L’odore era il primo a colpirmi, non appena la porta cigolò chiusa alle mie spalle. Non l’odore della morte, quello lo conoscevo bene, ma l’odore della sua assenza. Un profumo di polvere, di aria stagnante, di cibo che un’esistenza normale aveva lasciato nella dispensa e che ora marciva in un silenzio irreale. Era l’appartamento di Alexa. Vuoto. Sigillato dalla polizia come una tomba moderna. Le mie dita, ancora segnate da tagli e dal gelo, avevano violato con una graffetta metallica la serratura.
Il silenzio mi accolse come un vecchio, scomodo compagno. Non il silenzio vivo della foresta, ma quello morto di un luogo dove la vita era stata interrotta. Rimasi immobile per lunghi secondi, in ascolto. Solo il ronzio fioco del frigorifero, un elettrodomestico che continuava la sua esistenza meccanica, ignaro che la sua padrona non avrebbe più riaperto il suo sportello.17Please respect copyright.PENANAL6fgB9Ap5X
La fame, un’ombra costante si fece sentire con un brivido allo stomaco. Non era la fame feroce che mi aveva spinto a divorare il lupo, ma un bisogno più sottile, più umano.17Please respect copyright.PENANAEIqlHHEdkO
Mi diressi in cucina con movimenti lenti, i miei passi assorbiti da un tappeto economico. Aprii il frigorifero. Una luce fioca illuminò contenitori di plastica, una bottiglia di latte semivuota, un vasetto di sottaceti. Niente di cui nutrirsi. I cassetti e la dispensa furono più clementi: pacchi di cracker, barrette di cereali, scatolame. Ne afferrai una manciata e iniziai a mangiare in piedi, con voracità animale, le briciole che mi cadevano sulle mani ancora sporche di terra e di ricordi. Il sapore era insipido, una caricatura di nutrimento, ma era energia.17Please respect copyright.PENANAsBvmlU7t28
Con lo stomaco parzialmente placato, il mio corpo iniziò a reclamare altre necessità. Lasciai la cucina e mi diressi verso la camera da letto. L’odore di Alexa qui era più forte, un profumo dolciastro di balsamo e di tessuti puliti che si scontrava con la mia puzza di fumo, sangue e sudore. Aprii l’armadio. Vestiti ordinati, maglioni di lana, jeans. Colori normali, per una vita normale. Strappai via i miei stracci che mi pendevano dai fianchi, la giacca che odorava di sudore altrui. Lasciai che cadessero a terra in un mucchio informe, un’altra pelle abbandonata.17Please respect copyright.PENANAe2KrJf5S2P
Indossare i suoi vestiti fu un’esperienza di una violenza sottile e profonda. Sentivo il tessuto, morbido e pulito, aderire alla mia pelle. Una camicia di flanella, un paio di jeans che, sebbene stretti, erano intatti. Erano la veste di una donna che non esisteva più, e io, la sua causa, ne usurpavo l’ultima, innocua identità. Non provai rimorso in quel momento. Solo un pragmatismo glaciale. Era necessario.17Please respect copyright.PENANAMTJ9vFAVzH
Mi spogliai di nuovo una volta che avevo scelto ciò che dovevo indossare.17Please respect copyright.PENANAvFr2LyFGRv
Fu allora che i miei occhi, inevitabilmente, furono attratti dallo specchio appeso alla porta dell’armadio.17Please respect copyright.PENANATDjvOwYzty
E lì mi vidi.17Please respect copyright.PENANACEQhyMVTAJ
Il mio viso era più scavato del solito, gli zigomi affilati, un’espressione di stanchezza eterna incisa negli occhi. Ma non era quello che cercavo. Le mie dita si alzarono, sfiorando i miei seni.17Please respect copyright.PENANAYTqjMArZW7
È lì, tra i miei seni, una linea verticale, brutale e definitiva. La cicatrice. Era nera. Di un nero opaco, profondo, come se qualcuno mi avesse tracciato un solco con un carbone ardente. La pelle attorno era tesa, lucida, di un pallore spettrale. Sembrava una crepa, una fessura nella realtà della mia carne. Un ricordo permanente della notte appena trascorsa.17Please respect copyright.PENANA8UhhakhR1b
Il mio sguardo, attraverso il riflesso, andò oltre l’immagine. Oltre la donna nello specchio. E per un attimo, non vidi la stanza di Alexa. Vidi una capanna di fango, il sapore della fame, una fame così nera e assoluta da divorare ogni altra cosa. L’inverno del 1602, da qualche parte in un villaggio sepolto dalla neve in un angolo dimenticato dell’Europa orientale. Non avevano più niente. Nemmeno i topi. E io, io ero l’unica che ancora si reggeva in piedi. Il ricordo del sapore non era di carne di lupo, ma di qualcosa di più salato, più umano. Un ricordo che non mi provocava né ribrezzo né orrore, solo una stanchezza infinita. Era stato necessario. Come il lupo. Come l’uomo sulla strada. Un eterno ritorno di cui non potevo permettermi di vergognarmi, se volevo continuare a camminare sulla terra.17Please respect copyright.PENANAH5iLyYXlEV
