L'inverno iniziava ad avvolgere Praga in un abbraccio di nebbia e sferzate di vento gelido, ma tra gli Scott e i Warren l'aria era elettrica, carica di un’energia che non aveva nulla di meteorologico.
Le uscite di gruppo erano diventate una routine necessaria. Alexandria e Adrian passavano ormai quasi ogni serata insieme; l’attrazione tra loro era diventata un magnetismo fisico quasi insopportabile.
Ogni sfioramento di mano, ogni sguardo prolungato durante le cene a Malá Strana o nei palchi del teatro, era un invito silenzioso.
Ma il patto e il segreto di Alexandria agivano come un freno invisibile: la tensione sessuale era alle stelle, un incendio pronto a divampare, eppure nessuno dei due aveva ancora osato varcare la soglia della camera da letto.
Lo stesso valeva per i ragazzi.
Nathaniel e Faith avevano passato il pomeriggio in biblioteca; il modo in cui Nathaniel le spiegava le complessità del sistema nervoso centrale faceva sorridere Faith, che avrebbe voluto dirgli quanto fosse dolce la sua dedizione alla vita.
Declan e Joy si erano chiusi nello studio dell'Accademia, dipingendo sulla stessa tela, unendo colori scuri e tratti d'oro in una sinfonia muta.
Tyler e Charity avevano passato ore al canile municipale, con Ty che restava incantato dalla capacità quasi magica di Charity di calmare i cani più aggressivi.
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E la sera facevano sempre qualcosa di divertente tutti assieme per rilassarsi.
Le coppie vivevano in uno stato di costante ebbrezza. Si cercavano, si toccavano, si desideravano con la fame di chi ha trovato l’incastro perfetto, ma un tacito accordo di rispetto e la paura di rompere quell'equilibrio magico li teneva ancora sul bordo del desiderio inespresso.
Tutti, tranne Hope e Castiel. Per loro, la tensione era diventata un veleno.
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Quella sera, la facoltà di Medicina festeggiava il compleanno di un compagno di corso di Nathaniel in un locale underground vicino a Piazza San Venceslao. Il gruppo era quasi al completo. Nathaniel e Faith ridevano tra i fumi dei drink, Declan e Joy ballavano poco lontano, mentre Ty e Charity si erano ritagliati un angolo di pace sul divano.
Hope era in piedi vicino all'ingresso, il telefono stretto in mano. Castiel le aveva dato l'ennesima buca. «Scusa, non ce la faccio, ho da fare,» recitava l'ultimo messaggio. Non era solo delusione; era un’umiliazione che le bruciava nelle vene. Senza dire una parola alle sorelle, Hope uscì dal locale. Aveva bisogno di aria, di freddo, di solitudine.
Iniziò a camminare senza meta per le strade gotiche di Praga. Passò sul Ponte Carlo, dove le statue dei santi sembravano osservarla con pietà sotto la luce dei lampioni. Il suo cuore era un peso morto. Proseguì verso la Torre delle Polveri, l'antico varco della città, ma si bloccò non appena svoltò l'angolo.
Sotto l'arco monumentale, Castiel era appoggiato alla sua moto. Non era solo. Una ragazza mora coi capelli corti gli stava cingendo il collo, ridendo per qualcosa che lui le aveva appena sussurrato. Castiel alzò lo sguardo proprio in quel momento. I suoi occhi azzurri incontrarono quelli verde smeraldo di Hope. Per un breve, lancinante istante, il tempo si fermò. Il sorriso di Castiel svanì, sostituito da un'espressione di puro panico.
"Hope! Aspetta!" urlò Castiel, scostando la ragazza e lanciandosi all'inseguimento. Ma Hope era un ibrido; sparì tra le ombre di Praga prima che lui potesse anche solo svoltare l'angolo.
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Nella mente dei Warren, esplose il caos. Alexandria, nel bel mezzo di una cena romantica con Adrian, si accasciò sulla sedia con un gemito. Faith, Joy e Charity si fermarono contemporaneamente nel salone della festa, portandosi le mani alle tempie.
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“BASTA! FA MALE! PERCHÉ FA COSÌ MALE?VOGLI CHE SMETTA! FATELO SMETTERE!”
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L’urlo telepatico di Hope riverberava nelle loro teste, carico di un dolore puro, umano e lancinante. Era il grido di una principessa che scopriva quanto potesse essere crudele il cuore di un mortale.
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Il dolore fu così acuto che la sua parte sovrannaturale prese il sopravvento.
Sparì in un baleno tra i vicoli bui di Praga e, con un fremito di energia che fece tremare le ombre intorno a lei, si smaterializzò, lasciando dietro di sé solo il profumo di gelsomino e un soffio di vento gelido.
Castiel, col fiato corto e il panico nel cuore, chiamò Nathaniel. "Dov'è? Nathaniel, dimmi che è tornata a casa!"
