Le strade di Ogden scorrevano fuori dal finestrino come un nastro bianco e grigio, la neve fresca che copriva ogni cosa di un silenzio ovattato che sembrava appartenere a un altro mondo. Guidavo con le mani strette sul volante, le nocche bianche per lo sforzo, gli occhi che si spostavano continuamente tra la strada davanti a me e lo specchietto retrovisore. La spalla pulsava a ogni sobbalzo della Chevy, un dolore ritmico e costante che mi ricordava con crudele precisione ciò che era successo poche ore prima.7Please respect copyright.PENANAgkgUyCmOZr
Dietro di me, a una trentina di metri, seguiva l'altra macchina. Thomas al volante della sua vecchia Subaru grigia, Rudy seduto accanto a lui. Li vedevo nello specchietto, due figure scure dietro un parabrezza appannato, e la loro presenza mi dava un conforto che non avrei saputo spiegare a parole. Non ero solo. Qualunque cosa stesse per succedere, non l'avrei affrontata da solo.
Eravamo partiti dal Rusty Nail da circa quindici minuti, attraversando la città in direzione nord verso la strada che costeggiava il Pineview Reservoir. La casa di Isla nascosta tra gli alberi alla fine di quel sentiero. Ora era diverso. Ora era giorno, e la luce del mattino invernale trasformava il paesaggio in qualcosa di quasi bello, quasi normale, quasi privo di minaccia.7Please respect copyright.PENANAYqJ1sCtB8E
Quasi.
Perché mentre guidavo, mentre la Chevy percorreva le strade semi-deserte di Ogden con il suo rombo familiare e il riscaldamento che soffiava aria tiepida nell'abitacolo, qualcosa mi rodeva. Qualcosa che non aveva un nome preciso, non ancora, ma che si stava facendo strada nella mia coscienza con la stessa ostinazione di un chiodo che si conficca nel legno, un millimetro alla volta.
Un'auto.
Nera, o scura, non riuscivo a distinguere bene il colore con quella luce grigia. Una berlina, forse una Ford, forse una Chevrolet, di quelle che si vedono a decine nei parcheggi di Ogden, di quelle che nessuno guarderebbe due volte perché sono esattamente come tutte le altre. Non aveva niente di speciale, niente di minaccioso, niente che giustificasse l'inquietudine che mi stava crescendo nello stomaco come un'onda lenta.
Ma era lì. L'avevo notata poco dopo essere partito dal Rusty Nail, quando avevo svoltato a sinistra sulla Washington Boulevard e l'avevo vista nello specchietto retrovisore, a una cinquantina di metri di distanza. Non ci avevo fatto caso, all'inizio. Ogden era una città piccola, le strade erano poche, e incontrare le stesse macchine non era insolito. Ma poi avevo svoltato di nuovo, a destra sulla 12th Street, e la berlina aveva svoltato con me. E quando avevo preso la strada che usciva dalla città verso nord, la berlina era ancora lì, alla stessa distanza, con la stessa velocità costante, come se fosse collegata alla mia Chevy da un filo invisibile.
Diedi un'occhiata allo specchietto. La Subaru di Thomas era ancora lì, grigia e rassicurante. Ma dietro la Subaru, più indietro, la berlina scura era ancora presente. Stessa distanza. Stessa andatura. Come un'ombra che non puoi seminare perché non è attaccata a te ma al tuo riflesso.
Sentii un brivido che mi partiva dalla nuca e mi scendeva lungo la schiena, freddo e preciso come una lama. Il cuore accelerò, non di molto, ma abbastanza perché me ne accorgessi. Le mani strinsero il volante con più forza, e la spalla ferita protestò con una fitta che mi fece digrignare i denti.
Pensai a Rick. Pensai al suo coltello, al suo alito che sapeva di alcol, alla sua voce che oscillava tra la lucidità e la follia. Pensai a come mi aveva trovato nel mio appartamento, come mi aveva aspettato come un predatore che conosce il territorio meglio della preda.7Please respect copyright.PENANAk43CElocUA
Se mi aveva trovato una volta, poteva farlo di nuovo. Se sapeva dove abitavo, poteva avermi seguito dal Rusty Nail. Poteva essere stato nel parcheggio, seduto nella sua berlina scura, a guardarmi uscire con Thomas e Rudy, a guardarmi salire sulla Chevy, a decidere di seguirci.
L'intuizione mi colpì con la forza di un pugno.
