-Fuori.-
La parola uscì dalla mia gola come un sasso rotto, duro e senza levigature. Rick sorrise, mostrando di nuovo i denti gialli, e fece un cenno verso la porta con il mento. Il gesto era teatrale, quasi da vecchio film western, ma carico di una violenza concreta che faceva venire i brividi.
-Dopo di te, eroe,- disse Rick.
Non mi mossi subito. Sentivo ancora la mano di Marty sulla mia, fredda come il marmo d'inverno, ma quando mi voltai a guardarla lei aveva già ritirato il braccio. I suoi occhi scuri erano fissi su Rick, un'espressione che non riuscii a decifrare: non era paura, non era rabbia, era qualcosa di simile alla pazienza di chi osserva un insetto che si dibatte in una ragnatela.
-Ian,- disse lei, piano. -Non andare.-
-Devo,- risposi. -Non posso lasciare che...-
-Lascia che la gestisca io,- disse Marty. La sua voce era un sussurro, ma tagliava il rumore del locale come una lama.8Please respect copyright.PENANAu3pRQVq5z0
Ma io mi stavo già muovendo. Non era coraggio, o almeno non solo. Era qualcosa di più profondo e più stupido, quella necessità primitiva di proteggere lo spazio che stavo costruendo con qualcun altro. Non avrei lasciato che Rick rovinasse questa serata, non con le minacce, non con i ricordi di quella notte nel vicolo che ancora mi perseguitavano.
Attraversai il locale verso la porta, sentendo gli occhi di tutti addosso. Sky che sussurrava qualcosa a Rudy, Thomas che si alzava in piedi con la birra ancora in mano, il barista che si preparava a chiamare la polizia. E Marty, che mi seguiva con lo sguardo, immobile al tavolo.
Rick e l'altro ragazzo mi affiancarono, uno per lato, una scorta di minaccia che mi guidò verso l'uscita. Il ragazzo mormorò qualcosa all'orecchio di Rick, troppo basso perché io capissi, ma Rick scosse la testa. -No. Solo io e lui.-
La porta del Rusty Nail si aprì con un cigolio che mi sembrò una lamentazione. L'aria esterna mi colpì come uno schiaffo bagnato. Il freddo era pungente, quasi violento, un gelo secco che arrivava dal nord e che sapeva di neve imminente. L'asfalto del parcheggio era coperto di una pellicola di brina invisibile ma percepibile, quel tipo di freddo che rende le suole scivolose e il respiro visibile. Sopra di noi, il cielo era una lastra di metallo scuro, senza stelle, con le montagne Wasatch che si stagliavano all'orizzonte come denti neri contro il buio, le cime innevate che brillavano di una luce fantasma.
Feci un passo avanti. Mi tolsi il giubbotto di pelle, lo gettai su una panchina di legno vicino all'ingresso. Non era un gesto eroico, era praticità: il cuoio pesante limitava i movimenti, e sapevo che sarebbe finita a mani nude.
Rick fece lo stesso, lasciando cadere la giacca di pelle. Sotto indossava una maglietta nera attillata che mostrava i muscoli delle braccia, il torace largo. Era più grosso di me, più allenato, con le nocche sporgenti che testimoniavano di incontri precedenti.
-Allora,- disse Rick, avvicinandosi. Il suo alito si condensava in nuvole bianche. -Il campione del Hearthstone vuole fare il duro. Vuoi che ti spieghi cos'è successo a Tyler?-
-Non sono io che ho fatto venire la crisi a tuo amico,- dissi, le mani aperte lungo i fianchi, pronte. -Era già malato. O gli hai dato tu qualcosa prima che arrivassi?-
Rick non rispose. Fece invece un passo avanti e mi spinse con entrambe le mani sul petto. La spinta fu forte, improvvisa, e barcollai all'indietro, i piedi che cercavano presa sul ghiaccio invisibile. Riuscii a rimanere in piedi, ma il cuore mi martellava nelle tempie.
-Non parlare di cose che non capisci,- ringhiò Rick.
Mi raddrizzai. -Non ho capito bene.-
Rick rise, un suono breve e roco. Poi spinse di nuovo. Questa volta ero pronto, o quasi. Inarcai la schiena per assorbire la spinta, ma la forza di Rick era superiore. Indietreggiai di un passo, sentendo il cemento freddo attraverso le scarpe sottili.
