Non vedo l'ora che ricomincino le lezioni: almeno così smetterò di passare le giornate a letto, pensando costantemente a quel ragazzo. Osservo il calendario appeso in cameretta: due settimane di lezioni e poi di nuovo le vacanze natalizie. Adoro il Natale, ma non quest'anno. Ogni anno insisto con mia madre per fare l'albero di Natale almeno un mese prima, perché amo guardarlo per ore. Ma oggi, però, è tutto diverso: il mio umore è talmente sotto i piedi che ogni persona potrebbe calpestarmi.
Il mio sguardo passa velocemente alla nostra foto appesa sul muro, di fronte al mio letto.
"L'ho appesa davanti al letto, così la posso guardare tutte le volte che voglio". Chiudo gli occhi, ricordando quella frase. Chissà se è ancora così. In quella foto eravamo felici, sorridevamo, e lui mi teneva stretta a sé. Quella serata era stata fantastica, tranne quando ho rivisto Erik. Scaccio quel pensiero dalla testa, cercando di allontanarlo velocemente. Stare con Tyler era bellissimo: mi faceva sentire felice e viva. Quella sera desideravo che non finisse mai. Mi ero aperta con lui, gli avevo raccontato la notte più brutta della mia vita, e lui era rimasto con me, stringermi forte. Stringo gli occhi con forza, mentre le lacrime minacciano di uscire. Non voglio piangere, non più. Ho pianto troppo per lui. Afferro la foto, la stacco dal muro e, con il cuore pesante e spezzato a metà, la riduco in mille pezzettini. Mi siedo per terra e stringo forte le gambe contro il mio corpo. Il dolore pulsa così velocemente nella mia testa che, a momenti, sembra voglia scoppiare.
Cerco di respirare profondamente, una, due, tre volte, cerco di calmarmi. Poi mi alzo e osservo la chiavetta appoggiata sulla scrivania. La prendo tra le mie mani e la stringo forte. Decido di inserirla per un'ultima volta e ascoltare la sua playlist.
Mi ritrovo davanti alla porta di casa di Ellen e subito mi pento, pensando di aver avuto una pessima idea. Ma poi chiudo gli occhi e suono il campanello, senza pensarci.
<<Eccomi.>> Riconosco la voce di Ellen dall'altra parte della porta. <<Sam!>> urla quando mi vede, buttandomi le braccia addosso stringendomi forte. <<Sono felice che tu sia uscita di casa>>.
<<Sì, devo fare una cosa>> le sorrido, mentre si allontana da me.
<<Tyler non c'è>> precisa immediatamente. Lo so già, perché il suo pickup non è più parcheggiato in strada da quel famoso pomeriggio.
<<Ho visto che manca il suo pickup>> le rispondo, entrando in casa. <<Ma devo consegnargli una cosa, posso?>> Le indico le scale, per avere il suo consenso per salire nelle camere.
<<Certo che puoi. Vuoi che stiamo in cameretta da me o usciamo?>> mi chiede. L'idea che Tyler possa entrare e rivederlo mi fa ancora male.
<<Meglio se usciamo>> le sorrido, e per fortuna annuisce senza farmi domande. Mi volto e decido di fare quello per cui sono venuta. Salgo le scale a due a due, con il cuore che batte a mille. Quando vedo la porta della sua stanza aperta, le mie gambe diventano molli e lo stomaco si chiude. Raggiungo la sua stanza e, appena entro, tutto profuma del suo odore. Osservo il letto, completamente intatto; chissà da quanto tempo non dorme più qui. Tutto è in ordine, come sempre: lui odia il disordine. Mi avvicino alla scrivania, tiro fuori dalla tasca del mio giubbotto la sua chiavetta e un bigliettino.
ti comporti come se non avessi mai avuto amore
beh, è troppo tardi
STRONZO!
Ho citato un pezzo della canzone degli U2, "One". Si trova sulla sua chiavetta, quindi sicuramente la riconoscerà meglio di me. Una foto attira la mia attenzione: come aveva detto lui, è appesa proprio di fronte al suo letto, la nostra foto. La osservo attentamente e vorrei strapparla via, perché non ha più senso tenerla lì. Poi, però, ricordo che sono nella sua stanza e non posso toccare le sue cose. Osservo la sua bacheca in legno, dove sono appese varie foto di lui da bambino e con gli amici. Una di queste ritrae la festa dell'ultimo anno prima che partisse per il militare. Nonostante siano passati anni, è ancora bellissimo e mi incanto a guardare i suoi lineamenti perfetti. Accanto, c'è un'altra foto di lui ed Ellen, più giovani e sorridenti. Lui le tiene un braccio intorno alle spalle e la stringe a sé. Mi guardo intorno un'ultima volta e cerco di respirare il suo buon profumo ancora una volta. Alla fine, decido di uscire dalla stanza prima di ricominciare a piangere.
Ellen ha deciso di portarmi in un bar carino in zona. Non ci eravamo mai state prima, perché ha aperto di recente. Le sedie in velluto blu sono coordinate con i divanetti e i tavolini d'argento. Un cameriere sulla trentina si avvicina a prendere i nostri ordini. Poco più in là, noto un gruppo di ragazzi e ragazze della nostra età. Mi soffermo a guardarli: sorridono, parlano con spensieratezza, e li invidio. Non mi ricordo più come ci si sente ad essere così.