Rick ci stava seguendo.
Non avevo prove, non avevo certezze. Ma c'era qualcosa nel modo in cui quella berlina manteneva la distanza, nel modo in cui non si avvicinava mai troppo ma non si allontanava mai abbastanza, che mi faceva venire la pelle d'oca. Era il comportamento di qualcuno che non vuole essere notato, di qualcuno che sta pedinando, di qualcuno che sta aspettando il momento giusto.
Premetti il pulsante del vivavoce e composi il numero di Thomas. Il telefono squillò una volta, due, poi la sua voce riempì l'abitacolo.
-Ian? Cosa c'è?-
-Ascoltami,- dissi, con una voce che suonava più calma di quanto mi sentissi. -C'è una macchina dietro di voi. Una berlina scura. È con noi da quando siamo partiti dal Rusty Nail.-
Ci fu un silenzio breve, poi sentii Rudy che diceva qualcosa a bassa voce, parole che non riuscii a distinguere.
-Sei sicuro?- chiese Thomas.
-No. Non sono sicuro. Ma ho un brutto presentimento. Potrebbe essere Rick. Ci sta seguendo, Thomas. Ne sono quasi certo.-
Un altro silenzio. Sentii il rumore del motore di Thomas in sottofondo, il fruscio dell'aria che entrava dal finestrino parzialmente abbassato.
-Cosa vuoi fare?- chiese Thomas, e la sua voce era quella di sempre, calma e misurata, come se stessimo parlando del tempo o del menu del diner.
-Dobbiamo dividerci,- dissi, e le parole mi uscirono con una sicurezza che non sapevo di avere. -Voi prendete una strada secondaria. C'è un bivio circa un chilometro prima della casa di Isla, una strada sterrata che va a est attraverso il bosco. Prendetela. Se invece continua a stare dietro a me, sapremo che cerca me.-7Please respect copyright.PENANA4huwqJaz9K
-E se cerca te?- intervenne Rudy, con una voce che era più alta del solito, tesa.7Please respect copyright.PENANAxZlJQuUtd4
-Allora vado dritto a casa di Isla. È poco più avanti. Non mi fermerò.-
-Ian, sei ferito. Se Rick ti raggiunge...-
-Non mi raggiungerà.- dissi, con una fermezza che non sentivo ma che dovevo fingere. -La casa di Isla è a due minuti dalla strada principale. Non farà in tempo.-
Thomas non rispose subito. Sentii il rumore della sua Subaru che accelerava leggermente, come se stesse valutando le opzioni, come se stesse calcolando le distanze e i tempi nella sua mente con quella precisione che avevo imparato a riconoscere.
-Va bene,- disse, alla fine. -Ci dividiamo al bivio. Ma Ian... se la berlina ti segue fino a casa di Isla, non fermarti nel parcheggio. Vai dritto alla porta. E chiama appena sei dentro.-
-Lo farò.-
-Chiudo.- La chiamata si interruppe, e il silenzio dell'abitacolo tornò a riempirsi del rumore del motore e del vento.
Guardai di nuovo lo specchietro. La Subaru era ancora lì, grigia e solida. E dietro, più indietro, la berlina scura continuava a seguirli, costante e silenziosa come un'ombra.
Il bivio apparve dopo qualche minuto, come avevo previsto. Una strada sterrata che si diramava verso destra, addentrandosi nel bosco con la sua superficie innevata e i suoi alberi che si chiudevano overhead come un tunnel. Thomas mise la freccia, un gesto quasi comico, date le circostanze , e la Subaru svoltò, scomparendo tra gli alberi con un ultimo lampo di grigio.7Please respect copyright.PENANAOfXD7UDkmk
Trattenni il respiro. Gli occhi incollati allo specchietto retrovisore.
La berlina scura non svoltò.
Continuò dritta, passando il bivio senza esitare, senza rallentare, senza nemmeno frenare. E ora, con la Subaru di Thomas sparita nel bosco, la berlina era l'unica macchina dietro di me. Più vicina, adesso. Non molto, ma abbastanza perché potessi vedere che il finestrino del guidatore era leggermente abbassato, e che oltre il vetro appannato c'era una figura che mi fissava attraverso il parabrezza.
Non riuscii a vedere il viso. Non riuscii a distinguere i lineamenti. Ma sentii qualcosa, una sensazione che mi attraversò come una corrente elettrica, un riconoscimento che non veniva dagli occhi ma da un posto più profondo, da quel punto tra le scapole dove il freddo era comparso la prima volta, la notte della rissa nel vicolo dietro il diner.
