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Quella sera trovai quel turno più stancante del solito. Lavoravo al bar di James da quasi quattro mesi, e conoscevo abbastanza i clienti abituali da sapere che amavano tutti troppo alzare il gomito, ma arrivare a rischiare due risse e due scazzottate in una notte sola, era troppo anche al Golden Manhattan pub.
«Ci risiamo,» fece Max, il moro vicino a me, l'altro barman della serata. Mi voltai appena in tempo per vedere che due stavano picchiandosi. Tra la musica alta e le urla dei più, era difficile capire che si stessero urlando contro piuttosto che divertirsi.
«Ogni volta che tu e Allie avete lo stesso turno,» si unì un'altra voce maschile ben più impostata e ilare.
«Praticamente sempre, Mitchum» ribadì Max.
«… qui succede di tutto. Secondo me li attraete voi i pazzi» finì la frase il barista più anziano che ci veniva a trovare solo quando c'era bisogno di una mano in più.
Lo scrutai seria ma tralasciai di rispondere.
«!» Max si lamentò intanto che uno dei due avventori aveva preso una bottiglia di birra dal banco per spaccarla addosso a un altro. Hans, che di solito stava al controllo scala privè, gliela strappò di mano appena in tempo, ma gli attaccabrighe erano diventati cinque e respirai meglio solo quando vidi anche Janson raggiungere il tedesco, uno degli altri due buttafuori che solitamente stavano all'entrata.
Un pugno volò da un biondo a un altro tizio scuro, andò a segno, allora il tizio scuro, alto, moro, parecchio incazzato, tentò un gancio, le forti braccia di Janson lo fermarono appena in tempo mentre Hans fermava il biondo, poi parava un cazzotto di un amico del biondo, e infine entrambi i buttafuori dovettero occuparsi di altri due tizi lasciando i primi; le cose stavano degenerando velocemente e noi barman potevamo solo liberare il banco dai cocci e dai bicchieri. Le mie mani però fremevano per fare qualcosa. Ero conscia delle conseguenze, ma avevo la forza necessaria e i riflessi di una tigre; non fare nulla mi costava sempre caro.
«Qui finisce che dobbiamo chiudere» si lamentò Max con voce roca e affranta. Udii Mitchum borbottare qualcosa ma ero distratta. Inspiravo ed espiravo per calmarmi, non potevo fare nulla, nulla.
Mi accorsi istintivamente di un'ombra alla mia sinistra, Emily, la dolce cameriera che di solito lasciava un sorriso a chiunque le capitasse a tiro, stava scendendo gli ultimi gradini del soppalco privè; era ignara di tutto e non si era accorta della situazione.
«Emily spostati!» le urlai mentre uno dei cinque le stava per finire addosso intanto che lei tornava per posare il suo vassoio pieno di bicchieri. «Al diavolo» mi issai sul banco scivolando poi col corpo contro al tizio assestando un calcio doppio, per poi atterrare sulle mie gambe. «Stai bene?» la guardai.
«Ma che diavolo sta succedendo qui?» fu incredula.
Ebbi giusto il tempo di voltarmi nuovamente che uno dei tanti unitesi alla rissa provò a picchiare anche me. Parai di striscio il colpo che però mi lasciò un labro rotto, e l'attimo dopo un altro tizio si unì al gruppo, un ragazzo alto e ben piazzato dagli abiti sin troppo in tiro per un pub, che però prese le mie difese parando il colpo successivo e tirando un gancio verso quello che mi aveva colpita e poi un montante per sfinirlo.
Sentimmo i poliziotti urlare «state fermi! Fermi tutti, siete tutti in arresto!» e mi scansai di lato mentre i buttafuori spiegavano la situazione e Max mi guardava dritto.
«Tu sei pazza. Che ti salta in mente di finire in una rissa del genere» mi prese in giro con una punta di serietà di troppo nella sua voce. «Tieni» mi passò un tovagliolo per tamponare il labbro.
Lo afferrai senza troppe cerimonie mentre faticavo a domare l'aria.
«Devi stare al tuo posto la prossima volta» mi sentii additare. Una voce sconosciuta. Tenni il tovagliolino tra le mani stringendolo forte, nessuno si permetteva di parlarmi in quel modo. Mi girai. Occhi di un cielo cupo e mascella squadrata mi fissavano decisi. «Ci sono i buttafuori per le risse. Non abbiamo nessuna intenzione di pagare le spese mediche di ragazzine che vogliono fare l'eroe di turno.»
Mantenni la calma solo perché eravamo in un bar. Di solito mi scaldavo per molto meno.