Mi staccai dallo specchio. Il bisogno di pulizia era ora un’urgenza fisica. Dovevo lavare via la foresta, il sangue, il sudore, la memoria di quel sapore antico. Entrai nel bagno, un cubo di piastrelle bianche e fredde. Aprii il rubinetto della doccia e un getto d’acqua inizialmente gelida, poi sempre più calda, iniziò a riempire la cabina di vapore.17Please respect copyright.PENANAEYdvByxRau
Sotto il getto, il mondo si restrinse alla sensazione dell’acqua che mi scivolava addosso. Chiusi gli occhi, lasciando che il calore penetrasse nei muscoli tesi, sciogliendo il gelo che mi abitava. Poi presi il sapone, un blocco profumato di fiori artificiali, e iniziai a strofinarmi il corpo. Le braccia, le gambe, il ventre. La schiuma bianca che colava lungo la mia pelle si tingeva di grigio, portando via lo sporco, ma non le cicatrici, non la memoria.17Please respect copyright.PENANAte80RwJJst
Le mie mani, con movimenti metodici, passarono sui miei seni. La pelle era sensibile, viva. E poi, inevitabilmente, sfiorarono di nuovo la cicatrice nera.17Please respect copyright.PENANALd6DkQNAjC
Un dolore acuto, una fitta profonda e pulsante mi trafisse non la carne, ma qualcosa al di là di essa. Un dolore che era quasi un ricordo fisico di ciò che aveva lacerato i miei tessuti. Trasalii, ma non mi allontanai dal getto d’acqua. Sopportai quella fiamma, lasciando che l’acqua calda la rendesse più acuta, quasi a punirmi, a ricordarmi la mia vulnerabilità.17Please respect copyright.PENANAXay4V4boOZ
E mentre l’acqua mi scivolava addosso e il dolore mi teneva ancorata al presente, la mia mente iniziò a valutare, a pianificare con una lucidità che solo la sopravvivenza estrema può forgiare.17Please respect copyright.PENANAg7VLH3mxlq
Le mie relazioni. Alex non era il primo. C’erano stati altri, attraverso i secoli. Uomini dai sorrisi facili, dagli occhi pieni di un fuoco così vivo e intenso che sapevo sarebbe durato un battito di ciglia, su scala dei miei giorni. Mi attiravano come falene. Li osservavo bruciare, brillare di passione, di arte, di vita vissuta all’estremo. Li proteggevo con una ferocia che a loro doveva sembrare amore, tenendo lontane le ombre più banali che avrebbero potuto spegnerli troppo presto. Ma mi guardavo sempre dal legarmi troppo in profondità. Dall’attaccamento che fa male quando la fiamma, inevitabilmente, si spegne. Perché loro si spegnevano sempre. Loro morivano.17Please respect copyright.PENANAHKAcu4qvy8
Avevo sviluppato, nei secoli, una sorta di risparmio emotivo. Una banca del dolore. Non potevo permettermi di piangere ogni singola vittima, ogni singola anima brillante che il tempo mi strappava via. Altrimenti non avrei mai smesso di piangere. A volte, di fronte a tragedie che scuotevano gli uomini contemporanei, guerre, pestilenze, morti individuali che sembravano il confine estremo del loro orrore, potevo apparire fredda, distante, insensibile. Perché le misuravo su una scala diversa. Le confrontavo con roghi che avevano illuminato intere città, con fosse comuni che avevano macchiato continenti. Era una forma di autodifesa. Un muro che avevo eretto per non impazzire, mattone dopo mattone, secolo dopo secolo.17Please respect copyright.PENANAam7VkUqUBw
E ora, qui, sotto l’acqua calda di un bagno che non era il mio, in un corpo che portava i segni di un uomo che avevo amato dovevo essere spietatamente pragmatica.17Please respect copyright.PENANALtPtZ2Owdm
La mia mano si posò sul mio ventre, piatto per ora, sotto il getto dell’acqua. Lì dentro pulsava qualcosa. Alex. Una parte di Alex. Il legame più profondo e pericoloso che avessi mai creato. Non potevo permettermi di essere una preda, una fuggitiva.17Please respect copyright.PENANAr3F15EhieH
Dovevo fermarmi. Trovare un luogo. Stabile. Calmo. Indisturbato. Un luogo dove poter permettere a questa nuova vita di crescere. Un luogo dove poter essere, per un tempo, non la cacciatrice, ma semplicemente un grembo. Un rifugio.17Please respect copyright.PENANALsXgv9Zk1R
Spensi l’acqua. Il silenzio tornò, più profondo di prima, rotto solo dal gocciolare del rubinetto e dal battito del mio cuore, quel battito solitario che da secoli scandiva il mio personale, infinito inverno. Uscii dalla cabina, l’asciugamano di Alexa ruvido contro la pelle. I vestiti puliti mi aspettavano, un nuovo travestimento. La decisione era presa. Cercavo un posto dove poter dare alla luce non solo un figlio, ma il prossimo, inevitabile capitolo della mia eterna, solitaria esistenza.17Please respect copyright.PENANAEdWW1Wdmve