<<Raul mi vuole portare in vacanza quest'estate.>> Ritorno a concentrarmi su Ellen e mi sento in colpa. Anche lei starà soffrendo: suo fratello è sparito, e io sono come un cadavere in piedi. Non rido, non mangio e non parlo. Non le ho più chiesto della sua vita sentimentale, e questo mi fa sentire ancora più in colpa.
<<È bellissimo, Ellen, dove?>> Un piccolo sorriso si forma sulle sue labbra.
<<In Europa, a Parigi.>> Batte le mani emozionata e i suoi occhi si illuminano. <<Quando finiremo l'università, vuole portarmi a Londra per festeggiare.>> Ellen ama viaggiare più di me, soprattutto esplorare l'Europa.
<<Sono felicissima per te.>> Le stringo la mano, ma il suo viso si rabbuia.
<<Si, certo, ma i miei genitori? Non mi lasceranno mai andare via con un ragazzo da sola>> sospira.
<<Ma perché no? Raul piace molto ai tuoi.>> Mi ricordo dai suoi racconti che era venuto a cena a casa sua e i suoi non riuscivano a smettere di parlare con lui.
<<Certo, ma un conto è vederlo a casa con la loro bambina e un altro è farmi andare in Europa con lui, Sam!>> Mi guarda attentamente, e dal suo viso capisco che ha avuto un'idea.
<<Non mi lascerebbero da sola con lui, ma se venisse qualcun altro... ti prego, Sam.>> Unisce le mani e mi scongiura con i suoi occhietti dolci.
<<No!>> Scuoto la testa. <<Ti puoi dimenticare una cosa del genere.>> Mi immagino già la scena: loro due davanti, mano nella mano, e io dietro come un cagnolino.
<<Ti prego! Non vieni da sola, chiediamo a qualcun altro.>> Mi fermo immediatamente e la guardo severamente.
<<Chi cavolo pensi di invitare ancora? Raul vuole andarci con te, non con mezzo mondo>> bisbiglio.
<<Lo so, ma è l'unico modo per far sì che i miei mi lascino andare, e sono sicura che Raul accetterà se è per un buon motivo.>> Mi metto le mani nei capelli, perché conosco bene Ellen: quando si mette in testa una cosa, non gliela levi nemmeno con la forza. Le squilla il telefono e risponde immediatamente.
<<Davvero? Quando?>> La sua voce squillante mi cattura, e mi guarda con una scintilla negli occhi. <<Arrivo subito!>> Si alza velocemente, trascinando la sedia sul pavimento e provocando un fischio assordante. <<Devo andare! È tornato Tyler!>> Mima una scusa con le labbra e corre all'uscita. A quel nome, e all'idea che lui possa aver visto ciò che gli ho lasciato sulla scrivania, il mio cuore comincia a battere più veloce.
Dopo aver cenato, mi tormento con mille domande. Chissà cosa avrà pensato quando ha letto il messaggio? Ci sarà rimasto più male per le frasi che gli ho scritto o per il fatto che gli ho riconsegnato la chiavetta? Mi manderà un messaggio o mi lascerà perdere definitivamente?
Prendo un cuscino dal letto e me lo metto sopra la faccia; non voglio più pensare a niente, né a lui né alla patetica richiesta di Ellen. Parigi è sicuramente bellissima, ma non voglio di certo stare in mezzo a due innamorati che mi farebbero inevitabilmente pensare a me e a Tyler. Mi alzo dal letto, mi avvicino al piccolo secchio vicino alla mia scrivania e osservo attentamente i mille pezzettini della foto di noi due. Lui la tiene ancora appesa. Perché? Forse ha dimenticato di toglierla. Sicuramente la prima cosa che farà sarà levarla dal muro e buttarla nel cestino, come ho fatto io. E se non lo farà?
Decido di sedermi al pc e guardare qualche notizia su internet, sperando che questo mi aiuti a smettere di pensare a lui. Vado sul sito dell'università e ripasso gli orari delle prossime lezioni quando il mio telefono suona, avvisandomi che è arrivato un messaggio.
Da Ellen
Tyler sta bene! Pensavo volessi saperlo.
E ha ragione, lo volevo sapere, ma non voglio darle questa soddisfazione. Decido di non rispondere al messaggio e sono sul punto di spegnere il telefono per poi prepararmi ad andare a dormire. Proprio allora arriva un altro messaggio da parte di Ellen e il mio mondo si blocca completamente: il mio respiro, il mio cuore, tutto il mio corpo.
Da Ellen
Ho parlato con Tyler riguardo a Parigi! Si è offerto di accompagnarti! Possiamo partire!
Poco dopo il telefono mi cade per terra. Il mio cervello non riesce più a pensare a nulla, se non a una cosa: io e Tyler. A Parigi. Insieme.
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*SPAZIO AUTIRCE*
Buongiorno lettori! Come state? Volevo ringraziarvi per il vostro supporto! E sono felice di vedere che cenere nera sta piacendo 😊 vi lascio qui un altro capitolo..e così..Tyler accompagnerà Sam a Parigi!!!
Buona giornata e buona lettura a Lunedì😘😘
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