Il cielo era così oscuro e la terra così bianca da farmi sentire come se stessi guardando un paesaggio alieno.26Please respect copyright.PENANA4ZlFSJ3Qoz
Nonostante fossero solo le 14.30 di pomeriggio era ancora notte fonda, e lo sarebbe stata fino al solstizio, quando le giornate finalmente avrebbero ripreso ad allungarsi. Il periodo più buio dell’anno.26Please respect copyright.PENANArxVF2pd0G1
Così appariva il paesaggio da casa mia, circondata da un lato dall’aperta campagna e dall’altro dalla foresta di conifere.
Mi chiamo Veronica Stevenson, ho diciotto anni, lunghi capelli castani ondulati sempre raccolti in una treccia e l’aspetto di una ragazza tipicamente esile, un po’ troppo bassa e coperta di lentiggini. Sono di origini finlandesi, ma la mia famiglia si è trasferita in Estonia circa un anno e mezzo fa, quando la quiete del mio paese è stata turbata per sempre dall’avanzata da est di un paese straniero. Una guerra durata poche settimane, migliaia di vittime e un cambio di bandiera.
L’Estonia, alla pari della Finlandia, è una nazione dal clima rigido e circondata dalle foreste. Oggi più che in passato, visto che la popolazione è drasticamente diminuita rispetto al 2030. Se viveste a Tallinn, dall’altra parte del Mar Baltico coperto dalla banchisa, potreste vedere le luci della capitale finlandese di Helsinki. Io quelle luci non le vedo da un anno e mezzo.
Infilai un cappotto pesante, un berretto di lana grigia, una sciarpa, e uscii nella notte polare. Dietro di me, le luci di casa si spensero automaticamente: i sensori non rilevavano più movimento.26Please respect copyright.PENANAdR1fOvRTDp
Camminavo nella neve alta fino alle ginocchia, il fiato condensato in nuvolette di vapore cristallino. Dopo pochi metri, lasciai la strada e mi addentrai nella prateria innevata. Qui, a causa delle temperature estremamente basse, la neve aveva formato una crosta ghiacciata che reggeva il mio peso senza farmi sprofondare. Faceva davvero freddo.26Please respect copyright.PENANAoY486atZqR
Alte nel cielo, le stelle erano così nitide e allo stesso tempo così remote che era impossibile non perdersi con lo sguardo in quella fredda eternità dove il tempo non esiste. Accanto a Orione, la fiamma celeste di Sirio brillava vivida. Adoravo quella stella. Passavo buona parte del mio tempo solitario ad ammirare il firmamento: mi faceva dimenticare ciò che avevo perduto, anche se solo per poco.
Un breve lampo illuminò il cielo per un istante, poi si dissolse in un centinaio di piccole scintille. Non una stella cadente. L’ennesimo frammento di un satellite abbattuto anni prima.
Me lo ricordavo bene, quel giorno. Tutti i telegiornali parlavano solo di quello: un test atomico della Corea nello spazio. Un EMP, impulso elettromagnetico, aveva disattivato migliaia di satelliti, che erano andati fuori controllo collidendo tra loro. Una reazione a catena, milioni di frammenti, una nube di rottami. Per mesi, i detriti avevano illuminato il giorno e la notte di tutto il mondo sotto forma di strisce luminose, come una pioggia di stelle cadenti che non finiva mai. Sopra il Pacifico, dicevano, si erano viste aurore boreali spettacolari.
Ora cadevano ancora, ma con meno frequenza. Buona parte della nuvola si era dispersa nello spazio o consumata nell’atmosfera. Il mondo, da allora, sembrava prepararsi per una nuova guerra. Tutti lo sapevano. Nessuno ne parlava. Nel frattempo, una grande era di competizione e rivendicazioni spaziali era in corso.
Raggiunsi il bordo della foresta di conifere. Accesi la torcia del cellulare e mi inoltrai nell’oscurità, seguendo la strada che di solito percorrevo. Ora era coperta da un ginocchio di neve: riuscivo a riconoscerla solo dalle impronte che avevo lasciato le volte precedenti. Il disgelo non sarebbe iniziato prima di maggio.26Please respect copyright.PENANASG3ina2irM
Lo scricchiolio della neve ghiacciata rompeva il silenzio a ogni passo. Era buio pesto, e l’aria gelida mi pungeva la pelle del viso. Avrei dovuto coprirmi di più.
Chissà perché, mi tornarono in mente i ricordi di quando ero bambina. Le colline vicino a casa mia in Finlandia, le slitte che sfrecciavano a tutta velocità verso il fondovalle, le grida, gli spruzzi di neve polverosa, i cieli blu quasi stellati delle giornate invernali che si accorciavano. Periodi spensierati. Anche se più di una volta ero rimasta a letto con trentotto di febbre. Bei tempi. Gli occhi mi si appannarono di nostalgia.
