Era tardi, sin troppo tardi. Presi rapidamente un taxi, andai a casa a lavarmi nonostante l’ora e riuscii a raggiungere il locale solo per le sette. Era stato un inferno. Due attacchi verbali di quell’O’Connor in un solo giorno, senza contare la notte prima, e la corsa mattutina oltre che la palestra. Sperai veramente che ci fosse un’assenza in massa di clienti per quella sera. Così per una volta avremmo chiuso prima ed io sarei potuta andare a letto subito. Ero esausta.
«Ciao James, come va?» entrai al pub dal retrobottega come di consueto. Subito incontrai il grande capo col viso chino sul suo tablet.
«Ciao Allie. Ti vedo distrutta tesoro, che ti è successo oggi? Non è che in quella palestra hai usato anche le tue ultime energie?» Al telefono gli avevo dovuto spiegare a “grandi linee” il motivo del mio ritardo.
«Affatto capo» andai verso lo spogliatoio seguita da lui.
«Mah. Ti vedo avvilita. Che ti è successo, sii sincera. Lo sai che con me puoi parlarne» fu amorevole.
Appesi la borsa sull’attaccapanni e lo fissai.
«Ascolta James: ho bisogno di farti un paio di domande.»
«Si tratta per caso di un uomo che io conosco?» Mi pentii subito di aver sollevato l’argomento. «Va bene, ti ascolto, niente pregiudizi» mise le mani avanti.
«È proprio necessario che quell’Adrian O’Connor stia sempre qui tra i piedi?»
Lo sentii esplodere in una grassa risata.
«Siamo soci Allie cara. Ha un terzo del mio pub.»
«Non l’avevo mai visto prima, quindi potrebbe continuare a non farsi vedere esattamente come prima» sbottai astiosa.
«Su, non fare così. Vorrei che andaste d’accordo» mi raggiunse ancora cercando di rabbonirmi coi suoi occhioni da furbacchione.
«Chi deve andare d’accordo, James?»
«Ethan, proprio te cercavo. Vieni, c’è del lavoro arretrato che ti aspetta.» Il fratello di James mi osservò storto. Quasi geloso.
«Certo, vengo. Ma dopo ho una piccola reunion con degli amici. Facciamo in fretta.» I due si allontanarono intanto che io mi affrettavo a sistemarmi. Ethan era un ragazzo dolce, certe volte, ma molto più spesso impiccione. James lo sapeva e di conseguenza lo teneva stretto. Quando ci riusciva.
«Allie, meine schatz, come va oggi? Sembri pronta a salire su un ring, ragazza» rise ilare. E non immaginava quanto fosse vicino al vero.
«Hans. Qual buon vento amico mio. Buon lavoro» mossi in aria la mano salutandolo e defilandomi alla svelta.
«Meine schatz, tu non me la racconti giusta. Andiamo a bere qualcosa a fine turno, ci conto.»
«Vedremo Hans. Vedremo» dichiarai ormai distante diversi passi. Superai svelta l’ufficio di James dove Ethan, seminascosto dalla porta non del tutto chiusa, mi osservò curioso e dubbioso insieme. Questi uomini. Volevano proprio sapere tutto. Ma una donna non può mantenere un certo alone di mistero?
«Cazzo» frenai entrambe le gambe quasi avessi i pattini a rotelle e il blocco nella parte posteriore. «Sempre tra i piedi» riuscii ad arrestarmi un millesimo prima di finirgli addosso.
I suoi occhi sbarrarono la strada al mio cuore ma non disse nulla. Duro e ligneo si preoccupò solo di restare di marmo. Lo oltrepassai senza esitazione. Mi odiava, ne fui certa. In quel momento più che mai capii quanto mi odiasse. E non mi era ancora chiaro il perché.
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∼Adrian∼
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«Misha, sei la solita canaglia.»
«Taci Ethan. Tu non capisci i veri valuori della vita.»
«E li comprendi tu?»
«Adrian, ti conviene teniere a bada il tuo amico. Io potrei seriamente picchiarlo stanuotte» rise forte, goliardico. Quei due si odiavano e pur tuttavia, andavano perfettamente d’accordo a far baldoria e azzannare conquiste femminili.
Alzai il mio bicchiere di whiskey nella sua direzione ma non mi espressi. Avevo la testa altrove.
