posizione coincide con la camera magmatica inferiore di Hekla, stimata a una profondità di 12-15 chilometri.Sigrún annuì, ingrandendo la mappa sullo schermo. La sezione trasversale mostrava la camera magmatica di Hekla in rosso, un serbatoio di magma collegato a un sistema di condotti che si estendevano verso la superficie. 118Please respect copyright.PENANAkmRsMYKy1t
- I dati GPS da Næfurholt, a 15 chilometri dal vulcano, mostrano un’inflazione costante dal 2000 - spiegò. - Abbiamo misurato un rigonfiamento del terreno di circa 2 centimetri all’anno, con un picco tra il 2007 e il 2009, quando l’inclinazione ha superato i livelli pre-eruzione del 2000. Questo suggerisce un accumulo di magma, probabilmente basaltico, con una viscosità relativamente bassa. Tuttavia, le misurazioni DOAS a Rauðaskál non hanno rilevato concentrazioni significative di SO2, il che indica che il magma non è ancora vicino alla superficie.118Please respect copyright.PENANAjbiSPA8b2P
Freyr Ólafsson, un giovane ricercatore con occhiali tondi e un entusiasmo che mascherava la tensione, alzò una mano. - Ma un terremoto di questa magnitudo potrebbe aver alterato la dinamica della camera magmatica, no? - chiese. - La scossa potrebbe aver fratturato la roccia sovrastante, creando nuovi percorsi per il magma o aumentando la pressione interna. I nostri sensori di deformazione a Hella hanno registrato un picco di stress post-sismico, con un aumento di 0.5 microstrain in 24 ore. Potrebbe essere l’inizio di una fase preparatoria.118Please respect copyright.PENANAPwiganylDH
La “fase preparatoria” era un termine che tutti conoscevano bene. In vulcanologia, indicava il periodo di attività sismica, deformazione del terreno ed emissioni di gas che precedeva un’eruzione. Per Hekla, però, queste fasi erano notoriamente brevi. Nel 2000, l’eruzione era iniziata 79 minuti dopo i primi segnali sismici; nel 1980, solo 23 minuti. La rete SIL, il sistema sismico nazionale islandese, era stata potenziata negli ultimi anni con 70 stazioni a banda larga, in grado di rilevare terremoti di magnitudo 0.9, rispetto ai 2.2 del 2000. Ma anche con questa tecnologia avanzata, prevedere un’eruzione di Hekla rimaneva una sfida.118Please respect copyright.PENANAB6H1JefsoZ
Hanna, una geologa con una coda di cavallo e un taccuino pieno di annotazioni, interruppe il flusso di pensieri. - C’è un’altra questione - disse, aprendo un rapporto sul suo laptop. - Una guida locale, un certo Ragnar, ha segnalato un nuovo campo geotermale vicino al lago Hágönglón, negli altopiani. Pozze di fango bollente, depositi di zolfo e acqua del lago che ribolliva in più punti, come se il fondale stesse rilasciando gas. Ha detto che l’estate scorsa, sullo stesso percorso, non c’era nulla di simile. - 118Please respect copyright.PENANAKvuzDPCnQk
Un silenzio strano riempì la stanza. Sigrún si accigliò, tamburellando le dita sul tavolo. - Hágönglón è a oltre 100 chilometri da Hekla - disse. - È improbabile che il terremoto abbia influenzato direttamente l’attività geotermica in una zona così lontana. La dorsale medio-atlantica, su cui si trova l’Islanda, è un sistema complesso, ma le faglie attive sotto Hekla non si estendono fino agli altopiani orientali. - Si voltò verso la mappa, ingrandendo la regione di Hágönglón, un lago alimentato da corsi d’acqua glaciali del Vatnajökull. - Tuttavia, un terremoto di magnitudo 6.2 può propagare stress attraverso la crosta, soprattutto in un’area geologicamente attiva come l’Islanda. Potrebbe aver attivato un sistema idrotermale dormiente, causando il rilascio di gas o acqua calda.118Please respect copyright.PENANAR8LT2a8dtF
Gunnar scosse la testa, ma non per dissentire. - Non è solo il terremoto di ieri.- disse. - Ricordate la sequenza sismica dello scorso anno? Tra agosto e ottobre 2027, abbiamo registrato sciami di terremoti da Hekla fino al Vatnajökull, con epicentri sparsi lungo la zona di rift orientale. Magnitudo basse, tra 2.5 e 4.0, ma frequenti, con oltre 500 eventi in tre mesi. Non hanno portato a un’eruzione, ma indicavano un aumento dello stress tettonico. Questo terremoto potrebbe essere un’estensione di quella dinamica, un segnale che la crosta sta rispondendo a una pressione regionale.118Please respect copyright.PENANATfzUSRGkzY