"È a Terezín, Castiel. Ma non andare li, le sue sorelle potrebbero ucciderti."
Ma Castiel non ascoltò. Guidò come un pazzo fino ai cancelli della residenza.
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Hope riapparve nella sua camera, lasciandosi cadere sul letto in un pianto di rabbia e vergogna.
Ma il silenzio della fortezza non durò a lungo. Un rumore sordo e potente iniziò a riecheggiare oltre le mura: il rombo furioso di una moto lanciata a folle velocità.
Al cancello principale, la difesa dei Warren scattò istantaneamente.
Axel, il possente capo delle guardie, fece un passo avanti, gli occhi da vampiro che brillavano minacciosi.
Dietro di lui, gli altri vampiri — August, Logan, Rowan, Blake e Cole — si disposero a semicerchio, pronti a colpire.
Sul fianco, le guardie licantrope — Trinity, Angel, Silver, Destiny, Morgan e Wiktoria — ringhiarono, i muscoli tesi sotto la pelle, pronte alla trasformazione.
Castiel inchiodò con la moto a pochi centimetri da Axel, il viso stravolto.
«Fatemi passare! Devo parlare con lei!» urlò, incurante del fatto di essere circondato da creature che avrebbero potuto smembrarlo in un secondo.
Axel alzò una mano, pronto a bloccarlo fisicamente, ma una voce risuonò nitida e imperiosa nelle menti di tutte le guardie.
«Lasciatelo passare. Axel, August... tutti voi. Indietro. È un ospite.»
Era Alexandria. Le guardie si scostarono con riluttanza, aprendo un varco.
Castiel non se lo fece ripetere. Parcheggiò la moto e corse verso l’ingresso principale, dove Alexandria lo aspettava sulla soglia.
La Regina lo guardò con un misto di severità e comprensione.
«È in camera sua, Castiel. Ultima porta a destra del secondo piano. Non sprecare questa occasione.»
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Castiel arrivò davanti alla porta di Hope con il fiato corto. Non bussò; entrò e basta.
Hope era in piedi vicino alla finestra, la schiena rivolta a lui.
«Vattene, Castiel. Torna dalla tua morettina.»
«Non c'è nessuna morettina, Hope. Non stasera, non più,» disse lui, la voce rotta.
Si avvicinò, ma lei non si voltò.
«Mi sono comportato da stronzo. Lo so. Sono stato un codardo, un bugiardo e un imbecille.»
Hope si girò, gli occhi rossi di pianto.
«Perché? Perché farmi questo?»
Castiel fece un passo avanti, e per la prima volta l’armatura di arroganza che indossava sempre crollò.
«Perché ho paura, Hope. Da morire.» Si sedette ai piedi del letto, incrociando le mani.
«Mia madre è morta 2 anni fa. È stata una cosa lenta, dolorosa... e mio padre ne è uscito distrutto. Io ho visto cosa fa l'amore alle persone. Ti rende debole. Ti espone a un dolore che non puoi controllare. Ho iniziato a darmi al divertimento facile, a non legarmi mai a nessuna, perché se non ti affezioni, non puoi soffrire quando la perdi.»
Alzò lo sguardo verso di lei, e Hope vide finalmente il ragazzo ferito dietro la maschera del donnaiolo.
«Ma con te è diverso. Tu sei... tu sei tutto quello che ho sempre cercato di evitare. Sei intensa, sei vera, e stare con te mi terrorizza perché sento che potrei perderti. Ho provato a scappare, a rovinare tutto prima ancora che iniziasse, sperando che mi lasciassi perdere. Ma vederti di fronte a me... vederti scappare in quel modo... mi ha fatto capire che il dolore di restare senza di te ora sarebbe peggio di qualsiasi altra cosa.»
Hope sentì la rabbia sciogliersi. Non poteva leggere i pensieri di Castiel, ma sentiva la verità vibrare nell'aria. Si avvicinò a lui, posandogli una mano sulla guancia. «Siamo tutti terrorizzati, Castiel. Ma scappare non serve a niente.»
Lui le prese la mano, baciandone il palmo, poi la attirò a sé. Si baciarono con una passione che era un misto di scuse, perdono e desiderio accumulato per settimane. Era un bacio che sapeva di liberazione.
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Al piano di sotto, nella sala grande, le gemelle sorrisero contemporaneamente, sollevando i calici. Alexandria, seduta accanto a loro, sentì il cuore alleggerirsi. Grazie al legame mentale con Hope, potevano percepire la sua gioia, il sollievo immenso e il calore che ora fluiva tra lei e Castiel.
La nebbia su Terezín sembrava essersi diradata.
La prima, vera breccia nel muro degli Scott era stata aperta, non con la magia, ma con la vulnerabilità del cuore umano.
Alexandria sorrise tra sé: il cammino verso Sebastian era finalmente iniziato.17Please respect copyright.PENANAWGMFw32T5S