«Vado a disinfettarmi il labbro» spostai gli occhi su Max mentre James si affacciava giusto in quel momento, era sempre l'ultimo ad accorgersi dei casini del suo pub.
«Che diavolo è successo qui?»
«Devi cominciare a cacciare via i cattivi clienti James. Ci sono state già troppe risse, se continui così la polizia ti farà chiudere il locale, spero tu te ne renda conto» la voce dura, calda e impostata di prima ammonì James, che io superavo in quel momento senza dir nulla. Gli occhi color miele del mio capo mi attraversarono, mi osservò senza essere ricambiato, le sue iridi mutarono in dolcezza vedendomi ma non mi fermò, era ormai impegnato col suo amico in una certa discussione, che lasciai indietro mentre passavo oltre la porta basculante che dava sul retro. Lì, per fortuna, c'era sempre un certo silenzio. Pareva che tutto il mondo restasse fuori quella bolla ovattata.
Ero grata che i muri fossero insonorizzati e oltrepassate anche le cucine, vuote in quel momento, andai verso il bagno del personale, terza porta a sinistra nel lungo corridoio del retrobottega.
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«. Avrei voluto picchiare qualcuno» mi lamentai mentre riprendevo a lungo fiato, al sicuro dietro le porte di un bagno comune. Ero sola. Riuscii a pulirmi il labbro: al sapore metallico ero abituata, a quello della sconfitta no. E mi ci sentivo, sconfitta. Essere dietro quel banco, al sicuro, mentre più di cinque persone continuavano a darsela e solo due buttafuori a sedare la rissa. Avrei potuto metterli al loro posto in pochi minuti, e invece, ero dovuta rimanere nelle retrovie. Non era mia abitudine, non prima degli ultimi tempi almeno. Ma era necessario. Ero divenuta così egoista? Ma la libertà per me era più importante, dovevo ricordarmelo. Dovevo ricordarmelo in continuazione per non fare un passo falso.
«Allie, stai bene gioia?» si affacciò oltre la porta dell'antibagno un vocione conosciuto.
«Ehi,» oltrepassò l'entrata comune raggiungendomi ai lavandini dove continuavo a guardarlo oltre lo specchio. «Ti hanno fatto male vedo» provò a farsi vicino ma mi scansai di lato appena in tempo e risi.
«Non è nulla James. Sto bene, è solo un graffio.»
«Come vuoi. Ma non dovevi starci lì in mezzo» anche lui mi rimproverava. Occhi castano miele e sguardo gentile era sempre stato un ragazzone un po' troppo cresciuto ai miei occhi. James però aveva almeno trentacinque anni e la maturità spiccata di chi è dovuto crescere in fretta, proprio come me.
«La dolce Emily si è trovata tra quei fuochi, volevo solo farla spostare dal mare di pugni, sai com'è» minimizzai.
«E per farlo hanno picchiato te. Spero che la polizia li tenga almeno un paio di notti in cella, così si rinfrescheranno le idee.»
Risi per smorzare l'aria. «Dai, torno di là, c'è molto da pulire» lo superai. Mi guardava cupo ma finsi di non vedere e andai verso la porta basculante.
Dietro al bancone c'erano già Max e Mitchum che rimettevano a posto mentre i camerieri cercavano di spazzare via i cocci.
«Il lavoro sporco sempre a noi, eh?» li guardai.
«E a chi se non a noi» borbottò Mitchum.
«E a chi se non a noi» cantilenò Max, quasi una compagnia di pirati si sentivano.
Li superai andando a rimettere a posto bottiglie e bicchieri, lavare alcune stoviglie e fingere di non sentirli canticchiare come due stupidi inventandosi strofe a caso.
«Quindici uomini sulla cassa del morto... Yo, oh oh! [1] Dieci furfanti che cercano un porto... Yo, oh oh! Quindici uomini sulla cassa del morto, poi sono dieci, poi sono cinque... Yo oh oh...»
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Poco più tardi la rissa e finite le pulizie, ormai la gente era andata via tutta dopo l'arrivo di agenti e di manette, ne approfittai per una sigaretta in compagnia prima di tornare a casa.
«Secondo me le persone non sanno più come stare al mondo. Di giorno si stressano a lavoro e la notte finiscono in manette. Spiegami tu se è normale venire al pub per divertirsi e poi finire per ammazzarsi come cani» lo guardai seduti entrambi sulla pila di pedane esterne che attendevano venisse il carpentiere della ditta di fronte a sgomberarle. Il vicolo fumatori dava su un lato del cantiere aperto di un palazzo di nuova costruzione, dove c'erano ponteggi e muri ancora non finiti.
