Frammenti di una storia
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Cap. 22
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Il sergente Eliot non era alla scrivania e la porta dell’ufficio di Sharon era aperta. Andy si fece coraggio e fece capolino dalla porta «Posso entrare?»
Sharon lo fissò sorpresa, era l’ultima persona che immaginava di vedere in quella giornata difficile. Pensava che non si sarebbe vista con Andy per un po’, invece …l’aveva sorpresa. Flynn entrò, chiuse la porta e si accomodò, fece un bel sorriso «Ricominciamo da capo: Buongiorno capitano, come stai?»
«Sono arrabbiata tenente. Inoltre ho molto lavoro da sbrigare.» fece finta di mettere a posto dei documenti, era ancora arrabbiata.
«Adesso sono pronto a parlare con te. Vuoi ancora sapere perché ho colpito il tenente Clarckson?»
Sharon sgranò gli occhi e alzò il capo, adesso aveva tutta la usa attenzione «Sì. Sarei davvero molto curiosa. Ed è la domanda a cui tu, non hai voluto rispondere.» Silenzio. Fissò Andy negli occhi «Ebbene …»
«È un idiota. Hai letto il rapporto.»
«Che Clarckson fosse un idiota, lo sanno anche i muri.»
«E poi era ubriaco.»
«Sì, potrebbe essere. Ma non è questo il motivo.»
«Gli avevo chiesto di smettere di dire idiozie, odio la maleducazione. Ha continuato a fare lo stronzo e così l’ho fatto tacere. Perché Clarckson è un coglione.» silenzio.
«Perché non lo dici tu, il motivo per cui sei venuto alle mani con il coglione?» Sharon sapeva che Andy diceva tutta la verità, nascondeva qualcosa «Vorrei capire perché usi le mani, invece di cercare una trattativa, un accordo. Le parole, la dialettica ci distinguono dai barbari. Non sei un uomo violento, oppure mi sbaglio? Questo mi spaventa e mi dà anche molto fastidio in un uomo.» Disse con tono asettico e mise le braccia conserte e fissò Andy.
«Sharon mi conosci. Sai benissimo chi sono. Perché mi fai una domanda del genere?» Era sbalordito, come poteva pensare che fosse un uomo violento.
«Non immaginavo che potessi avere una reazione di questo tipo. Capisci che l’uso della violenza è l’ultima possibilità? Siete poliziotti, dovreste saperlo bene. E poi, che immagine dai di te?»
«A me importa solo quello che pensi tu. Pensi che io sia una persona violenta?»
«Bè, ora non so più cosa pensare. Mi hai deluso. Soprattutto il fatto di non volermi spiegare perché hai colpito Clarckson.»
«Perché è così importante?»
«Voglio capire che uomo sei, perché non voglio stare con una persona che non si comporta in modo civile.» Era arrabbiata, perché Andy non voleva capire, oppure faceva di tutto per non voler capire. Soprattutto non stava dicendo tutto.
«Guarda che a volte le parole non bastano. Alcune persone capiscono solo il linguaggio delle mani, perché sono animali! Tu parli così perché non sei mai andata di pattuglia per le strade. A volte le persone capiscono di più con un calcio, che con delle belle parole.»
«Va bene, chiudiamo il discorso, tanto non arriveremo a capo di nulla!» Sharon scosse il capo e riprese a mettere a posto i fogli che aveva sulla scrivania, abbassò il capo «Quando sarai pronto a spiegarti, mi troverai qui.» Silenzio.
«Beh … Se proprio ci tieni …»
Sharon alzò il capo e lo fissò negli occhi, fece un sorriso «Non sto aspettando altro tenente.»
Andy fissò quegli occhi verde giada, prese fiato e sperò di non commettere la più grande cretinata della sua vita «Ho colpito quell’idiota di Clarckson, perché ha detto … ha detto che il capitano Sharon Raydor è una poco di buono. Uso questo termine perché sono educato.»
«Non mi devi indorare la pillola, Andy, sono adulta e vaccinata. Puoi parlare liberamente.»
Andy scosse il capo, se era la verità che voleva, decise di essere sincero «Ok. Come vuoi. Ha detto che il capitano Raydor è una puttana, che va a letto con il primo che passa. Perché il suo ex marito, quello stronzo di Jack, ha detto che lo aveva tradito con altri uomini. Ha detto che lo avevi fatto svariate volte e che facevi la santerellina, ma in realtà eri una donna facile. Aveva scommesso che saresti andata a letto con il primo venuto e che ti sarebbe piaciuto farsi sbattere da chiunque. Tutti si sono messi a ridere. Ha aggiunto che sei arrivata nel posto dove sei perché ti sai concedere agli uomini giusti. Tutti si sono messi a ridere di nuovo. Quando ha notato che non ridevo, neanche questa volta, ha rincarato la dose, alludendo al fatto che andavo a letto proprio con te. Senza saperlo, ha detto la verità.» Silenzio. «Quell’idiota. Poteva smetterla quando glielo ho chiesto, invece ha continuato. Ho dovuto farlo tacere. Continuavano a ridere. Non sanno cosa vuol dire rispetto.»
