Non ricordo come siamo arrivati nel letto.
So che eravamo sul divano, so che i nostri baci si erano fatti più profondi, più disperati, come se ognuno di noi stesse cercando nell'altro qualcosa che non sapeva nominare. So che il divano era diventato troppo piccolo, troppo stretto, che le nostre gambe si intrecciavano in posizioni impossibili e che il bracciolo mi premeva contro la schiena in un punto che avrebbe fatto male il giorno dopo. Ma il passaggio dal divano al letto è un buco nella memoria, un salto che la mente non ha registrato, come quando ti addormenti in una stanza e ti risvegli in un'altra senza ricordare di esserti mosso.
Eravamo sul mio letto. Le lenzuola erano fresche, non le avevo cambiate da una settimana ma quella notte sembravano appena lavate, e il materasso cigolava sotto il nostro peso con quel rumore familiare che di giorno mi irritava e adesso non sentivo nemmeno. Marty era sopra di me, i capelli neri che mi cadevano intorno al viso come una cascata, e il suo profumo, legno bagnato riempiva ogni respiro che prendevo.
Fuori il vento autunnale soffiava contro la finestra con un suono basso e costante, un mormorio che si mescolava al rumore dei nostri baci. Ogni tanto il vetro tremava leggermente, come se una folata più forte lo avesse sfiorato, e la luce dei lampioni filtrava attraverso le tende disegnando ombre mobili sul soffitto. Ma non guardavo il soffitto. Guardavo lei.
Ci baciammo con una lentezza che non avevo mai conosciuto. Non era la lentezza dell'incertezza, del primo bacio in cui non sai cosa fare. Era la lentezza di chi sa esattamente cosa vuole e si prende il tempo per prenderlo. Le sue labbra si muovevano sulle mie con una precisione che mi faceva impazzire, schiacciandosi poi allentandosi, aprendosi poi chiudendosi, e ogni volta che si allontanavo sentivo la mancanza come un vuoto fisico, un buco nell'aria che le mie labbra cercavano di riempire.
-Un momento,- sussurrò lei, e le sue parole erano umide contro la mia bocca.
Si tirò su appena, abbastanza per guardarmi. I suoi capelli mi sfioravano il petto attraverso la maglietta, e le sue mani erano appoggiate sul mio stomaco, piano, come se stesse sentendo il mio respiro. Poi mi prese la maglietta per l'orlo e la tirò su. Non chiese permesso, non esitò. Lo fece con un gesto semplice, naturale, e io alzai le braccia per lasciarla scivolare via. La maglietta mi passò sulla testa e mi ritrovai a torso nudo, con l'aria fredda dell'appartamento che mi pungeva la pelle per un istante prima che il calore del corpo di Marty la scacciasse.
Lei mi guardò. I suoi occhi scesero dal mio viso al mio petto, lentamente, come se stesse leggendo una mappa, e io sentii quel calore sotto lo sguardo, quella sensazione di essere visto davvero, completamente, senza filtri. Poi si chinò e mi baciò sul collo, sotto la mascella, dove la pelle è più sottile e più sensibile. La sua lingua mi sfiorò la pelle, calda e umida, e un brivido mi attraversò la schiena, partendo dalla nuca e scendendo fino alla base della colonna vertebrale.
Le mie mani trovarono l'orlo del suo maglione grigio. Lo tirai su, lentamente, sentendo il tessuto che scivolava sulla sua pelle, e lei si raddrizzò per permettermi di toglierlo. Il maglione le passò sulla testa e i suoi capelli neri si liberarono, ondeggiando per un istante prima di ricaderle sulle spalle nude. Non era un corpo perfetto nel senso delle riviste, non aveva curve esagerate né proporzioni impossibili. Era un corpo vero, con le sue asimmetrie e i suoi dettagli, e ogni dettaglio mi sembrava più bello di qualsiasi immagine potessi aver immaginato.
La baciai sulla clavicola, sentendo l'osso sotto la pelle, il battito del suo polso che risaliva lungo il collo. Lei emise un suono basso, un respiro che si trasformò in qualcosa di più, e le sue dita si intrecciarono nei miei capelli, tirando leggermente.
