Non riesco a dormire, nonostante i miei sforzi di tenerti alla larga, sono tutti vani.
Tu, Passato, che mi tieni nell'oscurità del tuo dolore profondo in eterno, voglio dirti che non mi fai paura, ma mi fai solo male. Molte notti insonni a pensare se è una buona idea attraversarti o voltarti le spalle sia l'unica opzione.
Un dolore che non riesco a dare voce fin dai miei primi ricordi, un dolore costante, vacillante solo nei momenti sereni, ma che persiste nel soffocarmi.
Una famiglia, che continuo ad amare, nonostante il dolore continuo che mi procurano.
Una sorella, dove pensavo di poter trovare conforto, non fece altro che colpevolezzarmi, giudicarmi, senza vedere ciò che ero e ciò che sono diventata.
Scrivere, la mia unica fuga, da te passato, da tutto e tutti.
Ma se sono qui a scrivere è perché sono al limite, e chi mi conosce lo sa, se lo sfioro significa solo che anche se scrivo non cambia, non cambia che sono a un millimetro da un altro millesimo crollo. Ad ogni lama che sfiora quel filo mi chiedo se riesco a tornare indietro, a stare bene, perché la mia paura più forte è che una volta caduta da questa parte, io non riesca più ad alzarmi per tornare. La paura costante ad ogni crollo è proprio questa, di rimanere bloccata da quella parte. Perché ogni volta che lo vedo per me è come un buco nero, e faccio di tutto per non tornarci.
A volte sparire non aiuta.
A volte sopprimere come sempre non aiuta.
A volte stare faccia a faccia con la morte non aiuta.
A volte avere paura di te non aiuta.
A volte guardarti nello specchio non aiuta a fermarmi.
Ti rivedo negli occhi di mio padre.
Ti rivedo negli occhi di mia sorella.
Ti rivedo negli occhi disperati di mia madre.
Ti rivedo ad ogni riflesso.
Sparisci. Non puoi.
Ti vedo anche nel sangue di una ferita.
Sei nelle mie vene.
Sei un veleno.
Sei una voce che mi sussurra all'orecchio.
Muori.
Muori.
MUORI.
Fallo così tutto finisce.
Fallo così tutti sono più felici.
Fallo così non senti più niente.
Piangi? Beava, piangi. Fa' sì che quelle lacrime ti brucino fino all'anima.
Piangi, come hai sempre fatto, in silenzio però, non vorrai mica svegliare i tuoi.
Non urlare, nessuno ti deve sentire.
Si, così, affoga dentro le tue lacrime.
Soffoca su quel cuscino.
Stringi i denti.
Sopprimi quella rabbia.
Una goccia per volta.
Fatti del male, te lo meriti. È colpa tua.
Sfaticata.
Trasandata.
Arrogante.
Senza cuore.
Egoista.
Cazzara.
Fai solo stronzate.
Finirai per strada.
Perché vai dallo psicologo? Poteva stella, non riesci da sola?
Vai dallo psichiatra? Bene ti ha dato dei farmaci, ora prendili tutti e soffoca, ma muori in silenzio.
Non è colpa di tuo padre, è solo tua.
Tua.
Sei solo uno sbaglio.
Sin dalla tua nascita.
Dovevi morire come sono morti i tuoi fratelli prima di te.
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