Frammenti di una storia
Cap.11
Alla Crimini Maggiori il capitano Raydor, aveva addosso gli occhi di tutti e stava per concludere il discorso sul sospettato.
«Non può trattarmi in questo modo, voglio il mio avvocato!» gridò il sig. Robinson innervosito da tutte quelle parole e soprattutto da PENA CAPITALE, che il capitano Raydor aveva più volte sottolineato. Il capitano Raydor alzò ancora di più la voce, sbattè sulla scrivania la cartelletta che aveva in mano, facendo trasalire i presenti, che non l’avevano mai vista così furiosa e si avvicinò all’uomo in modo provocatorio, puntandogli il dito contro.
Tutti guardavano il capitano Raydor, senza capire dove volesse arrivare, quanto aveva detto fino ad ora, non aveva alcun significato a livello legale, ma aveva innervosito il sig. Robinson, che era diventato paonazzo in faccia, faceva fatica a respirare e molto presto avrebbe perso il controllo.
Il capitano Raydor si preparò per l’affondo finale: era a pochi centimetri dalla faccia del sospettato, gli gridò addosso che sarebbe finito in una camera a gas!
L’uomo scosse il capo, era nervoso, guardò il capitano Raydor e gridò fuori di sé «Noooooo!» si alzò di scatto e colpì con un pugno il capitano che finì contro la scrivania di Provenza. Tutta la squadra gli fu addosso in un momento: Sanchez lo bloccò, Flynn gli andò addosso furioso facendolo cadere per terra, Tao accorse per fermare il collega che stava per colpire il sospettato. Il capo Johnson intervenne, ordinando di portare il sospettato in sala interrogatori 1 e di guardarlo a vista. Chiese a Buzz le registrazioni dell’aggressione del capitano Raydor e disse a Tao di cercare l’avvocato del sig. Robinson e di portarlo in sala interrogatori 1.
Provenza aiutò il capitano Raydor a rimettersi in piedi. Sharon si sistemò la giacca.
«Cosa pensava di fare capitano Raydor, provocando il sig. Robinson?» chiese con un sorriso stampato sul viso, aveva capito il piano della donna.
«Pensavo di darle capo Johnson quelle 24 ore che le servono per chiudere il caso …» fece un ghigno e inclinò la testa di lato, strizzando l’occhio.
Il capo Johnson sorrise soddisfatta, annuì «Chiuderemo il caso capitano, ci può scommettere …» si voltò e chiese a Provenza di chiamare Taylor, avevano bisogno di altri agenti e disse di muoversi. Poi si voltò verso il tenente Flynn «Accompagni a casa il capitano Raydor e si assicuri che stia bene.»
«Sì capo!» Rispose Flynn e si avvicinò a Sharon «La prossima volta che le viene in mente di farsi prendere a pugni, potrebbe avvisarmi?»
«E rovinare così l’effetto sorpresa? Argh…» mise una mano sulla guancia tutta rossa.
«Metta del ghiaccio e vada a casa. E’ un ordine!» disse soddisfatta il capo Johnson.
Flynn prese del ghiaccio e lo diede al capitano Raydor che l’appoggiò sullo zigomo. Aveva preso un bel pugno e la guancia era tutta rossa.
«Venga, andiamo a sederci in sala ristoro.» Prese il capitano sotto braccio e la scortò in sala ristoro. La fece sedere e si guardò intorno, erano da soli «Potevi almeno avvisarci di quello che avevi in mente!»
«Sono una donna piena di sorprese. Argh…» disse Sharon e fece una smorfia di dolore.
«Non parlare. Adesso bevi qualcosa per tranquillizzarti e poi ti accompagno a casa.» scosse la testa «Queste, sono cose che posso fare io, ma tu…ۛ»
«Quel bastardo non poteva passarla liscia …Argh …»
«SSStttt. Fai silenzio e non ti sforzare. Su fa’ la brava.» Flynn si sedette vicino a lei «Visto che non puoi parlare, parlo io. Per quello che vale, sei stata grande!» Fece un enorme sorriso e la baciò in fronte.
Sharon si sciolse per quelle parole e per quel bacio così pieno di tenerezza. Le vennero le lacrime agli occhi e sentì lo stomaco cominciare a muoversi. Chinò il capo, facendo cadere i capelli davanti per non farsi vedere. Andy l’abbracciò piano e lei appoggiò il capo sulla spalla. Adesso tutto il dolore era passato. Sharon era serena ed Andy era in paradiso. Rimasero così per un poco. «Adesso ti accompagno e casa.»
«Grazie.»
