Il motore della Subaru ruggiva, un lamento che si mescolava al battito del mio cuore, troppo forte, troppo sbagliato. Thunder Bay scorreva fuori dal finestrino, un labirinto di strade grigie, senza neve, ma fredde come il vuoto. La segheria era alle spalle, Dean e i suoi occhi sospettosi, gli sguardi dei colleghi che gridavano "assassino". Rick, trovato nel suo letto, la mandibola strappata, il sangue che inzuppava le lenzuola accanto alla moglie ignara. E prima di lui, Alexa, sventrata, appesa alla gru come un trofeo. Elita. Sempre Elita.
Guidavo senza meta, il lago alla mia sinistra, un specchio di ghiaccio che rifletteva un cielo morto. La polizia era vicina, lo sentivo. Ma non potevo fermarmi. Non ancora.
L’appartamento. Era l’unica cosa che mi restava. Un buco di due stanze, un letto che odorava di sudore e paura, un posto dove potevo chiudermi dentro, pensare, respirare. Svoltai nella mia strada, le mani strette sul volante, il cuore che martellava. Ma quando alzai gli occhi, il mondo si fermò. Fumo. Nero, denso, che si alzava come un’ombra viva. Le luci rosse dei pompieri lampeggiavano, ferite nel grigio del giorno. L’edificio era una torcia, le fiamme che lambivano le finestre. I pompieri gridavano, le manichette vomitavano acqua, ma era troppo tardi. Il mio appartamento, la mia vita, tutto ciò che avevo: cenere.
Mi fermai a pochi metri, la Subaru che vibrava sotto di me. Un pompiere mi vide, alzò una mano, gridò qualcosa che non sentii. Il ruggito del fuoco era più forte, un lamento che copriva ogni cosa. Scesi, barcollando, l’aria che odorava di legno bruciato e plastica fusa. Il mio divano, i miei vestiti, il cuscino, tutto.. spariti. Non era un incidente. Lo sapevo.
Elita non voleva uccidermi. Il suo gioco era peggiore: strapparmi tutto, pezzo dopo pezzo, lasciarmi solo, isolato, braccato. Alexa, morta. Rick, morto. La segheria, un nido di sospetti. La polizia, che mi cercava. E ora la mia casa, ridotta a un mucchio di cenere. Ero un’ombra, un uomo senza più niente.
Mi appoggiai alla macchina, il freddo del metallo contro le mani. Chiusi gli occhi, e la verità mi colpì come un pugno. Non c’era via d’uscita. La polizia mi avrebbe preso, mi avrebbe inchiodato per Alexa, per Rick, per tutto. Ero un fuggitivo, ufficialmente, irrevocabilmente. Non potevo restare a Thunder Bay. Non potevo tornare indietro. Ma scappare significava portarla con me, ovunque andassi. Elita era dentro di me. Aprii gli occhi, il fumo che mi bruciava la gola, le fiamme che danzavano come un riflesso del tramonto al porto, quando l’avevo baciata, quando l’avevo respinta.
– Le cose cambieranno – aveva detto. E ora, tutto era cambiato.
Tornai in macchina, il cuore che batteva troppo forte. Aprii il vano portaoggetti, le dita che tremavano. Lì, sotto un mucchio di carte, c’era la pistola. Una vecchia Beretta, fredda, pesante, che avevo comprato anni fa, quando il buio dentro di me era diventato troppo grande. L’avevo tenuta per me stesso, per un giorno in cui non ce l’avessi fatta più. Ma ora, stringendola, la furia mi esplose dentro, calda, viva, come le fiamme che divoravano il mio appartamento. Non era per me. Non più. Elita doveva morire. Doveva finire. Il suo amore era un cappio, e io non volevo più soffocare.
Misi in moto, la pistola sul sedile accanto, il metallo che scintillava come il lago ghiacciato. Non sapevo dove trovarla, ma lo avrei fatto. Thunder Bay era un cimitero, e io ero un fuggitivo, ma non sarei stato la sua preda. Non più. Le sirene erano vicine, ora, un ululato che mi inseguiva. Premetti sull’acceleratore, la città che svaniva dietro di me, il fumo dell’incendio che si mescolava al grigio del cielo. Elita era là fuori, viva, eterna. Ma anche lei poteva cadere. Doveva cadere!
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