-Sei solo un cameriere di merda,- disse Rick, avvicinandosi ancora. -Uno che pensa di essere il protagonista solo perché una sera ha avuto culo. Ma il culo finisce. E adesso paghi.-
Il pugno arrivò veloce. Lo vidi solo all'ultimo istante, un lampo nel buio, e riuscii a spostare la testa solo parzialmente. Il colpo mi prese sulla guancia sinistra, non dove avevo già il livido ormai scomparso, ma un po' più in basso, vicino alla mascella. Il dolore esplose come una stella, caldo e acuto, facendomi girare la testa. Sentii il sapore del sangue in bocca.
Barcollai, ma non caddi. Anzi, il dolore mi diede una chiarezza improvvisa, tagliente come il ghiaccio sotto i piedi. Non era il primo pugno che prendevo in vita mia, e sapevo che se avessi aspettato il secondo sarei finito a terra.
Mi mossi.
Non con i pugni, non ancora. Con il corpo intero. Feci un passo laterale, veloce, e quando Rick si girò per seguirmi, colpii. Miravo allo stomaco, quel punto morbido sotto lo sterno dove il respiro si interrompe, ma Rick si spostò e il colpo andò a finire sulle costole, sul lato destro. Sentii l'osso cedere sotto le nocche, un feedback soddisfacente che mi fece sorridere senza allegria.
Rick grugnì, piegandosi leggermente, ma recuperò subito. -Figlio di puttana,- sibilò, e caricò.
Cercai di schivare, ma il cemento era traditore. Scivolai, persi un istante di equilibrio, e Rick fu su di me. La sua presa era da orso, le braccia che cercavano di circondarmi il collo, ma riuscii a infilarci un gomito, a creare uno spazio. Con la mano sinistra colpii di nuovo, questa volta senza mirare, un colpo circolare che andò a segno sulla tempia di Rick.
Rick indietreggiò, scuotendo la testa. -Sei morto,- disse, e la voce era diversa ora, più bassa, più animalesca.
Mentre diceva queste parole, la porta del Rusty Nail si aprì di nuovo. Non fu un'apertura violenta, ma decisa. Marty uscì nel freddo, il cappotto blu che svolazzava leggermente nel vento del nord. Non correva, non gridava. Camminava con quella sua calma assoluta, le mani nelle tasche, come se stesse attraversando un parco d'estate.
Si fermò a due metri da noi.
-Basta,- disse Marty.
Rick si voltò verso di lei, le spalle larghe che si alzavano e abbassavano con il respiro affannoso. -Te l'ho detto, puttana. Torna dentro. Questo non ti riguarda.-
Marty non si mosse. -Ti sbagli.-
-Levati dal cazzo,- ringhiò Rick, sputando sul cemento. -O ti sposto io.-
Feci per muovermi, per mettermi tra loro, ma Marty alzò una mano. Non mi guardò, tenne gli occhi fissi su Rick, ma il gesto fu inequivocabile. Fermati.
-Ho detto smettila.- disse Marty a Rick. La sua voce era bassa, ma nel silenzio gelido del parcheggio arrivò chiara a tutti. -E non sai cosa stai facendo.-
Rick rise, ma fu una risata forzata, nervosa. -So che sei la troia del cameriere. E so che se non ti sposti, ti faccio male.-
Sentii il sangue salire alla testa per l'insulto, ma prima che potessi reagire, accadde qualcosa di strano. Rick fece un passo verso Marty, alzando la mano come per spingerla, ma il movimento si interruppe a metà. La mano rimase sospesa nell'aria, tremante.
Marty non si mosse. Non fece alcun gesto di difesa. Semplicemente lo guardò. E nel suo sguardo c'era qualcosa che non avevo mai visto prima.
Rick sbiancò. Il cambiamento fu lampante, anche sotto la luce fioca del lampione del parcheggio. Il colore gli defluì dal viso, lasciandolo grigio come la cenere. La mano che era rimasta sospesa ricadde lungo il fianco, ma non per scelta. Vidi i muscoli delle sue spalle che si rilassavano improvvisamente, quasi svuotati di forza.
-Che... che cazzo...- balbettò Rick.
In quel momento, la porta del locale si aprì di nuovo. Uscirono Sky, Rudy e Thomas, seguiti da Jake e dagli altri due del gruppo ostile. La scena che trovarono li fermò tutti: io con il sangue alla bocca e le mani a pugno, Rick immobile come una statua davanti a Marty, e lei, perfettamente eretta nel mezzo, un'isola di calma assoluta in un mare di tensione.
