Frammenti di una storia
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Cap.24
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Erano passate un paio di settimane dall’incidente con Clarckson e l’armonia era tornata tra Sharon e Andy. Ora volevano stare insieme e scoprire se la loro relazione potesse avere un futuro. Avevano discusso più volte se renderla pubblica, ma Sharon aveva optato per un periodo di prova più lungo. Voleva più tempo per verificare la solidità della relazione. Per ora voleva godersi il momento e sperava durasse il più possibile.
Quella mattina doveva andare in tribunale, passò in ufficio al FID a ritirare dei documenti. Il sergente Eliot non era ancora arrivato e con sorpresa trovò Andy nel suo ufficio con una tazza di caffè nero.
«Siamo mattutini tenente?» disse Sharon guardando intorno che non ci fosse nessuno.
«Stai tranquilla capitano, il sergente Eliot è da Pope. L’ho incontrato in ascensore.» Si fece avanti «Ti ho portato il caffè.»
Sharon chiuse la porta dell’ufficio «Grazie, ci voleva.» prese il caffè e continuò a recuperare dei fascicoli «Sono di fretta, devo andare in tribunale. Devo vedere il procuratore Dowson, per la causa contro il Dipartimento.»
«Ah. Non me lo avevi detto.» Il tono della voce era infastidito.
«No, non te lo avevo detto. Comunque devo andare, stamattina dobbiamo decidere la linea di difesa che adotteremo. Credo che mi ci vorrà tutta la giornata. Speriamo di vincere la causa, altrimenti Pope non sarà contento.»
«Sono io a non essere contento. Passerai tutta la giornata con quell’idiota!» scosse il capo, era infastidito «Quel bellimbusto che ride sempre, un vero idiota!» disse in tono sprezzante.
«Stai parlando di Irving? Siamo amici di vecchia data e tra noi …»
«Guarda che ho gli occhi e ci vedo bene. Irvin. Quello ti muore dietro, anche se fai finta che non sia così. Altro che amico di vecchia data …» Era geloso e non voleva mascherare il fastidio.
«Sei forse geloso?» era stupita da quella reazione di Andy, anzi era quasi divertita. Erano amici con Irving e non poteva esserci altro, di questo ne era più che sicura.
«Certo che sono geloso! Se quello ci prova con te …»
«Povero tenente. Sei geloso…» si avvicinò e gli diede un bacio veloce «Stai tranquillo, terrò a bada il procuratore.» scosse il capo divertita «Ti chiamo più tardi, ora devo andare.» prese i fascicoli mancanti e corse fuori. Mentre era in macchina per andare in tribunale, ripensò alla discussione con Andy. Irving? Erano amici. Andy si sbagliava. E la sua gelosia? Non poteva crederci … Scacciò via quei pensieri e si concentrò sull’udienza.
Quando arrivò davanti al tribunale, trovò Irving ad aspettarla «Carissima Sharon è sempre un piacere vederti, come stai? Ti trovo in grandissima forma, sei bellissima!» sorrise felice di vederla.
«Grazie Irving, sei sempre gentile.»
«Vieni, da questa parte.» Le indicò una porta «Ho preso questo ufficio per poter stare più tranquilli e visionare le carte. Vorrei un tuo parere.» La fece entrare nell’ufficio accanto alla sala del tribunale. Chiuse la porta a chiave «Così staremo più tranquilli.»
Dopo aver appoggiato i fascicoli Sharon iniziò a sfogliare le carte, aveva gli occhi di Irving puntati su di sé, lo sentiva. Irving si avvicinò ancora di più, Sharon sentiva il suo respiro molto vicino. Diede un colpo di tosse, sorrise e mise una distanza tra lei e il procuratore. Era imbarazzata.
«Dovrei guardare meglio queste carte …» si spostò leggermente.
«Abbiamo ancora parecchio tempo, prima dell’udienza. Perché non ci mettiamo sul divano, vieni da questa parte.»
Sharon seguì Irving e si sedette sul grande divano. Irving prese posto proprio difronte a lei, seduto sul pouf. Sharon riprese a sfogliare un fascicolo, sentiva ancora gli occhi di Irving su di lei. Era a disagio. Senza alzare lo sguardo disse «Perché mi fissi?» Silenzio. Sharon alzò lo sguardo e lo fissò negli occhi, era imbarazzato e non proferiva parola. «Irving?»
