Praga non era mai stata così rumorosa per le sorelle Warren. Mentre varcavano le soglie dei rispettivi atenei, il mondo esterno sembrava aggredirle con un costante ronzio di pensieri altrui: frammenti di ansie per gli esami, desideri superficiali e banali preoccupazioni quotidiane che galleggiavano nell'aria come polvere elettrica.
Ma Alexandria era stata chiara. Erano lì per osservare, per capire se i ragazzi Scott si sarebbero innamorati davvero di loro o se Sebastian sarebbe stato perduto per sempre.
E, soprattutto, per trovare quel "silenzio" che la loro madre aveva promesso.
VŠCHT: Università di Chimica e Tecnologia
Hope Warren si muoveva tra i banconi con una precisione millimetrica. Essendo una tripla ibrida, i suoi sensi percepivano la struttura molecolare della materia in modo quasi istintivo.
18Please respect copyright.PENANALMN0iyGCiJ
Per lei, l'impatto con Castiel Scott fu simile a un incidente ferroviario.
18Please respect copyright.PENANAtWy78Rv1qF
L'Università di Chimica e Tecnologia era un labirinto di vetro e acciaio, un ambiente che Hope trovava irritante per la sua freddezza. Si stava dirigendo verso il laboratorio di Chimica Organica quando Castiel le sbarrò la strada.
Castiel non camminava, si muoveva con una spavalderia che sembrava gridare la sua sicurezza. Aveva il tipico sorriso di chi sa di essere l'uomo più attraente della stanza e non ha paura di usarlo come arma.
«Ti sei persa, o stai cercando il laboratorio di 'Chimica delle Attrazioni Potenti'? Perché se è così, sei nel posto giusto,» esordì Castiel, appoggiandosi a un armadietto con una disinvoltura studiata.
Hope si fermò bruscamente. Sentì la rabbia divampare. Provò istintivamente a colpire la sua mente, a scavare nei suoi pensieri per trovare una debolezza, un segreto imbarazzante, qualunque cosa per cancellargli quel sorrisetto dalla faccia.
Nulla. Castiel Scott era un muro di cemento armato. Non riusciva a percepire nemmeno un'emozione superficiale.
Per Hope, che governava le conversazioni leggendo le risposte prima ancora che venissero formulate, quel ragazzo era un insulto vivente.
«Spostati, Scott,» rispose lei, la voce che tagliava l'aria come un bisturi ghiacciato.
Castiel inarcò un sopracciglio, per nulla intimidito. Anzi, sembrava divertito dalla sua ostilità. «Oh, allora conosci il mio nome. Vedo che il mio fascino è arrivato anche a Terezín. Sei nuova, vero? Non ho mai visto degli occhi come i tuoi in questo ateneo... e fidati, io noto tutto. Però non so il tuo nome.»
«Quello che noti tu è irrilevante e non meriti di sapere il mio nome.» ribatté Hope, stringendo i libri al petto.
«Sorelle, questo qui è insopportabile,» lanciò Hope via pensiero, il tono saturo di irritazione.
«Castiel Scott è un arrogante, un presuntuoso, e il fatto che non possa sentire cosa sta pensando mi fa venire voglia di prenderlo a schiaffi.»
«Sei tesa, Signorina del mistero,» disse Castiel, facendo un passo avanti e invadendo il suo spazio personale. «Dovresti rilassarti. La chimica è tutta una questione di equilibrio tra elementi stabili e instabili. E tu... beh, sembri decisamente instabile oggi.»
Hope lo guardò con un disprezzo così puro da far indietreggiare chiunque altro. Ma Castiel rimase lì, a sorriderle, godendosi il fatto di averle scosso la compostezza regale.
«Non rivolgermi mai più la parola,» sibilò lei, superandolo con un colpo di spalla che avrebbe dovuto farlo vacillare.
Castiel si voltò a guardarla mentre si allontanava a passo svelto lungo il corridoio. Si strofinò il mento, un lampo di autentico interesse negli occhi azzurri. «Decisamente problematica,» mormorò tra sé. «E decisamente diversa da chiunque abbia mai incontrato.»
Hope intanto continuava a camminare, il cuore che le batteva forte per la frustrazione. Odiava non avere il controllo. Odiava non poter leggere quel ragazzo. Ma più di ogni altra cosa, odiava il fatto che, nonostante tutto quel silenzio mentale, la presenza di Castiel Scott fosse la cosa più rumorosa che avesse mai provato.