Erik Sturkell, il vulcanologo svedese, si alzò in piedi. Alto, con occhiali sottili e un’aria da professore, era noto per le sue analisi incisive. - Permettetemi di contestualizzare - disse, con un accento scandinavo morbido ma chiaro. - L’Islanda sta vivendo un periodo di attività vulcanica interessante. Guardiamo alla storia recente: l’eruzione di Eyjafjallajökull nel 2010 è stata la prima in almeno 200 anni, con una colonna di cenere che ha raggiunto i 9 chilometri e ha bloccato i voli in Europa per settimane. Nel 2011, Grímsvötn ha prodotto la sua eruzione più intensa da 140 anni, con una colonna di cenere alta 20 chilometri e un indice di esplosività vulcanica (VEI) di 4. Poi, nel 2014, l’eruzione di Bárðarbunga a Holuhraun ha generato il più grande campo lavico dell’Islanda dal 1783, con 85 chilometri quadrati di lava basaltica e un volume di 1.4 chilometri cubi. - Indicò la mappa sullo schermo, dove i sistemi vulcanici dell’Islanda erano segnati in rosso. - Questi eventi non sono casuali. La separazione delle placche nordamericana ed eurasiatica, a un ritmo di 2 centimetri all’anno, sta creando tensioni che si accumulano e si rilasciano in modi spettacolari.118Please respect copyright.PENANAKGkvzJNEKf
Fece una pausa, lasciando che i numeri parlassero da soli. - E poi c’è Bárðarbunga. Dopo l’eruzione di Holuhraun, la sua caldera è collassata di oltre 60 metri, un evento raro che ha indicato un’enorme espulsione di magma. Ma dal 2015, il fondo della caldera si sta sollevando di circa un metro all’anno, secondo le misurazioni GPS e InSAR. Questo suggerisce un nuovo accumulo di magma. Grímsvötn, invece, non erutta dal 2011, e considerando che il suo ciclo medio è di 5-10 anni, è in ritardo. Lo stesso vale per Katla, ferma dal 1918, e per Hekla, che non erutta dal 2000. Questi vulcani sono interconnessi, non solo geologicamente, ma anche attraverso lo stress tettonico che si propaga nella crosta.118Please respect copyright.PENANAoRDMSCE1LD
Hanna annuì, ma aggiunse un’osservazione. - Il campo geotermale a Hágönglón potrebbe non essere direttamente collegato a Hekla, ma non possiamo ignorarlo. L’acqua che ribolle nel lago suggerisce un rilascio di gas, forse CO2 o metano, coerente con un’attività idrotermale innescata dal terremoto. La temperatura dell’acqua potrebbe essere aumentata a causa di fluidi geotermici che risalgono attraverso microfratture. Dobbiamo inviare una squadra per raccogliere campioni di gas e misurare la conducibilità termica del fondale. Potrebbe essere un’anomalia locale, ma potrebbe anche indicare un’attivazione di un sistema vulcanico minore.118Please respect copyright.PENANAMhRfEj5ooj
Sigrún tornò al centro della discussione. - Torniamo a Hekla. I dati della rete SIL mostrano che i terremoti di ieri erano di tipo ad alta frequenza, con una frequenza dominante tra 1 e 5 Hz, tipici della fratturazione della roccia piuttosto che del movimento di magma. La distribuzione di Gutenberg-Richter indica un b-value di 1.2, coerente con un’attività tettonica piuttosto che vulcanica diretta. Ma la loro localizzazione sotto la camera magmatica è preoccupante. Se il terremoto ha indebolito la struttura della camera, potrebbe aver aperto nuovi condotti, riducendo la pressione necessaria per un’eruzione. - Indicò un grafico che confrontava i dati sismici di Hekla dal 2012 al 2016 con quelli recenti. - La nostra rete è ora in grado di rilevare eventi di magnitudo 0.9, contro i 2.2 del 2000. Questo ci dà un vantaggio, ma non possiamo prevedere con certezza il momento dell’eruzione.118Please respect copyright.PENANAAVdACpLseY
Freyr intervenne di nuovo. - E se il campo geotermale a Hágönglón fosse collegato a un sistema di faglie più ampio? La zona di rift orientale, che si estende dal Vatnajökull a Hekla, è attraversata da faglie trasformi e normali. Un terremoto di magnitudo 6.2 può propagare stress fino a 100 chilometri, attivando sistemi idrotermali lontani. -118Please respect copyright.PENANANmDrAxsOrW
Erik scosse la testa, dubbioso. - Possibile, ma improbabile. Hágönglón è troppo lontano da Hekla per un collegamento diretto. La propagazione dello stress attraverso la crosta è reale, ma tende a dissiparsi oltre i 50 chilometri. Tuttavia, concordo che dobbiamo investigare. Se il fondale del lago sta rilasciando gas, potrebbe essere un segnale di attività magmatica locale, magari legata a un sistema vulcanico minore non mappato. Gli altopiani sono pieni di condotti idrotermali che non conosciamo.118Please respect copyright.PENANAPYn5k1leZO
La discussione si protrasse per ore, con i ricercatori che analizzavano dati, confrontavano modelli e ipotizzavano scenari. La rete di monitoraggio di Hekla, con sismometri a banda larga, stazioni GPS, sensori di deformazione e strumenti DOAS per il monitoraggio dei gas, era una delle più avanzate al mondo. Ma anche con questa tecnologia, Hekla rimaneva un enigma. - Il problema con Hekla - concluse Sigrún, chiudendo la riunione - è che non ci dà tempo. Se il magma inizia a muoversi, potremmo avere meno di un’ora per emettere un’allerta. Dobbiamo intensificare il monitoraggio, inviare una squadra a Hágönglón e coordinarci con Almannavarnir per aggiornare i piani di evacuazione.118Please respect copyright.PENANAePyOfzLire
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Ephram12
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