La pioggia scrosciava sul parabrezza come un velo di lacrime infinite, distorcendo il mondo esterno in un caos grigio e indistinto. Ero partito da Marquette all'alba, o ciò che restava di un'alba in quel cielo oppresso, l'auto che rombava piano sulla strada bagnata, i tergicristalli che lottavano contro l'acqua con un ritmo monotono, ipnotico. La città si allontanava nello specchietto retrovisore, le sue luci fioche che svanivano come ricordi sbiaditi, inghiottite dalla cortina d'acqua. Non provavo nulla, se non un vuoto sordo nel petto, un buco dove prima pulsava quel legame invisibile, quel filo di pensieri e sensazioni che mi aveva tenuto legato a lei per mesi.
Elita era morta.
E io, con le mani strette sul volante, bagnate di pioggia e sudore, guidavo verso un luogo che avevo scelto sulla mappa con un dito tremante. Un posto isolato, incastonato tra montagne e foreste, dove il mondo non arrivava facilmente. Dove potevo crescere Eileen senza occhi curiosi, senza domande che non potevo rispondere.
Guardai nello specchietto, inclinandomi leggermente per vedere il sedile posteriore. Eileen era lì, un fagotto minuscolo avvolto in stracci, cuscini e indumenti pesanti che avevo racimolato dalla baita. L'avevo sistemata con cura, il suo corpicino protetto da una coperta logora che odorava ancora di ferro e vaniglia, l'odore di Elita, che mi stringeva la gola ogni volta che lo sentivo. Non aveva un seggiolino vero e proprio; non c'era stato tempo per comprarne uno.
Ma era al sicuro, almeno per ora: i cuscini la tenevano ferma contro lo schienale, gli indumenti pesanti ammortizzavano ogni sobbalzo della strada. Dormiva, il visino pallido rilassato, le labbra socchiuse in un respiro regolare. I suoi capelli le incorniciavano il volto come un'aureola, un contrasto strano con gli occhi chiusi, quegli occhi blu che aveva ereditato da lei. Da Elita. Da Asny, come mi aveva rivelato nel suo ultimo respiro.
Il corpo di Elita. Ci pensavo mentre la pioggia degradava gradualmente i banchi di neve sporca lungo la strada, trasformandoli in fanghiglia grigia che schizzava sotto le ruote. L'avevo sistemato in un posto tranquillo, un luogo che nessuno avrebbe disturbato mai. Nessuno l'avrebbe trovata. Era il mio ultimo atto per lei, un addio silenzioso che mi aveva lasciato le mani intorpidite e l'anima vuota.15Please respect copyright.PENANA32p8oNZTW3
Non avevo ancora capito il motivo per cui fosse morta in questo modo, ma potevo solo sospettare che una gravidanza accelerata di soli cinque mesi, fosse un costo molto alto da sostenere persino per lei.15Please respect copyright.PENANAs9Y38VrxCw
Forse addirittura di chi l'aveva preceduta.
Mentre guidavo, la strada che si snodava tra colline basse e boschi radi, solo ora comprendevo il motivo per cui Elita mi aveva voluto cambiare così brutalmente in una versione più lontanamente simile a lei. Non era stato per possessività, non solo. Era stato un piano, calcolato nei minimi dettagli, forgiato dalla sua esperienza di secoli. L'appartamento bruciato, il fare di me un ricercato a Thunder Bay. Era stato un taglio netto, per strapparmi dalla mia vita ordinaria, per rendermi nomade come lei, capace di sopravvivere con nulla se non il mio ingegno e la mia forza.
Gli amici uccisi, non erano solo vittime, erano ostacoli eliminati per isolarmi, per costringermi a sviluppare quella resilienza brutale che lei aveva affinato. Mi aveva reso simile a lei: solo, diffidente, capace di uccidere se necessario, di fuggire senza voltarmi indietro. Perché sapeva che Eileen avrebbe avuto bisogno di un padre così. Non un uomo comune, con amici e una casa, ma un sopravvissuto, temprato dal dolore, pronto a proteggerla in un mondo che l'avrebbe vista ostilmente. Forse già conosceva o più probabilmente sospettava la propria sorte.
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Eileen era ciò che restava di lei. Di noi. Non solo una bambina, ma un'eredità vivente.
Erano lezioni che lei aveva impresso in me attraverso il dolore. Estremamente intelligente, basata sulla pura e brutale esperienza: non libri o scuole, ma la saggezza del rifiuto, della sopravvivenza. Eileen avrebbe ereditato quello: i suoi occhi di ghiaccio, la luce rossa che pulsava quando il dolore profondo colpiva e metteva sotto stress estremo tutto il corpo
La pioggia continuava a cadere. Guidavo piano, l'auto che sobbalzava su buche piene d'acqua, i fari che tagliavano il grigio del crepuscolo. Nella mia testa, solo ora mi rendevo conto con sorpresa che non sentivo più il suo legame. Quello strano filo mentale che mi aveva tormentato per mesi, i suoi pensieri che si insinuavano nei miei, le sue emozioni che pulsavano come un secondo cuore, era sparito. Un vuoto disturbante, come se mi avessero amputato una parte dell'anima. Non sentivo più il suo sussurro. Era morta, e con lei il ponte che ci univa. Mi sentivo... libero? No, non libero. Vuoto. Un buco nel petto dove prima c'era lei, un silenzio che echeggiava troppo forte.
Poi, mentre mi allontanavo sempre di più da Marquette, verso quella meta isolata un pensiero si fece strada nella mia mente, me lo immaginai con la sua voce: "La tua esistenza avrà un limite, lei invece vedrà il sole sorgere di chi è morto nato dopo di te. Questo è il nostro futuro."
Le parole mi trafissero come una lama fredda, facendomi stringere il volante fino a sbiancare le nocche. La pioggia sembrava amplificarle, ogni goccia sul tetto un'eco del battito che aveva segnato la nostra vita. L'avevo capito in quel momento, con la strada che si perdeva nel buio: era questo il nostro futuro. 15Please respect copyright.PENANAxui4lNHxpA
Non un lieto fine, non una famiglia normale. Eileen era il ponte tra noi.
E io, con la mia forza mortale, dovevo prepararla a quel mondo.
La strada si snodava attraverso colline basse, la pioggia che degradava la neve in fanghiglia grigia, rivelando terra nera e radici esposte. Eileen si mosse nel sedile posteriore, un singhiozzo sommesso che mi fece controllare lo specchietto.
Dormiva ancora, il visino sereno, ma il suo respiro era regolare, forte. L'ho guardata e ho sentito un'onda di amore misto a terrore, amore per quel fagotto che era tutto ciò che restava di noi, terrore per ciò che poteva diventare.
I suoi capelli rame sbiadito catturavano la luce fioca dei fari riflessa. E gli occhi... quando li apriva, erano specchi del blu che aveva definito sua madre, profondi e ipnotici, capaci di trafiggere l'anima.
L'ho immaginata crescere: a cinque anni, alta come una bambina di dieci, con i capelli rame che le arrivavano alla vita. A dieci anni, una giovane donna, forte e indipendente. E io, a quarantacinque anni, ancora duro, ancora forte, con le mani callose e il corpo temprato, pronto a guidarla, a proteggerla dal rifiuto che l'aspettava.
Pronto a crescere Eileen in un mondo che l'avrebbe vista come un'abominio. E ora, con Elita morta, il suo futuro era mio.
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