«Dai, Adrian, non fare il guastafeste» insisté Ethan. Era già più che ubriaco.
«Non intendo fare da pacere per nessuno di voi stanotte» mi limitai a dire. Quella Allison continuava a tormentare i miei pensieri. Quel bacio. Dannazione com’ero caduto in basso.
Com’era potuto succedere? lì, in quella fottuta palestra del cazzo. Che mi era saltato in testa?
«Adrian, brinda con nuoi. Duobbiamo festeggiare questa benedietta transazione o no stasiera? Voglio che fai portare altra vodka per me.»
«Chiama un cameriere, Misha, non solo il tuo lacchè» mi stufai. E m’alzai.
«Te ne vai? di già?» Fannie mi aveva stancato tutta la sera con la sua costante ricerca di attenzioni.
«Ho del lavoro da sbrigare.»
Quegli schiamazzi continui e quelle urla di giubilo mi urtavano.
«Tu lavori persino quando il lavoro è ormai finito» si preoccupò di precisare Ethan. Lo detestai.
«Devo andare, è tardi. Ci vediamo domani.»
«Lascialo pierdiere. Lui si alza presto la mattina. Ricordi Ethan? Ci sarà più ragazze per noi stanuotte.»
«Ah no. Se Adrian va via vado via anch’io» si lamentò la mia ex dai capelli color rosso acceso. Mi ricordava sempre un po’ mia madre. Forse per questo motivo l’avevo subito mollata.
«Buonanotte.»
«Buonanotte Adrian. Sta attento con la tua bella» rise forte Ethan, seguito dalla sua nuova conquista bionda. Una delle tante. Se James avesse visto tutte quelle con cui flirtava…
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Andai oltre le tende dei separé e mi diressi verso le scale.
«Aspettami Adrian. Ti va di darmi un passaggio?» fece la voce dolce Fannie.
«Non sto andando a casa, Fannie. Devo lavorare» fui scontroso, forse troppo. Quei suoi occhi solitamente meravigliosi del colore dei cobalti divennero corrucciati e rossi. «Mi spiace. Non voglio offenderti» le sfiorai la guancia. «Ho molto lavoro arretrato qui al pub. Sono mancato mesi,»
«Capisco. Allora ci vediamo» mise il broncio lei.
«Ci vediamo.»
Non riusciva proprio ad assimilare che tra noi non ci sarebbe mai stato più nulla. E Misha che l’aveva pure invitata.
Gli farò una bella lavata di capo domani stesso non appena si sarà ripreso abbastanza dalla sua sbronza.
«Hans, sai dov’è James?»
«Adrian. Sì; nel suo ufficio. O almeno era lì mezz’ora fa.»
«Ottimo.» Attratto da una strana forza sconosciuta lanciai un’occhiata fugace verso il bancone. Lei mi intercettò nello stesso istante. Mi sentii fremere così tanto…
«Con lei è meglio che ti astieni Adrian. È una donna forte, ed è anche intoccabile per te.» Scrutai gli occhi duri di quella voce.
«Dovresti farti un po’ gli affari tuoi. Chiamami Max e digli di venire a portarmi un whiskey tra cinque minuti.»
«Perfetto. Eppure sai bene che Max non verrà.»
«E tu sai che Max è l’unico a cui concedo di entrare in quell’ufficio.»
«Come vuoi Adrian. Sta alla larga da Allie» continuò la sua assurda minaccia il buttafuori.
Lo ignorai e andai per la mia strada.
Io e lei ci bruciammo nello stesso istante in cui scesi le scale e la vidi ancora. Si era spostata verso la cassa e fummo piuttosto vicini mentre attraversavo la porta del retrobottega.
Era delirante.
Due fulmini in contrasto.
Dovevo assolutamente togliermela dalla testa. E dovevo saperne di più sul suo conto. Chissà perché tutti tendevano a difenderla? La conoscevano solo da qualche mese poi. Era stata veramente brava dunque, a tessera la sua tela.
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∼Allison∼
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«Tutto bene Allie?»
«Sì Max, tutto bene.»
«Stai strofinando così forte quello straccio su quella parte del bancone, che quasi penso tu voglia farci un buco, dolcezza.»
«Ma va. Sto solo pulendo.»
«Se vuoi parlarne,» mi diede una spallata amichevole. «Immagino che il socio di James ti abbia già dato dei fastidi.»
«Ma quali fastidi?»
