La stanza era un guscio di silenzio spezzato solo dal pianto debole della neonata, un suono acuto e intermittente che echeggiava contro le pareti umide, mescolandosi al ticchettio incessante della pioggia sui vetri.
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Ero seduto sul bordo del letto, il corpo pesante come piombo, le mani ancora tremanti dal parto, macchiate di un misto di sangue e fluido amniotico che si seccava in croste appiccicose. Il fucile giaceva dimenticato sul pavimento, un relitto inutile in quel momento di caos primordiale.
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Elita giaceva contro i cuscini, il suo petto che si alzava e abbassava in respiri lenti, faticosi, come se ogni inalazione fosse un atto di volontà contro un corpo che si stava arrendendo. La luce rossa che aveva pulsato sotto la sua pelle durante il travaglio ora era svanita, lasciando solo un pallore spettrale, quasi traslucido.15Please respect copyright.PENANApdnZajKIVK
Lei teneva la bambina tra le braccia, quel fagotto minuscolo avvolto in un lembo di coperta strappato, il visino arrossato e contratto dal primo contatto con il mondo. Elita la ammirava con uno sguardo che non le avevo mai visto: non la Elita che conoscevo, qualcosa di più morbido, più umano, un velo di stupore misto a stanchezza infinita.15Please respect copyright.PENANA58nHRIAXog
Le sue dita, lunghe e pallide, sfioravano delicatamente la testolina della piccola, accarezzando i ciuffi umidi di capelli scuri che già somigliavano ai suoi.
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La bambina si agitava debolmente, il suo pianto che si affievoliva in singhiozzi esausti, come se anche lei sentisse il peso di ciò che stava accadendo.
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La guardai, incapace di muovermi, il cuore che martellava nel petto con un ritmo irregolare, un'eco del doppio battito che ci aveva uniti per mesi. Il parto era stato un inferno lento, brutale, ore di contrazioni che l'avevano piegata in due, la sua pelle che si illuminava di quella luce rossa aliena, pulsando come vene esposte in un corpo squarciato.15Please respect copyright.PENANARQ0tqDmsjf
Io l'avevo aiutata, le mani immerse nel caos umido e sanguinolento, guidando la testa della piccola fuori dal suo ventre, mentre lei urlava. Ora, tutto quel dolore sembrava sospeso, un velo sottile che copriva la realtà: Elita era debole, affaticata in un modo che non le apparteneva, il suo respiro un rantolo umido che mi gelava il sangue.15Please respect copyright.PENANAJxscLmOLcQ
Lei alzò gli occhi su di me, quei laghi di ghiaccio che avevano perforato la mia anima fin dal primo incontro, ora offuscati da una stanchezza profonda, antica. Un debole sorriso le increspò le labbra livide, un'espressione che non era trionfo, ma resa. - Tienila,- sussurrò, la voce un filo spezzato che emergeva a fatica dalla gola. - È anche tua figlia.-
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Le sue braccia tremarono mentre me la porgeva, un movimento lento, deliberato, come se stesse affidando un tesoro fragile a mani indegne. Presi la bambina, il suo peso minuscolo contro il mio petto, un calore vivo che contrastava con il freddo che mi invadeva. Lei si agitò tra le mie braccia, il suo visino che si contorceva in un pianto silenzioso, gli occhi che sembravano fissarmi.
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Elita si abbandonò contro i cuscini, il suo corpo che sembrava sprofondare nel materasso, le lenzuola inzuppate che si appiccicavano alla sua pelle. La pioggia fuori continuava, un diluvio che martellava il tetto come un tamburo lontano, un ritmo che sembrava scandire gli ultimi istanti. La guardai, il cuore stretto in una morsa, e vidi la sua debolezza crescere, il pallore che si diffondeva come neve su un paesaggio morente. - Vedi?...- mormorò, le parole che uscivano lente, intervallate da respiri affannosi. -Tutto va... dove deve andare.-15Please respect copyright.PENANAxbVm9WOMh4
Il suo sorriso si allargò appena, sereno, quasi beato, ma i suoi occhi, quegli occhi che avevano visto secoli, erano velati da una pace che mi terrorizzava.
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Mi chinai su di lei, la bambina ancora contro il mio petto, il suo calore un contrasto crudele. -Cosa... succede, Elita?- chiesi, la voce che mi uscì stridula, allarmata, un sussurro disperato che si perse nel rumore della pioggia.15Please respect copyright.PENANARz889Szq4C
Le presi la mano, le dita gelide che si intrecciavano debolmente alle mie, e sentii il suo polso debole, un battito irregolare che mi trafisse come una lama.