Scossi la testa, tornai al presente, inspirai una boccata d’aria gelida. Finalmente, dopo un po’, iniziai a intravedere in lontananza, tra le chiome degli alberi, le prime luci del paese vicino.26Please respect copyright.PENANADWYdbqLcBC
Poi un fruscio.26Please respect copyright.PENANAje9P6zoLPA
Mi bloccai. Tesi l’orecchio. Diressi la torcia verso il rumore. Su un ramo di abete, non lontano da me, accucciato, vidi prima la coda grossa, poi il corpo grigio scuro di un grosso gatto selvatico. I suoi occhi riflettevano la luce come due lampadine verdi al neon.
- Mi hai fatto prendere un colpo - sussurrai.26Please respect copyright.PENANAF8dkKIzMtn
Il gatto non si mosse, continuò a fissarmi. Ripresi a camminare, più velocemente. Nonostante i guanti, non sentivo già più le dita. Quando finalmente attraversai la carreggiata che divideva la foresta dal paesino di Toja, mi sentii più al sicuro.
La foresta innevata è stupenda quando non subentra la notte polare. Ma quando scende l’oscurità, diventa inquietante. Branchi di lupi sono diffusi in Estonia quanto in Finlandia. Ma io la percorrevo lo stesso: era la strada più breve.26Please respect copyright.PENANATB06Cp1fSB
Toja era un paesino mezzo disabitato. Qui abitava Masha Tula, un mio amico, un compagno di scuola di un paio d’anni più grande. Di recente era diventato famoso: era stato selezionato per il Programma Spaziale Baltico. Primo equipaggio umano su Ganimede, la luna di Giove.
Circa un decennio fa era iniziata una seconda corsa alla Luna, con i cinesi che volevano insediamenti minerari. Poi SpaceX era arrivata su Marte, con un insediamento umano autosufficiente. E ora Ganimede. Sotto la sua superficie glaciale, le sonde avevano scoperto un oceano d’acqua liquida, riscaldato dall’attività geotermica. Volevano accedervi. Rivendicare il primato. La solita storia.
Avevano fatto un sorteggio tra i civili del Blocco Baltico, tra i 19 e i 35 anni. E avevano scelto lui.26Please respect copyright.PENANA08BQg7Bvau
Le strade di Toja erano una lastra di ghiaccio: il giorno prima era piovuto per un’ora, e l’acqua si era congelata all’istante. Fortuna che avevo gli scarponi antiscivolo. La casa di Masha era due isolati più avanti, dopo un paio di case abbandonate. Molti, temendo la guerra, se n’erano andati. Ma il vero problema, qui come in buona parte del mondo, era il crollo demografico. Case vuote, paesi fantasma.
Superai due ragazzi che avevano improvvisato una partita a hockey sulla strada ghiacciata, pattini ai piedi, mazze in mano. Li scansai ridendo, e finalmente raggiunsi casa di Masha.26Please respect copyright.PENANAUmBNADGWk4
Mi aprì sua madre. Una donna gentile, che si vedeva in giro di rado. Mi fece accomodare nel salotto. Suo padre russava davanti alla tv. Pochi istanti dopo, sentii Masha scendere le scale di legno. Vide il padre dormire e mi fece segno di parlare sottovoce.
-Ciao - mormorai. - Come stai?-26Please respect copyright.PENANA0smw02EDjc
Si appoggiò allo stipite della porta. Sembrava teso. Le mani infilate nelle tasche dei jeans, le spalle curve.
- Non dormo bene - ammise. - Ma mi conosci. Lo immaginavi, no?-
- Sì. Se vuoi parliamo d’altro.-
- In realtà avrei bisogno di distrarmi. Ti va di fare due passi?-
-Certo. Ti aspetto.-
- Un attimo, mi preparo.-
Salì di corsa. Masha è sempre stato così: un tipo originale, sulle sue. Ma se ti prendeva in simpatia, non ti mollava più. Alto un metro e ottanta, occhi di ghiaccio, corti capelli color rame, magro. Un fisico atletico. Ci eravamo conosciuti poco dopo il mio arrivo. Inseparabili, da allora. Forse perché anche lui veniva da lontano, era migrato da est anni prima.
Mi tirai su la cerniera della giacca. Il freddo, quel pomeriggio, si faceva sentire. Ma era un toccasana per chi ha troppi pensieri: ti riporta alla realtà.26Please respect copyright.PENANABaRBDm1Ucw
Uscimmo. La neve ghiacciata riprese a scricchiolare sotto i nostri passi. Non tornammo verso casa mia, ma ci dirigemmo verso un’altra zona della foresta.26Please respect copyright.PENANAVlkFc3yYZm
- Dove andiamo? - chiesi.
- Un posto dove vado a pensare. A sentirmi in pace. Forse ti piacerà.-
- Vedremo.-
Camminammo in silenzio per un po’. Poi lui cambiò argomento, e la voce gli uscì più tesa di quanto volesse.26Please respect copyright.PENANAYPy8Ui1HQm
- Ancora non ci credo. Tra tutti, proprio me.-
- Puoi sempre rifiutare - dissi.