Entrò nel laboratorio di chimica giusto in tempo per l'appello.
“Prego signorina, si accomodi pure.” disse il professor Muller.
In quel preciso istante, entrò anche Castiel.
“Signor Scott in ritardo come sempre. Si accomodi e non disturbi per favore.”
Purtroppo, l'unico posto rimasto era quello vicino ad Hope.
"Hai un modo di maneggiare quel becco di Bunsen che è quasi... ipnotico," disse con voce profonda Castiel.
Hope si irritò.
Il battito cardiaco di Castiel Scott era ritmico, arrogante e accelerato dalla curiosità.
Si girò lentamente, incrociando lo sguardo del ragazzo.
Castiel era di una bellezza sfacciata: capelli scompigliati ad arte e un sorriso da predatore che aveva infranto più cuori di quanti ne potesse contare la facoltà.
“Qui siamo in laboratorio, non in un club. Cerca di non far esplodere nulla.”
Castiel ridacchiò, avvicinandosi oltre il limite della cortesia professionale.
"Oh, mi piace il pericolo, Hope Warren. E ho la sensazione che tu sia la sostanza più instabile in questa stanza."
Hope lo guardò con freddezza, sentendo il lupo dentro di lei ringhiare per la sua impudenza. Castiel era abituato a donne che cadevano ai suoi piedi con un solo sguardo, ma Hope era una principessa, e quel "donnaiolo" avrebbe dovuto faticare molto più del previsto.
“Ebbene si, mi sono informato su di te.”
Hope lo fulminò con lo sguardo.
“Non guardarmi così sennò mi eccito” disse Castiel facendole l'occhiolino.
«Giuro io questo lo sbano o lo trasformo in un verme prima o poi!»
Il messaggio mentale di Hope diceva tutto; raccolse le sue cose e lasciò l'aula.
18Please respect copyright.PENANAcw2EaWYi5e
18Please respect copyright.PENANAuE5UwNVt0J
18Please respect copyright.PENANAwcSfLQT1bQ
Charles University: Facoltà di Medicina
Faith Warren camminava lungo i corridoi solenni della Charles University, circondata dal marmo e dal peso della tradizione medica.
Per lei, abituata a percepire ogni minima fluttuazione del dolore o dello stress altrui, quel luogo era un bombardamento sensoriale.
Poi, durante la prima lezione di anatomia, lo "sentì". O meglio, sentì la sua assenza.
Seduto due file più in basso, Nathaniel Scott stava prendendo appunti con una precisione metodica.
i suoi occhi riflettevano una serietà e una dedizione che Faith trovò immediatamente affascinanti.
Faith provò a sfiorare la sua mente, cercando di capire se fosse preoccupato per la complessità della lezione.
Non trovò nulla.
Nathaniel era un’oasi di vuoto assoluto.
Un "punto cieco" nel suo radar psichico.
«Sorelle, ne ho trovato uno,» trasmise Faith via pensiero, lo stupore che le vibrava nella mente. «Nathaniel Scott è una tabula rasa. Non c’è rumore. È quasi... riposante.»
A fine lezione, Faith trovò una scusa per avvicinarlo.
"La circolazione coronarica è più complessa di quanto sembri," commentò Nathaniel, sistemandosi gli occhiali che usava per leggere e studiare.
"Il cuore è un organo resiliente," rispose Faith, pensando a quanto fosse difficile fermare il cuore di un Warren. "Ma basta un piccolo trauma nel punto giusto per cambiare tutto."
Nathaniel alzò lo sguardo, colpito dalla profondità di quella ragazza dai lineamenti aristocratici.
"Spero di imparare a curarli, quei traumi, non a causarli."
Un sorriso timido apparve sulle labbra di Faith.
“Sono Faith comunque. Siamo nello stesso corso “
“Ciao Faith io sono Nathaniel e sono contento di conoscerti”
Tra loro, la connessione fu immediata: una stima intellettuale che nascondeva l'inizio di qualcosa di più profondo.
18Please respect copyright.PENANAHSFuqIJBH2
18Please respect copyright.PENANAxtq3GlkkvQ
UMPRUM: Accademia di Arti, Architettura e Design
Dall'altra parte della città, Joy Warren osservava le ombre che danzavano sulle pareti dell'Accademia delle Arti. La sua classe di Design era un caos creativo di menti iperattive, tranne che per un angolo della stanza.