«Okay, okay. Smettila ora di strofinare, eh?»
Mi accorsi solo in quel frangente che avevo passato così tante volte il panno sullo stesso punto, che tra un po’ veniva via anche la vernice. «Stacco un attimo, vado a fumare. Sai se James ha lasciato delle sigarette?»
«Prendi pure le mie, tieni» mi lanciò quelle che aveva nella tasca dei suoi pantaloni e le presi al volo. «Afferra anche questo» mi lanciò il suo accendigas. «Dopo lo rivoglio, me l’ha regalato Giorgina» fece l’occhiolino.
«Grazie» lo guardai storto.
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Subito mi diressi nella zona fumatori poco distante dal bancone. Quella che si trovava giusto oltre la porta sotto le scale di destra. Uscii fuori e mi accesi una sigaretta. La gente cominciava a scemare e potei permettermi una piccola pausa. Di cui avevo comunque assolutamente bisogno prima di mandare a quel paese qualcuno. Appoggiai le spalle tese alla parete dietro e imprecai tra me. Fortuna ero sola. «Come lo detesto.» Odiavo i tipi come Adrian. Così presuntuosi da pretendere che il mondo finisse sempre e comunque ai suoi piedi. «Lo odio!»
«Chi è che odi tu?»
«Hans! Mi hai spaventata.»
«Sul serio fräulein[1]? Tu non ti spaventi di nulla di solito.»
«Va beh, come vuoi.»
«Mi lasci accendere?»
«Fa pure.» Avvicinò la sua sigaretta alla mia e diede fuoco. Io cercavo sempre di non comprarne, e malgrado ciò, poi finivo con doverle chiedere a Max e alla fine della settimana le compravo a lui. Che idiozia.
«Che c’è? Sei seria.»
«Io sono sempre seria.»
«Ma dai. Cosa ti disturba?»
Lo guardai obliquo però non dissi nulla. Le mie battaglie le vincevo da sola.
«Okay fräulein. Vuoi che ti dica la mia?»
«No.»
«Adrian O’Connor ci ha provato con te e tu adesso vorresti solo levartelo di torno. Sbaglio?»
Perché sempre a farsi gli affari miei?
«Non so di cosa parli Hans. Sono solo stanca, come ogni sera a quest’ora» mi staccai dal muro e aspirai l’ultima boccata, gettando via il mozzicone ancora quasi intatto.
Feci per oltrepassare l’uscio.
«Mi auguro che sia tutto okay. E pur tuttavia, se avessi bisogno,» Restai a guardarlo il biondo tedesco ancora un istante. «Sai che su di me puoi contare.»
Gli sorrisi brevemente.
«Certo Hans. Sei un buttafuori dopotutto.»
Sorrise anche lui. «E anche il migliore qui dentro.»
«Shh. Che se solo ti sente Janson,» risi. E lui rise con me.
Rientrai poco dopo e mi rimisi a lavoro.
Max era sparito e James aveva preso il suo posto. Non ci feci troppo caso, spesso lo mandava a prelevare delle scorte dal magazzino o a fare il lavoro duro che spettava a Ethan. Quel ragazzo è sempre ovunque tranne che a sgobbare.
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«Buonanotte capo.»
«Notte a te Allison. A domani.»
«A domani.»
Uscii di filato una volta prese le mie cose.
«Biondina!» Cavoli. Di nuovo quel tizio. E aveva pure portato i rinforzi. «Vedi bellezza, chi sbaglia paga» muoveva ritmico una mazza da baseball in una mano e due suoi amici gli stavano dietro come guardie.
«Sei così codardo» constatai. L’aria era così gelida che uscì il fumo dalla mia bocca. Tenni le mani ancora nelle tasche del giubbino pronte a scattare.
«Sei sola stanotte.»
«Come ogni notte, bello.» Mi accerchiarono i tre. Lui con la mazza, e altri due stupidi coglioni a mani nude. Dilettanti.
«Allora, biondina?»
«Lo sai che mi hai stancato con questo noioso appellativo, vero?» restai immobile. Quello rise forte imitato dai suoi amici.
Intanto avevo notato come il bruno alla mia destra avesse il volto sfregiato e si muovesse nervosamente, mentre quello alla mia sinistra era grosso eppure inutile. Doveva esserci un motivo serio se quel coglione era tornato a disturbarmi per la terza volta e aveva trovato anche due complici. Dovevo cominciare a preoccuparmi?