L’uomo si alzò e andò a sedersi vicino a lei, le prese le mani e sorrise. Sharon era in piena confusione, non capiva più nulla. Sgranò gli occhi, spaventata.
«Senti Sharon, so che ormai è da parecchio tempo che lavoriamo insieme.» fece un sorriso, cercando di mascherare l’imbarazzo. Sharon fece per dire qualcosa, ma Irving le pose un dito sulla bocca «Aspetta, fammi finire, altrimenti non trovo più il coraggio di parlare e di dirti quello che avrei voluto e dovuto dirti già da parecchio tempo.» prese fiato «Noi due stiamo bene insieme, lavoriamo insieme, ecco…sei molto bella e una donna attraente., intelligente, sicura ...»
«Mi metti in imbarazzo …» Sharon sgranò gli occhi, sperò di non sentire quello che ormai si immaginava e di dover ammettere che Andy aveva ragione.
«Siamo due spiriti liberi e secondo me è arrivato il momento …cioè … io … Sharon, ti amo.»
Il cuore di Sharon iniziò a battere forte, in modo incontrollato, sembrava le scoppiasse dentro il petto. Vide davanti a sé una scritta e caratteri cubitali: IDIOTA! IDIOTA! IDIOTA! Poi una nebbia improvvisa le offuscò la vista. Le orecchie erano ovattate tanto che le impedivano di ascoltare Irving che continuava a balbettare frasi incomprensibili. Difronte al silenzio di Sharon, Irving si fermò, la fissò «Sharon, cara, ti senti bene? Hai un’espressione strana …»
«Avrei bisogno … di un bicchiere d’acqua …» mormorò appena.
«Te lo porto subito!» si alzò e andò a prendere la brocca di cristallo piena d’acqua che aveva sul tavolo in studio. Prese il bicchiere e si avvicinò a Sharon, che era rimasta senza parole e con la bocca aperta.
«Ti senti bene? Bevi un poco d’acqua.»
Sharon prese il bicchiere con due mani e bevve l’acqua, sperando di riprendersi. Cercò di respirare, il battito del cuore rallentò e realizzò quanto fosse stata ingenua.
«Forse un calo di pressione, cara.» Irving si avvicinò, le prese le mani e cercò di scaldarle «Ti senti meglio?» si avvicinò e l’abbracciò.
Sharon si alzò e pose una distanza tra loro «Ma che diavolo ti prende?» Silenzio. «Irving?»
«Senti Sharon, so che sei separata da tuo marito da parecchi anni, ma questo non significa che non potrai amare ancora, soprattutto un uomo che di te ha una stima immensa e un rispetto totale. Sharon ti amo e ti aspetterò fino a quando non sarai pronta ad amare ancora.» la fissò con due occhi pieni di speranza e l’ansia che andava a mille.
«Irving, noi siamo amici! Siamo e resteremo amici. Nulla di più.» lo fissò e cercò di essere il più chiara possibile. Adesso la voce era ferma e il pensiero limpido. Non voleva ci fossero fraintendimenti. «Se ti ho dato qualsiasi idea che potesse esserci qualcosa di più, mi scuso e ti ripeto: siamo amici. Tengo molto alla tua amicizia, ma non posso andare oltre. Spero che tu possa capire» era profondamente dispiaciuta.
Il procuratore Dowson si alzò e si ricompose, diede un colpo di tosse «Certo Sharon, va bene. Apprezzo molto la tua sincerità. Scusami se mi sono permesso di dirti queste cose.»
«Senti Irving, tengo molto alla tua amicizia e non vorrei proprio perderla. Inoltre al momento sono impegnata in una relazione.»
Il procuratore abbassò lo sguardo «Lo so. Ho sentito delle voci. In ogni caso speravo che potessi prendere in considerazione il fatto che …»
«Senti Irving, tengo molto alla tua amicizia e se per te va bene, facciamo che non sia successo nulla. Concentriamoci sul lavoro che ci è stato assegnato. Cosa dici?»
Il procuratore annuì. Ripresero il lavoro e dopo qualche minuto andarono in tribunale per l’udienza. Rimasero professionali, anche se Sharon era turbata da quanto le aveva rivelato il procuratore. Dopo l’udienza in tribunale chiese al procuratore di preparare la relazione finale per il capo Pope, disse che non era in forma e preferiva tornare a casa. Il procuratore Dowson la vide andare via e tornò in ufficio per preparare la relazione.
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Continua …
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