L’ultima colazione a Cricova ebbe il sapore solenne di un pasto prima della battaglia. Nessuno parlava, ma l’energia nella stanza era quasi solida.
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Alexandria aveva ordinato di mangiare abbondantemente: avevano bisogno di ogni caloria, di ogni grammo di forza per quello che li aspettava
Mentre Alexandria e Adrian coordinavano le ultime tattiche, Summer, nonostante le proteste, fu costretta a restare allo chalet.
"Il tuo potere è prezioso, ma sei ancora un bersaglio facile," le aveva detto Alexandria baciandole la fronte.
Il suo potere era appena sbocciato ed era troppo prezioso per essere rischiato in prima linea; lei sarebbe stata il loro ancoraggio magico, pronta a intervenire se le cose fossero precipitate.
Cam, il più silenzioso e letale dei guardiani vampiri, rimase con lei, un’ombra vigile pronta a dare la vita per proteggere la nuova strega della stirpe.
Il resto del gruppo, supportato dai guardiani e dalle guardiane licantropi, salì sui SUV. Destinazione: Cotul Morii, la città fantasma inghiottita dal fango e dal tempo.
L’aria di Chișinău non era mai stata così gelida, ma per la spedizione del gruppo, il freddo era solo un rumore di fondo. Dopo l'atterraggio all'alba, si trasferirono in una baita abbandonata vicino a Cotul Morii in modo rapido e silenzioso.
Quella piccola costruzione di pietra e legno scuro, nascosta tra i fitti boschi moldavi, divenne il loro centro di comando per l’atto finale.
Cotul Morii apparve tra le nebbie come un cimitero di mattoni e ricordi.
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Il villaggio devastato dalle alluvioni del passato, era un ammasso di case diroccate che sembravano scheletri pronti a polverizzarsi e strade mangiate dalla vegetazione.
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Il gruppo, Alexandria, Adrian, le gemelle, i fratelli Scott e la scorta d'élite dei guardiani, avanzò in formazione, con i sensi degli ibridi tesi fino allo spasimo.
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Perlustrarono le rovine una ad una, muovendosi tra pareti scrostate e tetti crollati col fiato sospeso.
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Il silenzio era innaturale, rotto solo dallo scricchiolio dei loro passi.
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Quando giunsero all'ultima abitazione, una struttura pericolante isolata su una piccola altura che dominava il villaggio, l'aria cambiò.
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Un odore pungente di verbena, strozza-lupo e morte investì Alexandria e le sue figlie.
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"Sono qui, lo sento" sussurrò Alexandria, sfoderando i suoi pugnali di legno, gli occhi che brillavano di una luce ferina.
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«L'odore del sangue dei Warren. È qui.»
Non ebbero il tempo di pianificare l’irruzione.
All'improvviso, ci fu un forte boato.
Dalle ombre delle pareti marce e dai soffitti crollati, decine di sicari di Craven — vampiri rinnegati e lupi assetati di sangue — emersero come spettri scagliandosi contro di loro.
Iniziò una battaglia feroce.
Le gemelle combattevano con una grazia letale, usando la forza di tre stirpi per respingere gli assalitori.
La precisione chirurgica dei fratelli Scott trasformò la casa in un inferno di urla e polvere, armati di balestre caricate con dardi alla verbena e pugnali trattati con lo strozzalupo, formavano un cerchio difensivo umano di una tenacia incredibile.
Nel caos del combattimento, mentre il sangue macchiava la polvere di Cotul Morii, Adrian capì che quello era il suo momento.
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Sapeva che Alexandria e i guardiani avrebbero tenuto impegnato il grosso delle truppe.
Nonostante l'ordine di restare uniti, un istinto viscerale lo spinse ad agire.
Approfittando di una carica dei guardiani che aveva distratto il grosso dei nemici e sfruttando il suo "silenzio" — l'assenza totale di segnale magico che lo rendeva invisibile ai sensi dei mostri — scivolò verso una botola seminascosta sotto un tappeto ammuffito.
Scese nella cantina, un antro freddo e umido che puzzava di morte e magia nera e illuminata da poche torce tremanti.
In un angolo, incatenato con ceppi imbevuti di verbena che gli bruciavano la pelle e ridotto all'ombra di se stesso, c'era un uomo dai capelli corvini, pallido, emaciato, ma i suoi occhi brillavano ancora di una sfida regale.
