La sala stampa del Palazzo del Governo a Reykjavík era un forno soffocante, nonostante il freddo fuori. Erano le 21:47 del 25 settembre 2029. Fuori, la cenere aveva già iniziato a cadere fitta, un velo grigio che inghiottiva i lampioni e trasformava le strade in un paesaggio lunare. Dentro, le luci dei riflettori mi bruciavano gli occhi, l’aria sapeva di sudore, caffè stantio e paura. Centinaia di microfoni, telecamere di tutte le reti nazionali puntate su di noi come fucili.
Io, Sigrún Hreinsdóttir, geofisica senior dell’Icelandic Meteorological Office, ero in piedi accanto al Primo Ministro. Le mani mi tremavano così tanto che dovetti stringerle dietro la schiena per non farle vedere. Il completo nero che avevo indossato in fretta sembrava già sporco di cenere, anche se ero entrata da una porta laterale protetta. Accanto a me, il Primo Ministro era pallido ma composto, la mascella serrata, gli occhi cerchiati di chi non dorme da tre giorni.
Non c’era più tempo per riunioni, modelli, cautele scientifiche. L’eruzione aveva deciso per noi.
Il Primo Ministro si avvicinò al microfono. La sua voce, amplificata, riempì la sala e, attraverso i collegamenti live, l’intero pianeta.
-Cari islandesi. Parlo a voi in un momento che nessuno di noi avrebbe mai voluto vivere. Alle ore 04:12 di questa mattina, il sistema eruttivo a sud-ovest ha dato inizio a quella che è già la più grande eruzione islandese degli ultimi secoli. La dottoressa Sigrún Hreinsdóttir, che dirige il team di monitoraggio, vi fornirà i dettagli scientifici. Io sarò breve: questo è un evento nazionale di catastrofe. L’Islanda non sarà più la stessa. Vi chiedo di seguire alla lettera le istruzioni di Almannavarnir. Che Dio ci aiuti tutti.-
Fece un passo indietro e mi indicò con un cenno del capo. Era il mio turno.
Presi il microfono. Per un secondo la gola mi si chiuse. Poi parlai, e la mia voce uscì sorprendentemente ferma, anche se dentro di me tutto stava andando in pezzi.
-Buonasera. Sono Sigrún Hreinsdóttir. Quello che stiamo osservando in questo momento non ha precedenti nella storia geologica documentata dell’Islanda moderna.
L’eruzione è iniziata lungo una linea di frattura di circa quindici chilometri, orientata da nord-est a sud-ovest, che si estende verso gli altopiani centrali e la regione a sud-ovest. La fessura ha aperto decine di centri eruttivi simultanei. Abbiamo fontane di lava che raggiungono i 800-1200 metri di altezza. Colate di lava basaltiche si stanno propagando a velocità tra i 5 e i 15 chilometri orari, distruggendo tutto ciò che incontrano sul loro cammino. Stiamo parlando di un evento di tipo fissurale su scala mai vista dal 1783-1784, con Laki.-
Feci una pausa. Sullo schermo alle mie spalle apparvero le immagini in diretta dalle webcam sopravvissute e dai droni: un inferno rosso-arancione che squarciava la notte, colonne di cenere illuminate dai fulmini vulcanici, fiumi di fuoco che avanzavano come sangue vivo sulla terra nera.
-Le conseguenze immediate sono catastrofiche.
Prima di tutto, la cenere. Il vento dominante da nord-nordest sta spingendo il pennacchio verso sud-ovest. Entro le prossime sei ore, tutta la regione sud dell’Islanda, inclusi Selfoss, Hella, Hvolsvöllur, Vík e gran parte della penisola di Reykjanes, sarà sotto una pioggia di cenere densa. Stiamo già registrando accumuli di 2-3 centimetri all’ora in alcune zone. Questo significa blackout elettrici, collasso delle reti di telecomunicazione, impossibilità di voli per un tempo indeterminato. Gli aeroporti di Keflavík e Reykjavík sono chiusi da ore. Le strade principali, la Ring Road tra Hella e Selfoss, sono già impraticabili.
