La notte si fece densa come inchiostro, un buio che premeva contro le finestre della casa di Áróra come una mano invisibile. Il cuore mi martellava nel petto, il respiro corto per la corsa dalla jeep, l’adrenalina che mi pompava nelle vene come benzina in un motore surriscaldato. Un lampo viola squarciò il cielo fuori, illuminando per un secondo il soggiorno: la famiglia di Áróra già riunita, volti pallidi alla luce della lampada, occhi spalancati come se avessero visto un fantasma. Un tuono seguì, profondo, gutturale, un ruggito che vibrò attraverso il pavimento, le pareti, le ossa.
Un altro lampo. La stanza si illuminò di un bagliore spettrale, e attraverso la finestra vidi la neve fuori, quella neve bianca, pura di poche ore fa, già coperta da un manto grigio, sottile ma inesorabile.37Please respect copyright.PENANA5rf4JQLpyf
Fuori, la neve che cadeva fitta si stava già coprendo di una patina grigia, fine come talco ma velenosa come polvere di ossa. La cenere cominciava a ricadere, e il ticchettio insistente sul tetto non era più neve: era graniglia di roccia, frammenti di un mondo che si stava disfacendo.
-Entrate, entrate,- disse la madre, la voce un filo teso, correndo ad abbracciare Áróra. Io rimasi indietro, il berretto verde calcato in testa, le mani nelle tasche della giacca per nascondere il tremore. Fuori, un lampo saettò di nuovo, un ramo frastagliato di luce blu e bianca che illuminò il salotto per un istante, proiettando ombre lunghe sulle pareti. Il tuono seguì immediato, un boato sordo che fece vibrare i vetri, e io gettai uno sguardo alla finestra: la neve, che aveva iniziato a cadere fitta mentre guidavamo, si stava già coprendo di un manto grigio, opaco, come se il cielo stesse vomitando polvere fine. Cenere.
-Dobbiamo parlare,- disse il padre di Áróra, girandosi dalla finestra, la voce grave, pratica, come un capitano che affronta una tempesta. -Questa non è un'eruzione qualunque. Godabunga, di Katla è esploso, e ora Fimmvörðuháls si è unito alla festa. Effusiva, dicono, ma con quella nuvola... guardate fuori.-
Ci avvicinammo tutti alla finestra, un gruppo compatto, il calore dei corpi che contrastava il gelo che filtrava dalle fessure. Un altro lampo illuminò il paesaggio: la nuvola a cavolfiore si era gonfiata, un colosso grigio-nero che dominava il cielo, i bordi frastagliati come artigli che graffiavano il cielo invernale. I fulmini la trafiggevano dall'interno, non solo saette isolate ma una rete intricata, rami di elettricità che si diramavano in tutte le direzioni – blu accecanti, con venature rosse dove il magma rifletteva il suo bagliore infernale. Uno scoppiò proprio allora, un'esplosione di luce che durò un secondo eterno, rivelando vortici di cenere che roteavano come un tornado capovolto, particelle cariche che generavano scariche orizzontali, come catene di fuoco che collegavano pezzi di nuvola. Il tuono arrivò come un'onda d'urto, un rombo profondo che mi vibrò nelle costole, e sentii Áróra stringermi la mano, le dita fredde e umide.
-È grave,- mormorai, la voce rauca, l'adrenalina che mi pompava nelle vene facendomi sentire vivo, ma con una malinconia che mi attanagliava, questa era la mia Islanda, la terra che mi aveva cresciuto con i suoi laghi e i ghiacciai eterni, e ora si rivoltava contro di noi come un amante tradito. - La cenere arriverà ovunque, in Europa, forse oltre. E il jökulhlaup... il Markarfljót è già gonfio, dicono gli alert. -
Il padre annuì, gli occhi fissi sulla nuvola, un altro tuono lontano che echeggiava come un avvertimento. -Ho visto eruzioni prima, ma questa... la nuvola è pliniana, alta quanto una montagna. Cenere che piove per giorni. E con Fimmvörðuháls che erutta lava effusiva, è un doppio colpo Vík non resisterà. Sarà coperta di cenere spessa. Dobbiamo andarcene, ora.-
La madre si sedette sul divano logoro, le mani che torcevano l'orlo della vestaglia. -Ma dove? Reykjavík?-
-No,- disse il padre, scuotendo la testa. -L'appartamento di Saga è troppo piccolo per quattro, cinque, con Ragnar. Ho la casa a Selfoss, ereditata dal vecchio. L'ho ristrutturata anni fa, solida. È a est, lungo la Route 1, ma con l'ovest inondato dal jökulhlaup, dobbiamo deviare: andare est, girare a nord intorno al Katla dove le strade tengono, poi verso ovest una volta superato il peggio. Finché la situazione non torna alla normalità, staremo lì. Aggiorneremo tua sorella per telefono, le diremo di stare attenta alla cenere.-
Áróra annuì, il viso pallido illuminato da un altro lampo.