Max mi sorrise sornione. Sputò il fumo in una lunga scia verso l'alto con il suo solito self control e rise «Credevo che anche a te non dispiacesse fare a pugni. Stasera ne hai preso uno pazzesco» rise forte, goliardico, alla sua maniera scanzonata che tanto mi faceva venir voglia di dargli un manrovescio certe volte.
Inarcai un sopracciglio, fumai un lungo tiro e mi girai a dargli le spalle «Sei davvero carino Sanders. Davvero. Torno dentro» mi mossi decisa verso la porta che dava sull'entrata secondaria, posta proprio sotto le scale del privè. Mi sentii poco dopo trattenere per un braccio «aspetta dolcezza, dai, stavo solo prendendoti un po' in giro, non pensavo fossi così permalosa» mi sfiorò i timpani con il suo timbro impostato, quello che gli avevo visto usare più volte per conquistare una donna, anche la sottoscritta, portandosi a casa pochi no – uno dei pochi era il mio ovviamente.
«Devo andare, sono stanca, non vedo l'ora di fare una doccia,»
«Su, altri cinque minuti» fece lo smaliziato. Sapeva che con me non attaccava, ma gli sorrisi comunque tenue.
«Lasciami andare ora» fui gentile ma mi sganciai con decisione.
«Va bene, ma non fare la permalosa con me,» rise forte, ancora. Gli avrei dato volentieri un pugno sul naso a quel punto.
«Allie, se avessi una pistola carica tra le mani al momento, sono certo che mi avresti già sparato dolcezza mia» passò una mano attorno alla mia spalla e avanzammo verso l'entrata.
Appena possibile lo allontanai con decisione. «Visto che sai come la penso Max, vedi di tenere a bada le tue mani» lo squadrai con occhi buio pesto. Parve capire, smise di ridere almeno, «Fatti dare il turno con Ava la prossima settimana, credimi, con me hai solo da perdere,» e mi infilai oltre la porta e dal locale andai nel retrobottega.
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∼Adrian∼
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«James, dobbiamo parlare degli ultimi conti, ho visto alcune problematiche. Ma soprattutto devi spiegarmi perché assumi sempre personale che ha dei problemi» lo guardai incapace di capire il mio amico.
«Non c'è niente da spiegare, Allie è una brava ragazza, al bar se la cava più che bene e sa gestire i clienti molesti» superò la sedia dove ero seduto.
«Se la cava bene,» restai interdetto intanto che lo vedevo rintanarsi dietro alla sua strapiena scrivania da quattro soldi. «Quello me lo chiami gestire i clienti molesti. Vuoi scherzare vero? Prenderle non è gestire, è crearci problemi.»
«Smettila Ad. Allie sa cavarsela ti ho detto. Stasera ci sono state più risse del solito» si intestardì mentre fingeva di non irritarsi.
«Una sola rissa a settimana significa già che c'è un problema, ma più risse del solito, beh, significa che il problema è serio, anzi, direi da knockout» lo rimproverai tentando di far ragionare quel testardo di amico che mi ritrovavo. Se il suo pub stava andando in rovina era anche per via della sua generosità mal riposta.
«Adrian, perché non chiudiamo questo argomento e mi dici cosa davvero vuoi insinuare?» i suoi occhi andarono dritti in meta.
«Beh» tenni tranquillamente una gamba incrociata sull'altra e la mano sul bracciolo a muover piano le dita «Ho saputo che in questi cinque mesi il pub è andato più volte vicino al tracollo. Pare che tu non riesca più a gestirlo come un tempo. Anche i cattivi clienti sono sintomo di cattiva gestione,»
«Sempre pronto a giudicare tu,» sbottò e fece finta di osservare sul suo monitor da Pc mentre abbassava gli occhi «Non va così male. Ho avuto alcune perdite e penso che Ethan non sia di grande aiuto qui,»
«Quando mai tuo fratello lo è stato,»
«Troverò un modo per restare a galla. Poi vedremo,» mi guardò più dritto.
«È ora di un restyling amico mio,»
I suoi occhi mi puntarono quasi sbarrati, poi trovò la forza di calmarsi «ci penserò» lo vidi sorridere. Non me la bevvi, cosa mi nascondi amico mio?
«Quella ragazza comunque non mi convince. Sembra meno ingenua di quel che è. Tu la difendi a spada tratta eppure io ti dico che ci vedo qualcosa di losco. Nessuna delle cameriere o bariste che paghi si sarebbe mai sognata di uscire da dietro al banco per finire contro uno di quei cinque ubriachi.»