Le mie mani scesero lungo i suoi fianchi, sentendo la curva della vita, il punto dove la pelle diventava più morbida, più calda. Trovai il bottone dei suoi jeans e lo aprii con un movimento che mi sembrò più agile di quanto fossi mai stato. La zip scese con un suono secco, e lei si alzò appena per permettermi di tirare giù il tessuto. I jeans le scivolarono lungo le gambe, rivelando la pelle delle cosce, e io le baciai l'interno di un ginocchio, sentendo la calore che emanava da quel punto.
Poi toccò a me. Le sue mani trovarono la mia cintura, la aprirono con una destrezza che non mi aspettavo, e i miei jeans seguirono la stessa strada dei suoi, scivolando via e finendo chissà dove sul pavimento dell'appartamento. Restammo in biancheria intima, uno di fronte all'altra, nel buio della stanza illuminata solo dalla luce dei lampioni che filtrava dalle tende. Il vento soffiava ancora, ma non lo sentivo più. Sentivo solo il mio respiro e il suo, e il calore che si irraggiava tra i nostri corpi come un campo invisibile.
Marty si avvicinò di nuovo. Le nostre labbra si trovarono, e il bacio riprese da dove si era interrotto, ma adesso era diverso. Adesso c'era la pelle, la pelle nuda che si sfiorava, che si premeva, che trasmetteva calore e sensazioni che prima il tessuto bloccava. Le sue gambe si intrecciarono alle mie, la sua pelle contro la mia, e io sentii ogni punto di contatto come una scintilla, come un piccolo fuoco che si accendeva e si spegneva e si riaccendeva.
I suoi fianchi si mossero contro i miei, un movimento lento, involontario, e io sentii il calore di lei attraverso il tessuto sottile della biancheria, un calore che non era solo temperatura, era qualcosa di più profondo, più primordiale, che mi risalì lungo la spina dorsale e mi si depositò nello stomaco come un fuoco liquido.
Le tolsi il reggiseno con le dita che tremavano leggermente, non di freddo, e per la prima volta vidi il suo corpo nudo completamente. La luce dei lampioni le disegnava ombre lunghe sulla pelle, illuminando il seno piccolo e perfetto, la curva dei fianchi che scendeva verso le cosce. Era bellissima in un modo che non riuscivo a descrivere, non perché mancassero le parole ma perché le parole sembravano insufficienti, come cercare di dipingere un tramonto con un solo colore.
Mi baciò di nuovo, e le sue mani scivolarono lungo i miei fianchi, sotto l'elastico dei boxer, e li spinse giù. Io feci lo stesso con l'ultimo indumento che le restava, e i due pezzi di stoffa finirono da qualche parte, non mi importava dove. Restammo nudi, uno di fronte all'altra, sotto le coperte che tirai su di noi per scacciare il freddo che non sentivamo più.
E in quel momento, sotto quelle coperte, con la sua pelle nuda contro la mia e il suo profumo che riempiva ogni respiro, sentii tutti i sensi sopraffatti verso di lei. Non era solo il tatto, non era solo la vista o l'olfatto. Era tutto insieme, una sinfonia di stimoli che mi invadeva da ogni direzione e che non lasciava spazio a nient'altro. Il calore della sua pelle era ovunque: sul mio petto, sulle mie gambe, sul mio viso quando mi baciava. Il suo sapore era sulle mie labbra, dolce e salato insieme, con quella nota di pioggia che non se n'era mai andata del tutto. Il suono del suo respiro era nelle mia orecchie, irregolare e caldo, un rumore che mi diceva più di qualsiasi parola. E il suo odore, quel legno bagnato e quella dolcezza fruttata, era così intenso che sembrava aver impregnato le lenzuola, il cuscino, l'aria stessa della stanza.
Un forte desiderio, come non mi capitava da anni. Non da Megan, non da nessuna delle ragazze che avevo visto sparse qua e là negli ultimi tempi senza che niente si trasformasse in qualcosa di reale. Questo era diverso. Questo era un desiderio che partiva da qualche parte basso e profondo, che non aveva niente a che fare con la logica o con la ragione, che non chiedeva permesso e non aspettava conferme. Era un desiderio puro.