Rick.
Era lui. Ne ero certo. La certezza mi riempì come acqua gelida, scorrendo in ogni parte del corpo con una chiarezza che non lasciava spazio ai dubbi. Il diversivo non aveva funzionato. Rick non si era fatto ingannare. Aveva visto la Subaru svoltare e aveva capito, con quell'istinto animale che hanno i predatori quando sentono l'odore della preda, che la macchina che contava era la mia.
La casa di Isla era a meno di due chilometri ormai. Potevo vedere gli alberi che si diradavano più avanti, potevo vedere lo spiazzo sterrato dove avevo parcheggiato la sera prima, potevo vedere il tetto della casa vittoriana che spuntava tra i rami carichi di necca come la prua di una nave che emerge dalla nebbia.
Ma la berlina era ancora lì. E si stava avvicinando.
Premetti l'acceleratore, sentendo il motore della Chevy che ruggiva in protesta. Il tachimetro salì, e la strada scorreva più veloce fuori dal finestrino, con gli alberi che si susseguivano come sentinelle sfocate. La spalla urlava a ogni sobbalzo, ma non mi importava. Non mi importava del dolore, non mi importava della ferita, non mi importava di niente se non di raggiungere quella casa, di varcare quella porta, di mettersi al sicuro.
Lo specchietto retrovisore mi mostrò la berlina che accelerava a sua volta, riducendo la distanza con una facilità che mi fece venire i brividi. La sua auto era più potente della mia Chevy, più nuova, più veloce. Se avesse voluto raggiungermi, avrebbe potuto farlo in qualsiasi momento. Forse stava giocando. Forse stava godendo della caccia. Forse stava aspettando che mi fermassi, che uscissi dalla macchina, che mi esponessi.7Please respect copyright.PENANAIxrKXvWMeQ
Ma io non mi sarei fermato.
La casa di Isla era lì, a poche centinaia di metri. Lo spiazzo sterrato era coperto di neve, intatto, senza tracce di pneumatici. Il sentiero che portava alla porta d'ingresso era sepolto sotto una coltre bianca che mi arrivava alle caviglie.
Frenai con una manovra brusca che fece sbandare la Chevy sul ghiaccio, e l'auto si fermò a pochi metri dall'ingresso. Spensi il motore, afferrai le chiavi, e scesi in un secondo, con i piedi che affondavano nella neve e il cuore che batteva così forte da coprire ogni altro suono.
Non guardai indietro. Non volevo vedere la berlina che si fermava dietro di me. Non volevo vedere Rick che scendeva, che mi veniva incontro, che estraeva il coltello che aveva già usato sulla mia spalla. Volevo solo correre, raggiungere la porta, bussare, urlare, fare qualsiasi cosa pur di entrare.
La neve mi rallentava, mi afferrava le caviglie come mani fredde che cercavano di trattenermi. Corsi attraverso lo spiazzo, inciampai su una radice nascosta, mi rialzai senza fermarmi. La porta di Isla era lì, di legno scuro, con quella vernice che si scrostava ai bordi e quel batacchio di ottone che sembrava appartenere a un altro secolo.
Lo afferrai e bussai. Tre colpi, forti, disperati.
Nessuna risposta.
Bussai di nuovo, più forte, con il pugno chiuso, e il legno risuonò sotto le mie nocche con un rumore che echeggiò nel silenzio del bosco.
-Isla!- urlai, con una voce che non riconobbi come mia. -Isla, apri! Sono Ian!-
Sentii dei passi dietro di me. Non dalla casa, ma dalla strada. Passi che scricchiolavano sulla neve con una lentezza deliberata, con una sicurezza che mi fece capire che chi li produceva non aveva fretta.
Mi voltai.
Rick era lì, a una decina di metri da me, fermo all'inizio del sentiero. Indossava la stessa giacca di pelle, e la mano destra era infilata nella tasca con un rigonfiamento che non lasciava dubbi su cosa contenesse. Il suo viso era una maschera di calma, gli occhi freddi e vuoti, le labbra stirate in un sorriso che non aveva niente di umano.
Mi trovavo in mezzo. Tra Rick e la porta di Isla. Tra il coltello e la salvezza.
E non sapevo quale dei due sarebbe arrivato prima.7Please respect copyright.PENANArbaxA4agmQ


