La neve non smetteva di cadere. Era come se Thunder Bay fosse intrappolata in un sogno bianco, ogni fiocco un sussurro che copriva la verità. Ero tornato a casa la notte prima, il cuore pesante, il respiro corto, la mente piena di Elita. Il suo volto al porto, la cicatrice sul collo, la promessa – Ci rivedremo – che mi bruciava dentro. Alexa, appesa alla gru, le viscere che colavano come un dipinto rotto. Kayla, anni prima, impalata dal vetro nel suo appartamento, le unghie intatte, come se non avesse nemmeno provato a combattere. E Josh, stritolato, appeso come carne in un macello. Elita. Sempre Elita. Lei voleva me. E chiunque si avvicinasse, moriva. Alexa era solo la prima. Lo sapevo. Lo sentivo.
Non dormii. Non davvero. Caddi in un sonno spezzato, e il sogno tornò. Neve infinita, abeti neri come scheletri, un cielo che sanguinava luce verde. E quel suono. Boom… boom… Il doppio battito, non mio, che mi scuoteva le ossa. La voce di Elita, un coltello nel buio: – Lo senti, Alex? – Mi svegliai con un grido strozzato, il sudore freddo che mi incollava la camicia alla schiena.
All’alba, tornai alla segheria. La neve scricchiolava sotto gli stivali, ogni passo un peso. L’aria odorava di resina e metallo, ma i volti dei colleghi erano più freddi del gelo. Sguardi che tagliavano, sussurri che si spegnevano quando entravo. Assassino. Lo pensavano tutti. La polizia mi stringeva, il cappio si chiudeva.
Rick era al suo banco, le mani sporche di segatura, gli occhi che evitavano i miei. Il suo labbro era ancora gonfio dalla scazzottata, una linea scura dove il mio pugno l’aveva spaccato. Mi avvicinai, lento, le mani in vista, aperte. Lui si irrigidì, la chiave inglese stretta come un’arma.
– Non voglio fare a cazzotti – dissi, la voce bassa, rauca. – Non di nuovo.
Rick mi squadrò, il corpo teso, pronto a colpire. – E allora che vuoi, Anderson? – sibilò.
– Non sono qui per quello. – Mi fermai a due passi, il cuore che martellava. – Non ho niente a che fare con Alexa. Non l’ho uccisa. Non avevo nessun motivo per farlo. E di sicuro non… – esitai, la gola secca – non in quel modo assurdo.
Rick rise, un suono amaro, spezzato. – Assurdo? L’hanno trovata appesa come un maiale sventrato, Alex. E tu eri con lei quella notte. Tutti lo sanno. – La sua voce si abbassò, tagliente -All'improvviso arrivi qui e succede tutto questo.-
– Non ho toccato nessuno.
– E chi, allora? – Rick si avvicinò, il volto a un palmo dal mio. – Dimmi che non c’entri, Alex. Dimmi che non sei tu il mostro.-
Lo fissai, il gelo che mi saliva dalla schiena. Mostro. La parola mi riportò a lei, al suo sorriso al porto. – Non sono io – sussurrai. – Ma c’è qualcuno… qualcosa… che non si ferma.-
Rick indietreggiò, gli occhi stretti. – Sei pazzo – disse. – O colpevole. E non so cosa sia peggio.
Non risposi. Mi voltai, la neve che scricchiolava sotto i piedi, il ronzio delle seghe che mi perforava il cranio. Tornai al mio posto, le mani che stringevano un’ascia senza motivo, il metallo freddo contro la pelle. Ogni truciolo che cadeva era un pensiero. Ero solo. Più solo che mai. E la neve continuava a cadere, coprendo ogni traccia, ogni via d’uscita.
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