«Vuoi che ti chiami per nome, puttana?» si fece più avanti. Ma non barcollava ubriaco come le altre volte.
«Perché non lasciate in pace fräulein Allison e venite a battervi con un vero uomo?» Un altro eroe.
Il tizio non ebbe alcuna paura. Si scaraventò contro di me con tutte le forze ed io ne approfittai. Mi scansai indietro all’ultimo minuto, e subito dopo, con mezzo giro del corpo e la gamba tesa, lo colpii con un piede sullo stinco, tanto che l’ubriacone urlò mentre perdeva l’equilibrio.
«Proprio non volete capire» sentii montare la furia di Hans.
Il biondo ubriaco non demorse «adesso me la paghi!» digrignò. E mosse nuovamente il legno contro di me, intanto che i suoi amici tenevano a bada il tedesco.
Indietreggiai con un altro balzo, feci un’altra mezza torsione del busto e mossi la gamba contro di lui. Quella volta però, , il calcio andò a segno sulla mano che teneva l’oggetto, e la mazza volò in aria roteando per un po’.
Lui ebbe paura, io no.
Colsi l’occasione per avanzargli contro e mettere a segno un gancio facendolo indietreggiò. La mazza finì a terra con un rumore estremo dietro di noi. Un secondo colpo. Indietreggiò ancora, sanguinante. E infine un calcio al volo. Lo colpii ancora in faccia. Lui finì a terra di schiena.
«Meine Schatz,» si preoccupò Hans.
Lo osservai mentre in pochi colpi metteva a bada i due bruti. Ahimè il balordo si era rialzato e in quel momento mi raggiungeva con un gancio al volto, cosa che io non riuscii a scansare del tutto.
Accidenti a me e alla mia smania di dover sempre tenere un profilo basso.
La mia rabbia divenne puro fuoco e bruciò; pensai seriamente di farlo fuori, mi mossi per colpirlo e pur tuttavia, Hans rapido mi raggiunse e finì lo scriteriato per me.
«Andatevene via se non volete altri guai. Vi denuncerò alla polizia domani stesso. Che vi sia chiaro, qui nessuno può toccare una donna.»
I miei occhi notarono un movimento sospetto, uno dei tre voleva colpire ancora. «ATTENTO!» urlai.
«Maledetti» un’altra voce digrignò rabbiosa dopo la mia. Subito si avventò su quello. Il pugno della mano destra rapido si spense sul muso di quel lurido bastardo senza palle. Il naso gli colò di un bel colore rosso. «Ti avevo già detto di stare alla larga da questo posto.» Adrian prese per il colletto il primo bullo. «Adesso vedi di non tornare mai più. Non avrai una terza chance» lo rimbeccò intanto che Hans teneva a bada gli altri due, che lesti, uno sull’altro, presero la via del non ritorno.
«Allie, dannazione.» la mano di Adrian mi raggiunse il labbro sanguinante. Mi scansai subito. «Dovrò far mettere una guardia notturna qui fuori, non è affatto sicuro.»
«Quelli non torneranno più» minimizzai.
«Meine Schatz, come stai?»
«Sto bene Hans, sto bene.»
Anche lui si preoccupò di controllarmi il volto. Ero stanca. Dopo quello scontro, non volevo nessun altro uomo attorno. «Vado a casa. Grazie di tutto.»
«Ehi, dove pensi di andare così?»
«O’Connor cosa vuoi?»
«Vieni, la mia auto è qui vicino.»
«Non se ne parla» ero veramente sull’orlo del mio baratro personale. Meglio non mi facessero esplodere. Avrei seriamente fatto male a qualcuno dei due o forse entrambi i due uomini di fronte a me, se così continuavano.
«Allie, meine schatz, sarebbe meglio che accettassi un passaggio.» Provò anche il tedesco avanzando verso di me. Lo squadrai male, molto male. «Sei ferita. Arrabbiata,»
«Appunto. Meglio che mi stiate alla larga voi due.»
Si osservarono a malapena e parve capire.
«Come vuoi. Conosci il mio numero se hai bisogno, fräulein.» poggiò una mano sulla mia spalla provando persino a lasciarmi un bacio sulla fronte ma mi negai.
«Mi spiace» mi sorrise e andò via.
Anch’io presi la strada di casa.
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