«S-sebastian?» sussurrò Adrian, avvicinandosi.
"Sei qui per me, umano?" gracchiò Sebastian con voce roca.
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"Sono qui per riportarti a casa," rispose Adrian, afferrando una sbarra di ferro per scardinare le catene.
Ma prima che potesse riuscire a liberarlo, una voce glaciale rimbombò nella stanza..
«L'umano è coraggioso, ma non credo che glielo permetterò. »
Dalle ombre dell'angolo più buio emerse Craven, gli occhi iniettati di un odio millenario che sprizzavano follia.
Non era un mostro deforme, ma un uomo dall'aspetto aristocratico e gelido.
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Senza una parola, Craven si scagliò su Adrian. La lotta fu furiosa. Craven era più veloce e forte, ma Adrian aveva dalla sua la disperazione di chi ha tutto da proteggere.
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Craven lo scagliò contro una parete, Adrian sentì le costole incrinarsi.
Quando tutto sembrava perduto e Craven si preparava a sferrare il colpo di grazia, Adrian strinse i denti.
Mentre Craven si avvicinava per il colpo di grazia, con un movimento fulmineo, approfittando dell'arroganza del vampiro che non lo considerava una minaccia, estrasse il paletto benedetto che Alexandria gli aveva affidato.
Con un urlo di pura determinazione, Adrian evitò l'artiglio del vampiro e conficcò il paletto dritto nel cuore di Craven.
Il nemico rimase paralizzato, la bocca aperta in un'ultima imprecazione, emise un grido che sembrò squarciare la terra stessa, prima di polverizzarsi in un cumulo di cenere grigia.
Pochi istanti dopo, Alexandria e il resto del gruppo, vittorioso e seguito dai pochi seguaci di Craven che, vedendo le ceneri del loro padrone, si inginocchiarono, giurando fedeltà alla corona dei Warren pur di aver salva la vita, fecero irruzione nella cantina.
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Vedendo Sebastian vivo, Alexandria crollò in un pianto liberatorio, mentre i guardiani liberavano finalmente il Re dai ceppi.
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Fu solo quando uscirono alla luce fioca del tramonto che Alexandria si accorse che qualcosa non andava.
Adrian camminava a fatica ed era pallido, la camicia bianca era inzuppata di un rosso troppo scuro.
La gioia del ritrovamento fu smorzata da un grido disperato di Alexandria
«Adrian! No!» che lo afferrò prima che cadesse.
Solo allora si accorsero che Adrian era stato ferito gravemente durante lo scontro: uno squarcio profondo al fianco, inflitto dalla magia di Craven, stava drenando le sue forze e gli stava facendo perdere conoscenza.
"Non morirmi adesso, Scott... non dopo tutto questo," sussurrò Alexandria.
Senza esitare, si incise il polso con una zanna e accostò la ferita alle labbra di Adrian.
«Bevi,» ordinò con voce tremante d'amore. «Il mio sangue ti guarirà.»
Fu un momento sacro. Il sangue della Regina, carico di millenni di potere, vita e di una potenza rigeneratrice immensa, fluì nelle vene dell'uomo guarendo le carni e legandoli per sempre in un modo che andava oltre ogni patto o profezia.
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In pochi minuti, il respiro di Adrian tornò regolare.
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La ferita si chiuse sotto gli occhi increduli degli gemelli, non lasciando nemmeno un segno.
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Adrian aprì gli occhi e sorrise debolmente.
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"Sapevo che avevi un buon sapore, Warren."
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Il gruppo, esausto ma finalmente completo, lasciò la città fantasma.
Mentre i SUV tornavano verso Cricova, la sagoma di Sebastian al centro del gruppo simboleggiava la fine di un incubo.
La guerra era finita e la famiglia era di nuovo unita.
Fecero ritorno allo chalet di Cricova, dove Summer li accolse tra le lacrime.
Restarono lì per una settimana intera: un tempo necessario perché Sebastian, nutrito e curato, recuperasse le forze minime per poter affrontare il volo.
Furono giorni di riposo, di silenzi condivisi e di una pace che non assaporavano da mesi.
Infine, con il Re al loro fianco, il gruppo lasciò la Moldavia.
La guerra era finita, ma la storia degli Scott e dei Warren era appena iniziata.55Please respect copyright.PENANAK3evOc7SWu