Le colate di lava stanno minacciando direttamente diverse fattorie e infrastrutture critiche.28Please respect copyright.PENANASGnPpcTc9K
Ma non è solo l’Islanda.-
La mia voce si incrinò per la prima volta. Presi fiato.
-Questa eruzione sta iniettando nell’atmosfera decine di migliaia di tonnellate di anidride solforosa, alogeni e particolato fine ogni ora. La colonna eruttiva ha già raggiunto la stratosfera inferiore. I modelli previsionali preliminari indicano che il pennacchio di cenere e aerosol solfatici si sposterà rapidamente verso l’Europa continentale e l’Atlantico settentrionale nei prossimi giorni.
Ci aspettiamo una significativa perturbazione climatica. I raccolti agricoli in Europa saranno devastati. Le compagnie aeree dovranno cancellare migliaia di voli. La qualità dell’aria scenderà a livelli pericolosi in vaste aree.-
Nella sala calò un silenzio di tomba, rotto solo dal ronzio delle telecamere.
Guardai direttamente nell’obiettivo della telecamera principale, quella che trasmetteva in tutto il mondo.
-Questo non è un evento locale. È un evento globale. L’Islanda sta pagando il prezzo più alto, ma nessuno sarà risparmiato. Per noi islandesi segna la fine di un’era. Molte comunità non esisteranno più nella forma che conosciamo. L’agricoltura, il turismo, la stessa geografia del sud dell’isola cambieranno per sempre. Centinaia, forse migliaia di persone perderanno tutto. Case, terre, bestiame, ricordi.
Eppure dobbiamo essere chiari: questa eruzione potrebbe durare settimane, mesi, o anche di più. Non abbiamo modo di fermarla. Possiamo solo mitigare, evacuare, resistere e, alla fine, ricostruire su ciò che resterà.
A chi è ancora nelle zone a rischio: andatevene ora. Non aspettate. Prendete solo lo stretto necessario ,documenti, medicine, acqua, cibo per tre giorni, e seguite le rotte di evacuazione indicate. Lasciate tutto il resto. Le cose si possono sostituire. Le vite no.
Ai miei colleghi scienziati, ai soccorritori, agli operatori di Almannavarnir: grazie. So che state dando tutto. Continuate. Il mondo vi sta guardando.
E a tutti gli islandesi, dovunque siate in questo momento: questa terra ci ha sempre messo alla prova. Ci ha dato il fuoco, il ghiaccio, la vita. Ora ci sta ricordando quanto siamo piccoli. Ma siamo anche resilienti. Lo siamo sempre stati.
Questa è la linea di confine. Il prima è finito stanotte. Il dopo inizia ora.-
Il Primo Ministro tornò al microfono per chiudere, ma io non sentivo più le sue parole. Avevo gli occhi fissi sulle immagini che continuavano a scorrere sullo schermo alle nostre spalle: le fontane di lava che non si fermavano, la cenere che cadeva come neve nera su Vík, su Selfoss, sui pascoli che non sarebbero mai più stati verdi.
Pensai a tutti i colleghi che in quegli anni avevano lavorato con me, ai modelli che avevamo costruito, alle notti passate a discutere se Hekla avrebbe mai fatto qualcosa di simile.
Avevamo sbagliato. Tutti. La terra aveva deciso di superarci.
Quando scesi dal palco, le gambe mi tremavano. Un assistente mi porse un bicchiere d’acqua, ma lo rifiutai. Fuori dalla sala, nel corridoio, mi appoggiai al muro e finalmente lasciai uscire il respiro che trattenevo da ore.
Era iniziato.
E niente, niente, sarebbe mai più stato come prima.
Camminai verso l’uscita secondaria. La cenere batteva già contro i vetri delle finestre come migliaia di insetti impazziti. Il bagliore rosso all’orizzonte era visibile anche da Reykjavík, un’aurora infernale che non tramontava.
Fuori, la notte islandese non era più nera. Era rossa.28Please respect copyright.PENANAumWAG9rgJr