«Non c’era bisogno di usare le mani. So benissimo che molte persone mi odiano, soprattutto nel Dipartimento, ma questo non mi impedisce di svolgere il mio lavoro. So anche dei soprannomi che mi danno le persone e della considerazione di alcuni colleghi. Conosco ogni epiteto, soprannome e commento. Credi che non veda le risatine, le occhiatacce e gli sguardi quando vado in qualsiasi unità del dipartimento? Anche voi della Crimini maggiori non siete immuni da questa usanza. Cosa dovrei fare? Prendere a pugni tutti quelli che non si comportano in modo educato? Pensi che non desideri avere un poco di rispetto che meritano le persone civili? Pensi che il fatto che mi diano della puttana mi impedisca di svolgere il mio lavoro al meglio?» Silenzio.
«Mi dispiace.» era come se avessero dato un colpo in pieno stomaco ad Andy. Proferì quelle parole cariche di rammarico e rimpianto per non essere stato un uomo migliore di Clarckson.
«A me spiace ancora di più.» silenzio «Vorrei che tra noi non ci fossero silenzi o parole non dette. Il mio ex marito Jack non faceva altro che tacere. Quel silenzio tra noi alla fine è diventato un muro che ci ha divisi per sempre.» abbassò lo sguardo e sospirò. Quelle parole facevano male, ma il silenzio era ancora peggio.
«Sharon …io …»
«Pensi che mi faccia piacere vederti qui al FID? Sapevo che forse sarebbe successo, ma non immaginavo che fosse così difficile da gestire. Ci sto male Andy, perché tengo molto a te.» Silenzio. Aveva le lacrime agli occhi, ma non voleva piangere. Non difronte ad Andy. Ricacciò tutto indietro e cercò di darsi un tono.
«Anch’io tengo molto a te e non voglio perderti. Sono stato un’idiota. Perdonami.» si alzò e si avvicinò alla poltrona di Sharon.
«Sapevo che sarebbe finita in questo modo, maledizione!» Sharon si alzò e pose una distanza da Andy, dandogli le spalle. Era turbata e non sapeva come comportarsi. Mise le braccia al petto e prese fiato. Doveva riprendere in mano la situazione. Non si aspettava che Andy tornasse da lei e si spiegasse in quel modo. Quelle parole le avevano dato fastidio, ma sapeva da chi provenivano. Si aspettava che Andy fosse meno impulsivo. Però l’aveva sorpresa e nello stesso tempo spaventata, perchè aveva messo a nudo quanto fosse innamorata di lui. Sei un’idiota! Si disse. Sapeva che prima o poi sarebbe successo, ma non immaginava le facesse così male. Lo stomaco si contorceva dal fastidio e dal dolore.
Andy si avvicinò e l’abbracciò, avvicinò il viso vicino all’orecchio e le sussurrò «Tesoro, non voglio metterti nei guai o in difficoltà. La sospensione non mi interessa. Quello di cui mi preoccupo è quello che pensi tu. Ti amo. Sono stato uno stupido, ma ti amo capitano. Questo è solo quello che conta per me.»
A quelle parole Sharon si sciolse. Si diede della stupida, si voltò, abbracciò Andy e gli diede un bacio pieno di passione e rammarico, rabbia e consolazione. Lo stomaco era in agitazione e un turbinio di emozioni le sconvolgevano la mente. Andy ricambiò il bacio con altrettanta passione e dolcezza. Voleva solo lei e niente altro. Quando si staccarono ripresero fiato, rimasero con le fronti vicine l’una all’altra. Sembrava che il tempo si fosse fermato e che ci fossero solo loro. Sorrisero, felici di essersi ritrovati. Si erano perdonati a vicenda per essersi persi, per poi ritrovarsi.
«Stasera ci vediamo?»
«Certo tenente, stasera alle 20 a casa mia.»
Sentirono dei rumori, si staccarono e si ricomposero. Era il sergente Eliot che era rientrato.
«Agli ordini capitano.» disse Andy alzando un poco la voce, tanto quanto bastasse a farsi sentire dal sergente. Sharon sorrise e scosse il capo. Andy uscì e Sharon si sedette sulla poltrona, in fondo la giornata non stava finendo così tanto male.
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