- Rifiutare un ordine governativo, in piena Seconda Guerra Fredda? - Mi guardò, e per un attimo vidi la paura nei suoi occhi. - Sarebbe come una diserzione. Nessuno mi guarderebbe più come prima.-
-Quanto durerà?-
- Due anni. Tra andata e ritorno.-
Rimasi in silenzio. Due anni.26Please respect copyright.PENANA2QZazTJm8Y
Accendemmo le torce e ci addentrammo nella foresta. Il buio si fece più fitto.26Please respect copyright.PENANA9mnZPmPV7V
- Attenta a non cadere - disse lui. - Ci sono rami sotto la neve.-
- Ok.-
Camminavamo uno dietro l’altra.
-Questo posto mi sembra strano, per sentirsi in pace - ironizzai.
- Aspetta e vedrai. E poi, voi finlandesi non vivete immersi nelle foreste?-
La frase mi punse. Non risposi.
Camminammo per mezz’ora, sempre più addentro nel buio e nel gelo. Poi, in lontananza, sentii un rumore. Uno scroscio d’acqua. Mi ricordai che lì vicino scorreva un torrente, ma non mi ero mai chiesta dove portasse.26Please respect copyright.PENANAkYHqT0Ua8p
Il rumore si fece più forte. Poco dopo arrivammo sulla riva di un laghetto. Una cascata alta un paio di metri, in parte coperta di ghiaccio e neve, si riversava scrosciando. L’acqua del lago era scura come la notte, lastre di ghiaccio galleggiavano sulla superficie.
- Non lo conoscevo - dissi, fermandomi sul bordo.
- L’ho scoperto anni fa, poco dopo essere arrivato - spiegò Masha. La sua voce era più calma, ora. - D’estate si può fare il bagno. Ma l’acqua è freddissima lo stesso.-
-Non è male. La prossima estate potremmo venire a fare… -La frase mi morì in gola.26Please respect copyright.PENANAkfnFgkiGzw
La prossima estate. Lui sarebbe stato a milioni di chilometri da qui, in viaggio verso Ganimede.26Please respect copyright.PENANAFSBqDqbTor
Lui capì. Abbassò lo sguardo.
- Sapere che queste potrebbero essere le ultime volte… che vedo questi posti… - La voce gli si incrinò. - Per due anni. Mi viene un nodo alla gola.-
Non risposi. Cosa potevo dire? Nella penombra, lo vidi guardarmi. Diverso dal solito. Forse è vero che ci si rende conto di ciò che è importante solo quando si rischia di perderlo.26Please respect copyright.PENANAzmeiMwLZF2
Lo scroscio della cascata riempiva il silenzio.
- Non sarai solo, lassù - dissi infine. - Vedrai cose che noi quaggiù non possiamo immaginare.-
- Lo so - rispose, e la voce era di nuovo tesa. Le sue mani, infilate nelle tasche del piumino, si muovevano nervosamente. - Ma per me resteranno sempre estranei. Questa avventura mi eccita, certo. Ma mi fa anche una paura del diavolo.-
Guardai il vapore del suo fiato condensarsi nell’aria. Piccole nuvole che sparivano nel nulla.
-Spero di sapere qualcosa di te, quando sarai lassù - dissi.
- Credo che si possano mandare video-messaggi. Ma più saremo lontani, più il divario di tempo tra un messaggio e l’altro aumenterà.-
-Niente dirette, allora - sorrisi, ma dentro sentivo un peso allo stomaco.
Lui sorrise a sua volta, ma lo sguardo era perso.
- Due anni senza vederti…-
- Quando tornerai sarò ancora qui - dissi, cercando di essere sicura. - Ammesso che la guerra non dilaghi anche qui.-
Lui scosse il capo.
- Non è questo che intendevo.-
I nostri occhi si incontrarono. Il suo sguardo era intenso, diverso. Capii.
- Perché mi hai portata qui?- chiesi.
Masha non rispose. Si limitò a guardarmi. Nel silenzio rotto solo dall’acqua, i nostri respiri formavano piccole nuvole di vapore che si mescolavano nell’aria gelida.
Poi, senza parlare, ci avvicinammo.26Please respect copyright.PENANAwqepUXDTQh
Lui si chinò leggermente. Io mi alzai sulla punta dei piedi. Piegai la testa di lato, la treccia dei miei capelli oscillò, e accostai la mia bocca alla sua. I nostri respiri si fusero in un’unica nuvola di vapore.26Please respect copyright.PENANADyAZloCLgP
Lo scroscio della cascata accompagnò quel lungo momento. Quando ci separammo, mi strinsi a lui. Sentivo il suo cuore battere forte sotto il piumino.26Please respect copyright.PENANAia9978izXf
- Ti aspetterò - sussurrai.
E mentre lo dicevo, pensai a Sirio, così lontana e così nitida nel cielo buio. Pensai ai frammenti di satelliti che continuavano a cadere. Pensai a Ganimede, così lontano.26Please respect copyright.PENANAaK2HyKFi94
E pensai che, forse, l’unica cosa che potevamo fare era stringerci più forte, lì, nel buio e nel gelo, prima che il buio e il gelo ci separassero davvero.26Please respect copyright.PENANARO25YkE5r6