-Selfoss... è lontano, ma sicuro. La cenere viaggerà con il vento, ma lì c'è meno ricaduta.- La sua voce era tesa, adrenalinica, ma con una nota malinconica che mi spezzava il cuore, lei amava Vik, la sua casa, le pecore irrequiete. Io la guardai, sentendo lo stesso vuoto.
-Partiamo stanotte,- dissi io, la voce ferma nonostante il battito accelerato. -Non aspettiamo l'alba. La cenere sta già cadendo, sentite quel ticchettio fuori? È tefra. Presto sarà una tormenta, visibilità zero. Prepariamo i bagagli: documenti, medicine, cibo in scatola, acqua, maschere per la cenere se ne avete. Io... io vado a casa mia a prendere l'occorrente. Torno in venti minuti.-
Il padre mi batté una mano sulla spalla, un gesto rude ma grato. -Bravo ragazzo. Prendi la jeep. Noi prepariamo qui.-
Uscii di nuovo nel caos, il vento che mi schiaffeggiava il viso con aghi di neve mista a cenere, un grigio opaco che si attaccava alla giacca come polvere maledetta. La jeep rombò viva, i fari che tagliavano il buio, illuminando fiocchi e minuscoli sassolini che ticchettando sul parabrezza come proiettili lenti. Guidai attraverso Vík, il villaggio che sembrava un fantasma in agonia: le luci di ogni casa accese, bagliori gialli che filtravano dalle finestre, silhouette di famiglie che caricavano bagagli nelle auto, valigie, scatole, persino gabbie per animali. La nuvola dominava tutto il cielo ora.
Un tuono lontano rimbombò, seguito da un lampo che illuminò l'intero orizzonte.
La malinconia mi strinse la gola: questa era la fine di un'era per Vík, un villaggio che aveva resistito a eruzioni passate, ma non a questa, non a un gigante che eruttava abbastanza cenere da coprire strade e il paesaggio con particelle fini che intasavano i polmoni.
Arrivai a casa mia, il tetto già grigio di cenere. Entrai di corsa, afferrando lo zaino da guida, torcia, mappe, coltello, una tenda di emergenza, barattoli di cibo, la mia bussola. Malinconia adrenalinica: ogni oggetto un ricordo.
Fuori, la cenere cadeva più fitta, un velo che offuscava i fari, e un tuono scuoteva la terra, un rombo che si mescolava al lontano ruggito del vulcano.
Poco dopo tornai alla jeep, il motore che lottava contro il vento, e guidai indietro attraverso Vík, ora un esodo caotico: auto in fila sulla stradina principale, clacson sporadici, gente che gridava istruzioni ai vicini. Un lampo illuminò una famiglia che caricava un cane in gabbia, il bambino che piangeva contro la madre, e sentii un nodo in gola, catastrofe pura, un mondo che si disintegrava sotto i nostri occhi.
Raggiunsi casa di Áróra, parcheggiando con uno slittamento sulla neve grigia. Entrai, lo zaino in spalla. -Pronto,- dissi, il cuore che martellava. Loro avevano preparato: borse piene, maschere improvvisate da sciarpe.
37Please respect copyright.PENANAxgxhmmVEtI
Uscimmo, caricando la jeep e la macchina dei loro genitori, sotto la cenere che ticchettava incessante, i lampi che danzavano come un requiem per la nostra casa.
I genitori di Áróra partirono con la loro auto.
Io e Áróra con la jeep.
Dietro di noi, in lontananza cielo bruciava di rosso. Non era l’alba. Era la lava di Fimmvörðuháls che illuminava le nubi.
A un certo punto, Áróra allungò la mano e la mise sulla mia coscia.
- Ce la faremo? - chiese, sottovoce.
La guardai. I suoi occhi strani sembravano riflettere il cielo in fiamme.
-Ce la faremo- dissi. -Non ti lascerò.-
Lei annuì. E strinse la mia gamba, come se fossi l’unica cosa reale in quel caos.
Continuammo a guidare.37Please respect copyright.PENANAW9Ku6oCyGw
La notte non finiva mai.37Please respect copyright.PENANA6ogcf7msSN
E noi… andavamo avanti.
Perché l’unica alternativa era morire.
E Áróra non era fatta per morire.37Please respect copyright.PENANAM33LLQuy3u
Era fatta per resistere.37Please respect copyright.PENANAbIr7x1wH1w