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Lei sorrise di nuovo, lo sguardo che si posava su di me con una tenerezza che non le conoscevo, un velo di umanità che emergeva dal suo abisso.15Please respect copyright.PENANA6z3RLntl61
-Finalmente... pace,- sussurrò, le parole che si formavano lente, come se le estraesse da un pozzo profondo. - Secoli di ombre, Alex. Dal Baltico ghiacciato, dove seppellii mio padre... a questa stanza che puzza di te. Ho corso attraverso anni e secoli... sola come un'eco in una foresta morta... tu sei stato... l'incidente che mi ha fermata. Non riuscivo più a staccarmi da te... il tuo tocco mi ha resa madre, per la prima volta. Non prevista... Ma vera.-15Please respect copyright.PENANAue17KSuxqK
Le sue dita si strinsero debolmente sulle mie, un ultimo atto di connessione, mentre il suo petto si alzava con fatica, ogni respiro un rantolo.
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La bambina si agitò tra le mie braccia, il suo pianto che si affievoliva in gemiti sommessi, come se anche lei sentisse il peso di quelle parole. Io non potevo muovermi, il corpo paralizzato da un terrore che mi attanagliava lo stomaco, un nodo freddo che si stringeva sempre di più.
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-Non piangere per me,- continuò Elita, la voce che si affievoliva, un sussurro che lottava contro il silenzio crescente. - Io non ho quasi mai pianto.. Portala nel mondo che ho odiato..Insegnale il calore che mi hai dato...anche solo per un istante. Nella mia eternità, sei stato il mio unico 'qualcuno'... sii il padre che non ho mai avuto.-15Please respect copyright.PENANAkDgicim8Lj
Il suo respiro si fece sempre più debole, un sibilo irregolare che mi sconvolse, un suono che mi trafisse il cuore come una lancia.
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-Elita, no,- mormorai, la voce che si spezzava in un singhiozzo, le lacrime che mi rigavano il viso senza che potessi fermarle. - Non mi lasciare... resisti. Possiamo... possiamo fare qualcosa..-15Please respect copyright.PENANAepMrHDRzZd
Ma lei sorrise ancora, un sorriso debole, sereno, gli occhi che si chiudevano piano, come se stesse scivolando in un sonno da cui non si sarebbe svegliata. - mio... primo nome è Asny,- sussurrò, le parole che emergevano a fatica, un segreto antico che mi donava in quel momento finale. - chiamala Eileen...-
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Poi, un ultimo sussulto le scosse il corpo, un tremito che la percorse dalle dita ai piedi, e i suoi occhi si riaprirono un istante, fissandomi con quello sguardo di ghiaccio che mi aveva catturato fin dall'inizio, un lago profondo che rifletteva tutto il nostro dolore, il nostro amore distorto. -.. ti amo,-sussurrò, l'ultima parola un alito gelido che mi sfiorò la pelle, un suono così debole da essere quasi immaginato, ma reale, devastante.
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Poi, il suo petto si fermò, il respiro che si spegneva come una candela in una bufera, gli occhi che rimanevano aperti, fissi su di me, ma vuoti ora, privi di quella luce che li aveva resi vivi.
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Rimasi lì, immobile, la bambina contro il mio petto che piangeva sommessamente, il suo calore un contrasto crudele con il corpo freddo di Elita accanto a me. Il mondo fuori – la pioggia, il vento, - sembrava lontano, un rumore di fondo in quel silenzio assoluto che mi avvolgeva. Le lacrime mi colavano calde sul viso, mescolandosi al sudore, al sangue secco sulle mani, e io non potevo fare altro che fissarla, il suo volto sereno in morte, come se avesse trovato finalmente ciò che aveva cercato per secoli: pace.
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La stanza sembrava più buia ora, la luce fioca della lampada che proiettava ombre lunghe sul suo corpo, sulle lenzuola inzuppate, sul fagotto tra le mie braccia. Eileen – il nome che mi aveva dato, un'eco di qualcosa di antico, forse un ricordo dal suo passato, si agitò, il suo pianto che si trasformava in un gemito affamato, e io la cullai meccanicamente, il mio corpo che agiva per inerzia mentre la mente affondava in un abisso di vuoto.
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Come poteva essere finita così? Elita, l'essere eterno che mi aveva consumato, ridotto a un guscio vuoto su quel letto. Il suo ultimo "ti amo" mi echeggiava nella testa, un sussurro che mi trafiggeva, un amore superiore, distorto, che non potevo comprendere, ma che sentivo vero nel suo sacrificio.
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Mi accasciai sul letto, il corpo che tremava, singhiozzi che mi scuotevano le spalle come contrazioni residue. Eileen piangeva più forte ora, un suono che mi trafisse l'anima, e la presi di nuovo in braccio, cullandola contro il petto. Il suo corpicino era caldo, vivo, un'ancora in quel mare di vuoto. Ma guardandola, i suoi occhietti azzurri che si aprivano e chiudevano, vedevo lei. Vedevo Elita in ogni linea, in ogni respiro. -Eileen,- mormorai, il nome che usciva come una promessa, un giuramento spezzato. -Papà è qui.-
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