Declan Scott era concentrato su un modellino architettonico, le dita sporche di colla e grafite. Joy si avvicinò, fingendo interesse per il suo lavoro. Di solito, gli artisti proiettavano un'energia nervosa, un flusso costante di immagini mentali. Da Declan non proveniva nulla. Era come guardare un dipinto bellissimo senza poterne toccare la tela.
«Anche qui, Faith,» rispose Joy telepaticamente. «Declan è schermato. È frustrante, ma non posso fare a meno di guardarlo per capire cosa nasconde dietro quel muro.»
"La tua visione dello spazio è... audace," disse Joy, sfiorando con le dita il plastico architettonico.
"C'è una sorta di oscurità strutturata."
Declan, il più riflessivo dei fratelli, la guardò sorpreso.
"Nessuno l'aveva mai definita così. Tutti vedono solo le linee rette. Tu vedi quello che c'è dietro."
Joy, che come strega percepiva le energie nascoste nelle cose, gli rivolse un cenno d'intesa.
"Il vuoto è importante quanto il pieno. Ricordatelo."
Declan ricambiò il sorriso e la invitò a sedersi.
“Io sono Declan e tu?”
“Joy, mi chiamo Joy”
“Piacere di conoscerti Joy”
I due iniziarono a lavorare al plastico insieme, lanciandosi uno sguardo furtivo di tanto in tanto.
18Please respect copyright.PENANAzvANWGsHDS
18Please respect copyright.PENANAqJozw2L4fe
Università di Scienze Veterinarie
Charity, la più sensibile ed empatica delle sorelle, si muoveva tra i laboratori della clinica veterinaria con una naturalezza che nascondeva la sua inquietudine.
Gli animali erano facili da leggere; gli umani, molto meno.
Eppure, Tyler Scott era un enigma diverso.
Lo osservò mentre si occupava di un cucciolo ferito.
La calma di Tyler non era solo esteriore; era un’assenza di vibrazioni mentali che Charity trovava sbalorditiva.
Non c'era malizia, non c'era l'ego rumoroso che caratterizzava i suoi coetanei. Solo un silenzio calmo e solido.
Charity iniziò ad aiutare un cucciolo di labrador spaventato.
Tyler Scott era lì accanto a lei, con un'espressione preoccupata.
"Sente la tua calma," mormorò Tyler, osservando come il cane si placasse sotto le mani della ragazza.
"Hai un dono naturale con gli animali. Sei Charity vero? La dottoressa Markus ha detto che lavoreremo in coppia."
Charity arrossì leggermente.
“Si sono Charity. Tu invece sei …?”
“Tyler Scott ma puoi chiamarmi Ty”
“Lo farò” rispose Charity continuando ad occuparsi del cucciolo.
Come licantropo, la sua affinità con i canidi era assoluta, ma non poteva dirlo. "Penso che meritino protezione. Sono più puri degli umani."
Tyler sorrise, un gesto genuino che non aveva nulla della malizia di Castiel.
"Su questo siamo d'accordo."
"Credo che lavoreremo bene insieme."
18Please respect copyright.PENANAcgsKgkFmkR
Continuarono ad occuparsi degli animali per tutta la giornata.
18Please respect copyright.PENANAvE1Xomsxhz
“Charity, ti va se qualche volta studiamo assieme?” Ty arrossì come un pomodoro quando glielo chiese.
18Please respect copyright.PENANADPmKov6BbJ
“ Con molto piacere Ty. Sarà bello poter condividere le nostre esperienze e poi in 2 si studia meglio” rispose Charity facendogli l'occhiolino.
18Please respect copyright.PENANAts4lhpflHO
18Please respect copyright.PENANA05PxogHtPL
18Please respect copyright.PENANARZtAdAfDh9
Mentre il sole calava su Praga, i quattro rami delle due famiglie avevano iniziato a intrecciarsi.
Ma se per Nathaniel, Declan e Tyler il percorso sembrava tracciato dalla curiosità e dalla dolcezza, per Castiel e Hope era una guerra di trincea.
Castiel uscì dall'università convinto di poter conquistare la misteriosa Hope in una settimana.
Hope, guardandolo camminare verso la sua moto, sentì il sapore del sangue e del destino.
Sapeva che lui era la chiave per ritrovare suo zio Sebastian, ma sapeva anche che il cuore di un uomo come Castiel era un territorio più pericoloso di qualsiasi foresta selvaggia.18Please respect copyright.PENANAq0PkfidvzF