Marty doveva averlo sentito, perché mi guardò con quegli occhi scuri e un mezzo sorriso che mi fece perdere ogni residuo di controllo.
-Calmati,- sussurrò, ma la sua voce era tutto tranne che calma.
Non mi calmai. Le presi il viso tra le mani e la baciai con una forza che non sapevo di avere, e lei ricambiò con la stessa intensità, le sue labbra che si aprivano sotto le mie come fiori che si schiudono al sole. Le mie mani scesero dal suo viso al collo, alle spalle, alla curva della schiena, seguendo la linea della spina dorsale fino ai fianchi, e la tirai più vicino, sentendo il suo corpo premere contro il mio in ogni punto.
Il suo seno si appoggiò al mio petto, e la sensazione della sua pelle nuda contro la mia mi fece chiudere gli occhi e emettere un suono che non riconobbi come mio. Le sue gambe si aprirono, e io mi posizionai tra di esse, sentendo il calore di lei contro il mio sesso, un calore umido e impossibile da ignorare.
-Ian..- sussurrò lei.
Mi baciò di nuovo, e io entrai in lei con un movimento lento che mi tolse il fiato. Il calore che avevo sentito finora era niente rispetto a questo: un calore denso, avvolgente, che mi avvolse come un'onda e mi trascinò sotto la superficie. Marty emise un suono basso, un gemito che le uscì dalla gola e mi si depositò sulla pelle come un marchio, e le sue unghie mi affondarono nelle spalle, non abbastanza forte da fare male ma abbastanza da lasciarmi il segno.
Ci muovemmo insieme, lentamente all'inizio, con un ritmo che non avevamo deciso ma che sembrava naturale, come se i nostri corpi sapessero cosa fare senza che le nostre menti dovessero dirglielo. Ogni spinta era un dialogo, ogni movimento una risposta, e il mondo fuori dalla finestra, il vento, i lampioni, il freddo di ottobre, tutto scomparve come neve al sole. C'era solo questo: il suo corpo sotto il mio, il suo respiro nel mio orecchio, il suo calore che mi avvolgeva e mi stringeva e mi faceva sentire come se fossi parte di qualcosa di più grande di me.
Le baciai il collo, sentendo il battito della sua carotide sotto le labbra, veloce e irregolare. Le baciai la clavicola, la curva del seno, il punto sotto l'orecchio che la faceva tremare.
Il ritmo accelerò. Non per decisione, non per scelta. Accelerò perché i nostri corpi lo richiedevano, perché il fuoco che ci aveva spinto insieme adesso bruciava troppo forte per essere contenuto. Le mie spinte si fecero più profonde, più veloci, e Marty le riceveva con un suono a ogni volta, un gemito breve e acuto che si mescolava al rumore delle lenzuola e al vento fuori dalla finestra. Le sue gambe si strinsero intorno ai miei fianchi, tirandomi più a fondo, e io sentii i suoi muscoli contrarsi intorno a me, un abbraccio interno che mi tolse ogni pensiero coerente.
Qualsiasi cosa fosse stata quella serata, il parcheggio del Rusty Nail, Rick con le mani aperte, la lacrima, l'inchino, il freddo tra le scapole, tutto era un ricordo lontano ormai, un'immagine sfocata alla deriva nel lago del tempo, troppo lontana per essere raggiunta e troppo irreale per essere creduta. In quel momento non esisteva niente di tutto ciò. Esisteva solo il suo corpo, il suo calore, il suo sapore, e il ritmo dei nostri respiri che si fondevano in un unico suono.
Le mie mani trovano i suoi fianchi e la tirai su, cambiando l'angolazione, e Marty inarcò la schiena con un movimento che mi lasciò senza fiato. I suoi capelli neri si sparsero sul cuscino come inchiostro versato, e il suo viso era rivolto verso il soffitto, gli occhi chiusi, le labbra aperte, e in quella posizione sembrava così vulnerabile e così forte allo stesso tempo che sentii qualcosa spezzarsi dentro di me, qualcosa che non sapevo di avere.
