Non feci in tempo a uscire dal pub dalle retrovie che mi ritrovai un tizio addosso. Avevo notato come tutti se l'erano svignata appena finite le pulizie, persino Hans, che di solito mi attendeva sino a tardi prima di uscire. Quella sera ero sola ahimè. Max poi, forse aveva già preso la sua moto per andarsene mentre perdevo tempo a discutere con quell'idiota del nuovo capo.
Chi lo aveva visto mai quello?
«Ehi, biondina, perché non vieni a succhiarmi il?» mi canzonò un tipo poco alto e biondo scuro. Uno che di solito bazzicava dalle parti del pub mezzo ubriaco se non fradicio.
Erano già le quattro del mattino, avevo notato poco prima di uscire in strada. E non c'era molta gente nei paraggi. Non in quel vicolo a senso unico di certo.
Tenni le mani dentro il mio bomber rosso scuro con tranquillità. Presi dalla parte del marciapiedi per raggiungere l'angolo opposto. New York era sempre un posto carino dove abitare, scrollai mentalmente le spalle.
«EHI, fingi di non vedermi bionda?» era certamente un ubriaco privo di buon senso quello. Avevo voluto dargli una possibilità, ma se lui insisteva.
La sua ombra mi tallonò a due passi come un fantasma.
«Adesso ti fermi» mi si piazzò davanti mostrandosi grosso e assai forte, quasi un orso grizzly. «Ora tu vieni con me, pupa.»
Non mossi un muscolo contrariamente al tizio che agitava un pugno dinanzi ai miei occhi.
«Che c'è, non mi senti? Sei sorda?» .
Non era mia intenzione lasciare tracce, ma il labbro spaccato e la sua insistenza... mi si fiondò addosso provando a colpirmi con un montante, ma fui più lesta schivandolo con un braccio mentre con l'altra mano fermavo l'affondo per poi attrarlo di più in avanti per finirlo con una ginocchiata e una gomitata. Lo lasciai steso a terra e tornai in strada, oltre il vicolo e sulla Second Avenue. Era ora di tornare a casa. Ero stanca.
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∼Adrian∼
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Uscii dalla porta di servizio sul vicolo laterale del pub, James non aveva voluto sentire ragioni mentre io desideravo saperne di più su quella nuova barista, non me la raccontava giusta, ed ero sospettoso già di mio.
Fui presto attratto da una serie di rumori alla mia destra. Restai interdetto, quella donna stava sistemando un tizio in poche mosse e lo lasciava steso a terra come se non le fosse costato nulla più di un battito di ciglia. Finita la rissa si rimetteva le mani nella tasca del giubbino e poi in strada, dileguandosi nella più assurda calma.
«Devo subito dire a Calloway di indagare su di lei. James ha già troppi problemi, non riesce a capire che deve sceglierli meglio i suoi collaboratori» ero infastidito e contrariato e feci del mio meglio per non tornare dentro a rimproverare il mio amico. Andai verso la mia auto dove mi attendeva il mio autista, avevo molte riunioni la mattina successiva, praticamente tra poche ore, ed era meglio riposare almeno un paio di quelle ore. Il problema Allison Hutton avrebbe dovuto attendere.
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∼Allison∼
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«Un'altra serata piacevole eh?» domandai verso Max. Quella sera non c'erano state risse al pub per fortuna, ma qualcuno aveva deciso di fare un disastro con i bicchieri.
«Già» sputò fuori lui senza darmi troppo retta. Stava preparando un ordine di cinque drink diversi ed era super attento che i clienti non si scordassero di pagare prima di levare le tende.
Mi asciugai le mani rapidamente «Vado io, ho capito» lo apostrofai. Visto che gli era impossibile sganciarsi meglio che mi affrettavo a fare un salto nello stanzino delle scope. «La gente non sa proprio divertirsi senza dar noia» mi lamentai piano oltrepassando la porta basculante verso il retro. Ebbi una spiacevole sorpresa, ancora.
«Non ti piace chi ama far baldoria?»
«Lasciami fare il mio lavoro» provai a superarlo ma il suo corpo mi impedì il libero movimento nel corridoio già ristretto.
«Il tuo lavoro è dietro al banco o sbaglio?»
«Qualcuno si è divertito a rompere dei bicchieri, pensi che possa passare adesso?» lo guardai male.
«Adrian. Perché non lasci in pace Allie?» ci raggiunse un'altra figura maschile. Quella sera doveva esserci lui dietro al banco, in cassa, al posto di Mitchum, ma chissà dove si era dileguato per due ore consecutive?
«Ethan.» Si squadrarono male i due doberman.
Conoscevo bene il fratellino vispo del mio capo, in quei quattro mesi era sempre stato cordiale benché dispettoso e incapace di dedicarsi al lavoro per più di qualche minuto di fila.
«Dunque Adrian? Ancora a fare il boss qui?» gli si pose di fronte il bruno. Ben rivaleggiando in stazza ma non molto in altezza con occhi zaffiro.
