La sveglia sul comodino segnava le 7:03 quando mi svegliai. Il mio respiro formava piccole nuvole nell'aria gelida della stanza. Fuori, il sole invernale di Ogden stava appena tingendo il cielo di un rosa pallido, come un fiammifero acceso troppo lontano per scaldare.
Mi passai una mano tra i capelli neri, corti e rasati ai lati, sentendo le punte ancora umide dal sudore della notte. Avevo fatto strani sogni. Ma quella ragazza, Marty, non era un'allucinazione. Le avevo parlato. Eppure, quando ero corso dietro l'angolo del bar, non c'era stata traccia di lei.
-Eric! Su, sveglia!- La voce di Luke risuonò dal corridoio, seguita da due colpi alla porta. - Se non sei pronto in dieci minuti, ti lasciamo qui a congelare.-
Grugnii una risposta e mi alzai. I miei occhi azzurri, annebbiati dal sonno, si fissarono per un attimo nello specchio appannato del bagno.
Mezz'ora dopo, io e i miei tre amici - Luke, il chiacchierone; Noah, il silenzioso; e Chris, quello che rideva sempre - eravamo in macchina diretti verso il Pineview Reservoir
L'auto sbandò leggermente su una chiazza di ghiaccio, e Chris lanciò un'imprecazione mentre reggeva gli sci da fondo sul sedile posteriore.
-Perché non siamo andati in un posto normale, tipo Park City?- brontolò.
-Perché qui è gratis,- rispose Luke, sorridendo.
Guardai fuori dal finestrino. Il paesaggio era una distesa bianca interrotta solo dagli scheletri neri degli alberi spogli. Il lago, quando finalmente lo vedemmo, era una lastra piatta e perfetta, circondata da pini carichi di neve.
-Accidenti,- sussurrò Noah. - Sembra finto.-
-Sembra morto,- dissi io, senza volerlo.
Sciammo per quasi un'ora, seguendo i sentieri tracciati nella neve fresca. Mi ero lasciato trascinare dal ritmo ipnotico del movimento: il suono degli sci, il respiro che si faceva sempre più regolare nell'aria gelida. Poi, all'improvviso, la vidi.
Marty era in piedi sulla riva, avvolta in un cappotto blu scuro, i capelli neri che le ricadevano sulle spalle. Non portava sci, solo stivali pesanti affondati nella neve. Guardava il lago con un'espressione che non seppi decifrare.
-Aspettate un attimo,- dissi agli amici, rallentando.
-Chi è quella?- chiese Luke, strizzando gli occhi.
-Una ragazza del posto. La conosco.-
-Ah, la conosci,- fece Chris, con un sorriso malizioso. - Allora vai, fatti avanti. Noi andiamo avanti.-
Ignorai il commento e mi diressi verso Marty. Lei mi vide arrivare e sorrise appena, quel sorriso che sembrava sempre nascondere qualcosa di più.
-Non ti aspettavo qui,- le dissi, fermandomi a pochi passi da lei.
-Eppure ci sono.- La sua voce era calma, quasi assente.
-Scii?-
Marty guardò gli sci ai miei piedi e scosse la testa. - Mai provato.-
Non seppi dire perché lo feci. Forse era la luce che le illuminava il viso, o il modo in cui sembrava così fuori posto eppure perfettamente a suo agio in quel paesaggio. Ma prima di pensarci, parlai:
-Vuoi che ti insegno?-
Marty mi fissò, e per la prima volta vidi un'emozione vera nei suoi occhi: curiosità.
-Non sono un'allieva facile.-
-Non sono un insegnante paziente.-
Lei rise, un suono chiaro che si perse nel vento. - Allora siamo pari. -
Passammo i successivi quaranta minuti così: io che spiegavo l'equilibrio, i movimenti, il peso da distribuire. Marty che ascoltava, annuiva, e poi cadeva nella neve con una risatina soffocata.
-È più difficile di quanto sembri,- ammise, dopo il terzo tentativo.
-Lo è per tutti, all'inizio.-
-No, non è quello.- Si tirò su, scuotendo la neve dai capelli. - È che il ghiaccio... mi distrae.-
La guardai, interrogativo.
-Sembra solido,- continuò lei, fissando il lago. - Ma sai che sotto c'è dell'acqua, potrebbe rompersi da un momento all'altro. È un po' come fidarsi di qualcosa che non esiste davvero.-
Non seppi cosa rispondere. Così le mostrai di nuovo come piegare le ginocchia, come spingere con i bastoncini. E lei, stavolta, riuscì a percorrere qualche metro senza cadere.
-Visto? Ce la fai.-
Marty si voltò verso di me, e per un istante ebbi l'impressione che stesse per dirmi qualcosa di importante. Poi il momento passò.
-Grazie, disse semplicemente.
Quando tornammo al punto di partenza, i miei amici erano già lì, che bevevano cioccolata calda da un thermos.
-Allora?- chiese Luke, con un sorriso.
-Allora niente,- risposi, ignorando il suo tono.7Please respect copyright.PENANAlTrV4cRm23
-Marty, loro sono Luke, Noah e Chris.-
Lei annuì, ma non si avvicinò. - Devo andare.-
-Aspetta, possiamo darti un passaggio.-
-No, sto bene a piedi.-
-Ma fa un freddo boia, e...-
-Eric.- Mi interruppe, mettendomi una mano sul braccio. -Ci vediamo un'altra volta.-
Fece un debole sorriso e si allontanò lungo la riva, i passi silenziosi nella neve. La guardai andare.
-Strana tipa,- commentò Chris, avvicinandosi. - Carina, ma strana.-
-Dove l'hai conosciuta?- chiese Noah.
Esitai. - In un bar.-
-E non ti ha detto da dove viene?-
-No.-
Luke sbuffò. - Beh, almeno hai finalmente socializzato con qualcuno che non siamo noi.-
Non risposi. Continuai a guardare la figura di Marty che si allontanava, sempre più piccola, fino a scomparire tra gli alberi.
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E mi chiesi perché, nonostante tutto, quella giornata mi fosse sembrata la più normale da mesi.7Please respect copyright.PENANA6NMIfV4yXL