La presi per i polsi e le alzai le braccia sopra la testa, bloccandole sul cuscino, e la baciai. Lei ricambiò, le sue labbra che si aprivano sotto le mie con una disperazione che mi fece accelerare ancora. I nostri corpi che si scontravano con un rumore umido e ritmico, le lenzuola che si aggrovigliavano intorno alle nostre gambe, il materasso che cigolava sotto di noi come un tamburo.
Marty gemette, un suono più lungo degli altri, e sentii i suoi muscoli contrarsi intorno a me in una sequenza rapida e involontaria. Il suo corpo si tese, la schiesa si inarcò, le dita mi strinsero i polsi così forte che sentii le unghie affondare nella pelle, e poi si rilassò tutto in una volta, come una corda che viene tagliata, con un sospiro lungo e profondo che mi sembrò di aver sentito dentro di me, non solo nelle orecchie.
Il calore, la pressione, il suono del suo respiro, tutto convergeva verso un punto che non potevo trattenere. Vidi bianco, o nero, non so, qualcosa che mi riempì la vista e mi tolse ogni percezione tranne una, quella del mio corpo che si scaricava dentro di lei con una forza che mi fece gemere forte, un suono roco e primitivo che non riconobbi come mio.
Restammo fermi per un istante, il mio corpo sopra il suo, il respiro che cercava di tornare normale. Poi crollai accanto a lei, sulla schiena, con il cuore che batteva così forte da sembrare un tamburo nel silenzio dell'appartamento. Il sudore mi raffreddava sulla pelle, e il vento fuori continuava a soffiare, ma adesso lo sentivo di nuovo, come se il mondo fosse tornato a esistere dopo essere stato sospeso.
Marty si girò verso di me. I suoi capelli erano un disastro, sparsi sul cuscino e sulle spalle, appiccicosi di sudore. Il suo viso era arrossato, le labbra gonfie, gli occhi lucidi. Era la cosa più bella che avessi mai visto.
Si strinse a me, la testa sul mio petto, le gambe intrecciate alle mie sotto le coperte. Il suo corpo era caldo e umido contro il mio, e sentivo il suo cuore che batteva, un ritmo più lento del mio ma comunque accelerato, che si stava calmando piano piano come un'onda che si ritira dopo la tempesta.
Le passai una mano tra i capelli, sentendoli umidi e setosi tra le dita. L'altro braccio era intorno alle sue spalle, e la tenevo stretta, come se avessi paura che potesse sparire, come se il contatto fisico fosse l'unica cosa che la manteneva reale.
Il mio corpo si rilassava lentamente. Il sudore si asciugava sulla pelle, il respiro tornava regolare, il cuore rallentava. Lo stomaco non faceva più male, o forse faceva ancora male ma non lo sentivo, non in quel momento, non con il calore del suo corpo premuto contro il mio e il suo profumo che mi riempiva le narici e la sensazione delle sue dita che disegnavano cerchi pigri sul mio petto.
Il vento soffiava ancora fuori, ma più debole adesso, come se anche lui si fosse stancato. Le ombre sul soffitto si muovevano lentamente, danzando al ritmo della luce dei lampioni, e io le guardavo con gli occhi che si chiudevano piano, il sonno che si avvicinava come un'onda lenta e calda.
L'ultimo ricordo che ho è il suo viso che si avvicina al mio, le sue labbra che si posano sulle mie in un bacio leggero, quasi impercettibile, un bacio che era più un respiro che un gesto. Le sentii vicine, così vicine che potevo sentire il calore della sua pelle e il sapore della sua bocca e il battito del suo cuore attraverso il punto in cui i nostri petti si toccavano.
Poi le mie palpebre si chiusero, e il buio mi prese come un'acqua calma, e non ci furono ombre, non ci fu freddo, non ci fu niente. Solo il suo profumo che mi accompagnò nel sonno come una promessa che non sapevo di aver bisogno.8Please respect copyright.PENANAUruUgzQI6N