Lungo il tragitto Andy raccontò che il caso aveva messo sotto pressione tutta la squadra e avere altre 24 ore avrebbe dato la possibilità di trovare altre prove e chiudere il caso. Il capo Johnson avrebbe chiuso il caso, ne era convinto. Sharon era convinta che la squadra della Crimini Maggiori fosse composta da poliziotti in gamba, le dispiaceva che non capissero il perché del suo lavoro, che avrebbe migliorato le performances della squadra. Sharon disse che Provenza l’odiava, lo sentiva, ma in fondo faceva solo il suo lavoro e per questo non poteva essere biasimata, perché ubbidiva agli ordini di Pope.
Andy le disse che nessuno nella squadra l’odiava, anzi, ritenevano che fosse una professionista e nel suo campo la migliore. Li disturbava essere trattati come degli stupidi che non sapevano fare il proprio lavoro, tutto qui. Silenzio. Andy cambiò il discorso, perché sapeva che toccava un tasto dolente, il rapporto tra il capitano Raydor e la squadra non era dei migliori, ma pensava anche che c’erano molti margini di miglioramento. Dovevano solo imparare e conoscersi reciprocamente e in seguito avrebbero apprezzato le qualità gli uni degli altri. Sharon era colpita dal discorso di Andy, in effetti non aveva mai visto la prospettiva da un altro punto di vista. Si disse che poteva dare il beneficio del dubbio alla squadra della Crimini Maggiori.
Arrivarono a casa del capitano Raydor, Andy rimase sulla porta, gli sembrava di violare la privacy di Sharon. Lei gli fece cenno di entrare e di accomodarsi, perchè in fondo era colleghi e amici.
«E’ una bella casa.» Andy si guardò intorno, la casa diceva tutto di Sharon: pulita, elegante, raffinata.
«Vieni, accomodati.»
«Posso aiutarti in qualche modo?»
«Intanto grazie per avermi accompagnato a casa. Gradisci un caffè?»
«Sì, grazie. Però dovresti stare tranquilla e riposare.» Andy la guardava con due occhi da cucciolo abbandonato. Sharon pensò che fosse molto tenero e apprezzava il fatto che si preoccupasse per lei. Si mise a preparare il caffè «Adesso sto bene. Tra poco passerà anche il gonfiore alla guancia.» Quando l’acqua divenne calda, mise il caffè in due tazze e si sedettero sul divano. Andy sorrise e anche Sharon. Erano imbarazzati. Le tazze fumanti nascondevano il loro imbarazzo. Sorseggiarono i loro caffè e sorrisero.
«Questo caffè è molto più buono di quello che beviamo in sala relax. Ma la tua compagnia è sempre piacevole, sia in sala relax che qui. Hai una casa molto bella.»
«Grazie.»
«La guancia si sta sgonfiando e anche il rossore, svanirà presto.» appoggiò la tazza sul tavolino e si avvicinò a Sharon.
«Mia zia Gina, diceva che a volte basta poco e passa tutto.» si avvicinò e le diede un bacio delicato sulla guancia che era stata colpita «Ecco, adesso tutto passerà. Non ti farà più male.»
Sharon arrossì, era imbarazzata, però quel bacio delicato le era piaciuto «Tua zia Gina aveva ragione, adesso il dolore è passato.» sorrise. Era contenta che Andy si prendesse cura di lei, le sue attenzioni e le belle parole le facevano piacere.
Andy inclinò la testa e sorrise. «Ho notato che la piazza vegetariana ti piace. Se ti fa piacere, conosco un posto dove la fanno in modo stupendo.»
Sharon ripensò al suo sogno, rimase un momento in silenzio e poi sorrise «Sì, mi piace la piazza vegetariana, però preferisco la margherita. Sai, un gusto più semplice, lineare.»
Andy rimase un poco interdetto, non capiva cosa volesse dire, aggrottò gli occhi, però pensò che in fondo i gusti erano gusti. Annuì e propose lo stesso di andare a mangiare una pizza margherita, sottolineando che era buona lo stesso.
«Adesso è il caso che ritorni in Centrale. Vedo che ora stai molto meglio e il gonfiore è quasi del tutto sparito.» si alzò e fece per andare via.
«Aspetta Andy …cioè, volevo dire … tenente.»
«Sì Sharon.»
«Volevo ringraziarti per avermi accompagnato a casa, so che non era solo un ordine per te.»
«Certo Sharon. Siamo amici e gli amici si aiutano a vicenda. E’ stato più che un piacere accompagnarti e casa e verificare che stai meglio.»
«Ok. Siamo amici.» disse Sharon imbambolata.
«Adesso devo andare, allora ci vediamo domani.» si avvicinò alla porta, sorrise e uscì.
Sharon rimase a guardare la porta chiusa e si chiese cosa non aveva capito.
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