La neve cadeva come cenere, lenta, sporca, coprendo Thunder Bay con un sudario di cenere che soffocava ogni suono. Non dormivo più. Non davvero. Gli occhi di Alexa, spenti, spezzati, mi guardavano nei sogni. E dietro di loro, sempre, Elita. Ma sapere non bastava a fermare il gelo che mi scavava dentro.
La segheria era un campo di battaglia, ora. I colleghi mi evitavano, i loro sguardi come coltelli che tagliavano senza toccare. – L’americano. L’ultimo a vedere la barista. – Le parole non dette pesavano più di quelle urlate. Dean non scherzava più. Rick non mi chiamava per una birra. Solo Gary, il caposquadra, mi parlava, ma i suoi occhi dicevano che non si fidava.
La polizia tornò quel mattino. La donna con il taccuino, l’uomo con la cicatrice. Mi aspettavano nell’ufficio, l’aria densa di caffè e sospetto.
– Abbiamo domande, Anderson – disse la donna, la voce piatta. – Il tuo DNA era su Alexa. Ovvio, visto che… “hai passato la notte con lei”. Ma c’è altro. Testimoni dicono che eri strano, quella sera. Nervoso.
– Ero ubriaco – mentii, le mani strette sui braccioli della sedia. – Non nervoso.
– E il tuo passato? – disse l’uomo, piegandosi verso di me. – Marquette. Abbiamo indagato a fondo. Due amici morti. Josh, Kayla. Strano, no? Ovunque vai, la gente muore.
Il mio cuore si fermò. Elita. Il suo nome mi bruciò la lingua, ma non lo dissi. – Non c’entro niente – sussurrai, la voce spezzata.
– Vedremo – disse la donna, chiudendo il taccuino. – Non muoverti da qui.
Tornai al lavoro, ma il mondo era sfocato. Le seghe stridevano, i trucioli mi pizzicavano la pelle, ma non sentivo nulla. Solo rabbia. E paura. Fu allora che successe. Rick, passando, mi urtò, il suo gomito che mi colpiva la spalla. Non fu un caso.
– Guarda dove vai, assassino – borbottò, abbastanza forte da farsi sentire.
Persi il controllo. Lo afferrai per il colletto, il sangue che mi pulsava nelle tempie. – Che cazzo hai detto? –
Non rispose. Mi colpì, un pugno che mi prese la mascella, facendomi barcollare. Risposi, il mio destro che gli spaccò il labbro. Cademmo a terra, un groviglio di pugni e urla, la neve sporca di sangue. Dean e Gary ci separarono, le loro voci che si mescolavano al ronzio delle macchine.
– Basta, Anderson! – gridò Gary. – Vai a casa. Ora!-
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Camminai sotto la neve, il volto che pulsava, il sapore del sangue in bocca. La città era un labirinto di bianco e silenzio, ogni passo un peso. Ero solo. Più solo che mai. La polizia mi voleva. I colleghi mi odiavano. Alexa era morta. E io… io ero un relitto.
Fu allora che la vidi.
Davanti al porto, vicino ai moli, dove la gru si stagliava come un’ombra di ferro. Elita. I capelli scuri mossi dal vento, gli occhi di ghiaccio che mi fissavano, vivi, impossibili. Indossava un cappotto nero, la pelle pallida segnata da una cicatrice sottile sul collo, dove il vetro l’aveva tagliata. Era viva. Ma non avrebbe dovuto..
– Alex ..– disse, la voce come un vento gelido.
Mi fermai, il respiro corto, le gambe molli. – Sei… sei morta – balbettai. – Ti ho…
– Il tuo vetro ha fatto male, sai? Quasi abbastanza. Ma io guarisco, Alex. Sempre.
Mi si avvicinò, le sue dita che sfioravano il mio viso, fredde, familiari. Ero paralizzato dalla paura ma anche dallo shock e dalla sorpresa. Il legame era lì, un filo che non si spezzava, che mi tirava verso di lei anche ora, anche dopo tutto. La volevo. La odiavo. La temevo.
– Come hai fatto a trovarmi? Perché sei qui? – chiesi, la voce un lamento.
– Il nostro legame mi porta sempre da te, ovunque sarai..sono qui per te. – disse, gli occhi di ghiaccio blu che mi scavavano dentro. – Ci rivedremo, Alex. Presto.-
Si voltò, allontanandosi a piedi, la sua figura che svaniva nella neve. Restai immobile, scioccato, il cuore che batteva troppo forte. La città era vuota, il gelo mi stringeva. Ero solo. Più solo che mai. E lei… lei era tornata.
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