«Se mi lasciaste lo spazio per entrare, magari» si erano posizionati entrambi a bloccarmi il passo, incredibile.
Il moro fece un sorriso con gli occhi e andò via, tornando al locale, Ethan invece ne osservò tutto il tempo l'andare con sguardo truce.
Finsi di non vedere e mi diressi verso lo stanzino delle scope. Presto raccolsi ciò che mi serviva, compreso lo straccio e andai verso il pub.
«Ehi, piccola,» Mi bloccai a guardare Ethan quantunque odiassi mi si chiamasse in quel modo. «Sta attenta a lui.»
Strinsi gli occhi e non feci troppo caso a quella storia. Poco mi importava di quell'Adrian qualcosa.
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Tornata alla mia solita routine da banconista mi ritrovai ancora a correre, stavolta per versare drink su drink. Ethan alla fine si era nuovamente dileguato e io e Max eravamo un tantino in affanno senza il cassiere.
«Sono tutti esauriti» si lamentò giusto lui.
«Immagino che abbiano avuto una settimana pesante.»
«Io penso seriamente sia stato quello del pub di fronte ad averceli mandati, proprio come quelli di ieri. Secondo me facevano troppo chiasso nel suo piccolo localuccio e gli ha pagato i drink pur di levarseli di torno» rise forte lui. Con il sarcasmo idiota che lo contraddistingueva.
«Mm mm. Quello perde i clienti perché sono troppo difficili Max, come no?»
«E tu che ne sai? Ecco, tieni, una fetta di lime e quello lo stendi di sicuro» si permise di abbellire il mio Rum.
«Togliti ora. Lasciami fare il mio lavoro» lo dribblai finendo i bicchieri di un gruppo di sei ragazzi. Il più vispo ci aveva provato tutta la sera, a ogni giro.
«Quello continua a sbavarti dietro, non ha capito un accidenti di te, dolcezza.»
«Come vuoi» dissi atona e passai gli ultimi due tumbler al biondo sexy di fronte a me incassando i soldi.
«Tieni il resto pupa» mi fece sornione con due fossette proprio interessanti. Peccato che a me, i biondi di solito non piacevano. Non da quando... eliminai quelle immagini dalla mia testa e indifferente dissi «grazie.»
«Sei freddina tesoro.»
«Nessuno mi chiama tesoro, ragazzo.»
«Ma dai, è tutta la sera che ti lascio mance.»
«Ed io è tutta la sera che ti ignoro.»
«Dai bella mora, che c'è, non ti piacciono gli uomini?»
«No, non mi piacciono» lo scrutai malissimo.
«Su. Sei sexy. Perché non fai due giri con me?»
«Vuoi che ci parli io dolcezza?»
«So cavarmela Max» lo fulminai.
«Ovvio. Spero solo tu non gli faccia troppo male» rise il mio simpatico amico barman.
«Senti, stasera, tu e io potremmo» era ancora al bancone, ancora a provarci intanto che i suoi amici lo attendevano al tavolo.
«Tu e io, piccolo principe?» mi stavo stancando e avevo ancora un sacco di clienti in attesa.
«Ma dai, non essere ridicola. Non sono così debole.»
«Levati di torno ora, ragazzino.»
«Ragazzino a me? guarda che se qui c'è qualcuno "piccolo", quella sei tu. Non avrai più di vent'anni e già ti atteggi a gran diva. Ma sentitela.»
«"Povero principino", ti hanno punto sul personale? Dibattere con una donna su chi è il più "piccolo"» lo rimbeccò Max mentre io passavo avanti.
«Ma andate al diavolo, tu e la tua bella.»
Ora sì che mi ero stancata.
«Calma Allie, calmati, lo so che sei una pantera; ma lascialo stare eh?» mi frenò Max prendendomi un polso prima che io avanzassi. «Il tuo gelido sguardo ha già fatto il suo dovere, fidati dolcezza.»
«Certo Max, certo. Non gli avrei fatto nulla comunque» dribblai gli occhi. «Non mi abbasso con scriccioli di cincillà come lui.»
«"Scriccioli, di cincillà"?» rise forte, goliardico mentre tornava a lavoro. «Questa è bella. Non avevo ancora sentito un'espressione simile.»
«Sì, vieni no. Taci ora e finisci quei drink. Qualcuno si sta seriamente stufando.»
«E quel qualcuno chi sarebbe?» mi osservò con malizia.
Lo fulminai è lontana da lui terminai di lavare due bicchieri prima che veramente finissi col sganciare un pugno a qualcuno.
Ero fatta così: ero rissosa. E infatti nell'ultimo ristorante in cui avevo lavorato ero andata via anzi tempo proprio per questo. Non ero buona per fare la cameriera. Chi provava a toccarmi finiva male. E nei ristoranti si sa, difendersi con le mani non è ben accetto, quantunque io dovessi in qualche modo tutelarmi.
Ecco un'altra sera in cui finisco di lavorare piena di rabbia, quella non era una saggia abitudine. Non lo era per nulla.
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