-Rick?- chiamò Jake, incerto. -Tutto bene?-
Ma Rick non rispose. Non poteva. Lo vidi chiaramente, anche se non avrei saputo spiegare cosa stessi vedendo.
La bocca di Rick rimase aperta, le labbra socchiuse, ma non uscì alcun suono. Non un grido, non una minaccia, non un respiro. Solo il silenzio, rotto solo dal vento freddo che ululava tra i pali del parcheggio.
E poi gli occhi.
Li vidi distintamente, anche se avrei voluto distogliere lo sguardo. Erano spalancati. Ma non guardavano Marty. O meglio, guardavano qualcosa dietro di lei, o dentro di lei, qualcosa che io non potevo vedere ma che faceva tremare Rick come una foglia.
Rick cercava di distogliere lo sguardo. Lo vidi muovere la testa, violentemente, verso destra, verso il gruppo di amici, verso il marciapiede, verso l'asfalto. Ma gli occhi non si muovevano. Restavano inchiodati a Marty, fissi, prigionieri di uno sguardo che non erano in grado di sostenere ma dal quale non riuscivano a staccarsi.
Una lacrima scese dalla guancia sinistra di Rick. Stava piangendo senza emettere alcun suono, senza contrazioni del viso, senza alcun segno di emozione umana.
Sentii un brivido che non aveva nulla a che fare con il freddo. Appoggiai una mano sullo stomaco, dove il pugno di Rick mi aveva lasciato un dolore sordo e pulsante, e cercai di capire cosa stesse succedendo. Ma non c'era logica. Non c'era violenza fisica, non c'era arma, non c'era minaccia verbale.
Marty non aveva mosso un dito. Poi, lentamente, Marty distolse lo sguardo da Rick. Lo rivolse verso di me.
-Andiamo,- disse semplicemente.
Rimasi immobile. Il vento del nord mi sferzava il viso, portandosi via il calore, ma io non sentivo nulla. Guardai Marty, poi guardai Rick, poi guardai di nuovo lei.
-Cosa...- iniziai, ma la voce mi si interruppe. Non sapevo cosa chiedere. Non sapevo cosa avessi appena visto.
-Non importa,- disse Marty. -È finita.-
Thomas si avvicinò, barcollando leggermente per l'alcol o per lo shock. -Cazzo, Ian... cosa gli hai fatto?-
-Niente,- dissi, e la parola mi suonò vuota anche a me. -Non ho fatto niente.-
Sky era arrivata accanto a me, i suoi occhi attenti che passavano da Marty a Rick e poi di nuovo a me. -Dobbiamo andare,» disse, prendendomi per il braccio. -Adesso. Prima che qualcuno chiami la polizia.-
Lasciai che mi tirassero. Lasciai che Sky e Rudy mi guidassero verso il parcheggio, verso la mia Chevy o forse verso un altro posto, non sapevo più bene dove fosse la macchina. L'unica cosa che sapevo era che non potevo distogliere lo sguardo da Marty.
Lei camminava leggermente avanti a noi, il cappotto blu che ondeggiava nel vento. Non si voltò a guardare Rick.
Non si preoccupò dei suoi amici che uscivano dal locale con espressioni confuse e spaventate. Camminava con quella sua andatura fluida, come se il marciapiede ghiacciato fosse morbido come terra soffice.
Quando fummo lontani, quasi all'angolo della strada, mi fermai. Mi voltai indietro.
-Ian,- disse Sky, tirandomi per il braccio. -Andiamo. Per favore.-
Il gruppo si divise.
Salii in macchina, e lasciai che la città di Ogden scivolasse fuori dal finestrino, grigia e fredda come sempre.8Please respect copyright.PENANANtnpus0fKI
Ma qualcosa era cambiato.
Marty sedeva accanto a me sul sedile posteriore. La guardai di sottecchi, cercando di vedere qualcosa di diverso. Ma era sempre lei. I capelli neri, il profilo perfetto, le mani intrecciate in grembo.
Troppo calma. Troppo normale.
Mi toccai la guancia dove Rick mi aveva colpito. Il dolore era reale, tangibile. Ma il resto... il resto era come un sogno, o un incubo.
Pensai alla neve sulle montagne, al freddo che saliva dal nord, alla brina che quella notte avrebbe coperto tutto. E pensai a Rick, alla lacrima di terrore.
Guardai di nuovo Marty. Lei sembrava addormentata, o forse solo assorta.
Distolsi lo sguardo e guardai fuori dal finestrino, verso il buio di Ogden.8Please respect copyright.PENANARdkk0hmsvc