«Tu vedi del marcio in tutti Ad. In tutte quelle che non cadono ai tuoi piedi amico mio,» sogghignò e poi rise. Era davvero infatuato capii; ne parlava quasi fosse una dea. Ma io non ero così sciocco, quella donna era di certo molto meno fragile di quanto desse a vedere a James.
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∼Allison∼
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Passando oltre la prima porta alla mia destra sentii delle voci maschili. Mi recai negli spogliatoi, presi la mia giacca e la borsa, e andai a dare un saluto veloce al capo. Di solito nel suo ufficio non si svolgevano mai conversazioni serie, e la sua porta era semiaperta perciò, dedussi che potevo tranquillamente entrare.
«Ciao James, ci vediamo. Di là,» feci capolino nel suo piccolo ufficio, composto solo da una scrivania sul lato destro, un divano due posti più a sinistra, qualche scaffale e scartoffie ovunque, e mi ritrovai a fissare i miei cupi occhi contro i due zaffiri del tizio scontroso di prima. L'aura del suo profumo subito raggiunse le mie narici e chissà per quale motivo, il mio corpo si drizzò quasi stessi cominciando un round dei miei. «Scusate, non pensavo foste impegnati,»
«Entri in un ufficio dove due persone discutono e non pensavi fossimo impegnati» mi scrutò impunemente il tizio scolpito. Indossava giacca e camicia con disinvoltura mentre teneva la caviglia destra sul ginocchio sinistro ma pareva comunque troppo impostato. E quella voce calma e densa pur ringhiando ordini... la odiavo già.
«Non preoccuparti Allie, è tutto okay. Ci vediamo domani allora, cerca di prenderti cura di te, gioia,» James s'alzò per salutarmi, mentre come al solito si permetteva quel nomignolo che mal sopportavo. Ma ovviamente non potevo sempre stare lì a dirgli di finirla, lui era troppo buono e troppo genuino per rimproverargli certe cose.
Mi lasciò un bacio sulla guancia e lo salutai ancora «ci vediamo, stammi bene.»
«Se non ho capito male sei una delle bariste no?» si intromise la voce del ragazzo dell'alta società. Lui e James potevano benissimo avere la stessa età, ma James era decisamente easy, mentre lui era il tipico snob che impartiva ordini senza permesso. Chissà che diavolo ci fa nell'ufficio del capo?
«Qual è il problema, sentiamo.»
James vicino a me rise «Allie è sempre diretta Ad. Lascia stare eh?» propose al suo amico di darci un taglio.
Non si alzò neppure «Devi fare il tuo lavoro. Non voglio più vedere una delle mie bariste invischiata in una rissa,» una delle sue bariste? Sbiancai, guardai James in cerca di spiegazioni, i suoi occhi color miele si schiarirono come in imbarazzo «Sei pregata di stare al tuo posto, ci sono già i buttafuori per quel ruolo» s'alzò tronfio il signorino. Decisamente ben messo con muscoli, corporatura, altezza di un adone greco. Persino le labbra erano scolpite come la sua leggera barba e il contorno del viso. «La tua assicurazione sanitaria non copre i traumi da pugni» mi fu vicino, notai James fargli spazio, quasi che la sola presenza del biondo potesse spostare le montagne. «Cerca di ricordartelo, o mi vedrò costretto a licenziarti.»
«Su su, non dire sciocchezze Adrian,» gli batté una mano sulla spalla il mio capo – quello meno alto – mentre io non indietreggiavo di una virgola, «Allie è una brava barista. Sa come tenere a bada certi clienti, e ha a cuore i suoi colleghi,»
«Ti ho già detto come la penso James, devi cominciare a scegliere la tua clientela. Ho licenziato Thorne per questo.»
«Thorne? Che ha fatto Thorne adesso?» lo interrogai mentre lui era intento a osservare James alle sue spalle.
«I buttafuori non devono far entrare gente come quella nel mio pub.»
«Il tuo pub?» lo guardai e poi guardai James.
I suoi occhi tetri non risposero, con grande calma tornò a sedersi dietro la sua scrivania, molto meno in tensione di me e quel suo nuovo amico. «Siamo soci Allie. E in ogni caso Thorne non è il problema, ma cercherò di scegliere meglio i clienti come dici tu Ad.» fu pragmatico mettendosi al Pc senza più guardarci.
Restai a fissare ancora due minuti il damerino tutto tronfio. Siccome per me la questione era chiusa, mi voltai e andai via. Meglio evitare nuove risse per quella sera. Meglio per lui almeno.
[1] Quindici uomini sulla cassa del morto (Dead Man's Chest) è un canto piratesco apparso nel romanzo L'isola del tesoro di Robert Louis Stevenson


