Il sogno non aveva un inizio né una fine, solo una saturazione di colore. Adrian si trovava in una radura immersa in una nebbia fitta, argentea, che sapeva di muschio e pioggia imminente.
Poi, il velo si squarciava. Due iridi color verde smeraldo, profonde come foreste primordiali e lucide come pietre preziose, lo fissavano dall'oscurità.
Non c'era minaccia in quello sguardo, ma una promessa di abbandono e potere che gli faceva vibrare le ossa.
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Quando si svegliò nel suo attico nel centro di Praga, il respiro di Adrian Scott si spezzò, il lenzuolo era aggrovigliato alle gambe, il respiro gli usciva corto, affannato.
Si mise a sedere bruscamente, il cuore che batteva contro le costole come un uccello in gabbia e la pelle imperlata di sudore freddo.
Si passò una mano sul viso, cercando di scacciare l'immagine di quegli occhi, ma la sensazione di essere stato osservato fin dentro l'anima non lo abbandonò.
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Non ricordava i dettagli del sogno, né il luogo né le circostanze. Ricordava solo un colore: verde smeraldo. Due occhi così intensi da sembrare gemme incastonate nel buio profondo, e una voce — un sussurro di seta e acciaio — che ripeteva il suo nome come una preghiera o una condanna.19Please respect copyright.PENANA3ExQtFf1m4
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Praga, fuori dalla finestra, era ancora avvolta in una coltre di nebbia mattutina, ma nella sua mente le immagini erano più nitide della realtà.19Please respect copyright.PENANAfrEb4K3czn
"Solo un sogno," mormorò Adrian, passandosi una mano sul viso stanco.
Guardò la sveglia sul comodino: erano le sei del mattino.
Sospirò, sapendo che non avrebbe più ripreso sonno. Quella mattina la casa era stranamente silenziosa, nonostante i suoi quattro figli gemelli fossero già svegli. In cucina, l'atmosfera era quella di una normale giornata universitaria, o quasi.
"Castiel, se arrivi di nuovo in ritardo a Chimica, il professor Muller ti segnerà sul libro nero," disse Nathaniel, sistemandosi il colletto della camicia mentre ripassava mentalmente i termini di anatomia per la lezione alla Charles University.
"Tranquillo, Nate," rispose Castiel con un sorriso sfacciato, facendosi l'occhiolino allo specchio dell'ingresso mentre si sistemava i capelli. "Muller mi adora. O meglio, le sue assistenti mi adorano. Il fascino degli Scott è la mia pozione magica preferita."
Declan sollevò lo sguardo dal suo blocco da disegno, dove stava tracciando linee architettoniche pulite. "Il tuo fascino finirà per farti esplodere il laboratorio, un giorno o l'altro."
"Almeno morirò circondato da belle donne," ribatté Cas, prendendo le chiavi della moto. Ty, il più giovane per pochi minuti e il più calmo, scosse la testa mentre finiva di preparare lo zaino per Veterinaria. "Andiamo, Cas, la lezione di anatomia animale non aspetta."
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Qualche ora dopo, l'ufficio della Scott Advertising, l'agenzia pubblicitaria di Adrian, situato in un antico palazzo nel cuore della Città Vecchia, era in pieno fermento.
Telefoni che squillavano, grafici che scorrevano sugli schermi, l'odore forte del caffè arabica. Adrian cercava di concentrarsi sui nuovi layout per la campagna per un marchio di orologi, ma quel verde smeraldo continuava a tormentarlo, sovrapponendosi a ogni immagine.
La sua segretaria annunciò l'arrivo della potenziale cliente per il nuovo progetto di riqualificazione di Terezín.
"Falla entrare, Jana."
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La porta si aprì e l'aria nell'ufficio parve improvvisamente ionizzarsi, come prima di un fulmine. Adrian si alzò, lo shock fu così violento che la tazza di caffè gli cadde quasi di mano, versando qualche goccia sui documenti. le parole gli morirono in gola.
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La donna che varcò la soglia indossava un completo sartoriale nero che fasciava curve eleganti e pericolose, ma era il viso a fermare il tempo.
La pelle era diafana, quasi marmorea, e i capelli corvini incorniciavano il volto con una perfezione irreale.
Ma furono gli occhi.
Quegli occhi fermarono il battito del suo cuore: due smeraldi vividi, magnetici, che sembravano leggere ogni suo peccato e ogni suo pensiero più recondito.
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"Signor Scott? Sono Alexandria Warren," disse lei.
La sua voce era una carezza roca, un suono che sembrava provenire da un altro secolo. La sua voce era esattamente quella del sogno: un mix di velluto e comando che gli fece vibrare l'anima.
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Adrian si riscosse, forzando un sorriso professionale mentre le stringeva la mano. Il contatto fu una scossa elettrica.
La pelle di lei era fresca, ma sprigionava un calore interno che gli fece scattare l'istinto di non lasciarla più andare.
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"Piacere di conoscerla Signora Warren. Prego, si accomodi.
Il suo progetto su Terezín è... ambizioso."
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“Lo so, per questo ho scelto il migliore. Possiamo abbandonare le formalità e darci del tu? Passeremo molto tempo insieme.....”
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“Certo.” Le parole uscirono dalle sue labbra prima che potesse fermarle. "Io... ti ho sognata. Stanotte."
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Un lampo di autentica sorpresa attraversò lo sguardo di Alexandria, un'increspatura nella sua maschera di perfezione che svanì in un battito di ciglia. Un sorriso enigmatico le sfiorò le labbra.
"Allora il destino ha già iniziato a tessere la sua trama senza chiedere il nostro permesso," rispose lei, avanzando nella stanza con una grazia predatrice. Chiuse la porta alle sue spalle, isolandoli dal rumore dell'agenzia. "Siediti, Adrian. Abbiamo molto di cui parlare, e il tempo è un lusso che non possiedo più."
Adrian sentì un brivido lungo la schiena. Non sapeva chi fosse quella donna, né cosa fossero i Warren, ma in quel momento capì che la sua vita ordinaria era appena finita.
Passarono l'ora successiva a discutere di marketing e fondazioni culturali, ma sotto le cifre e le strategie, correva un dialogo silenzioso.
Adrian notò come le pupille di lei si dilatassero quando lui si sporgeva verso la scrivania; Alexandria osservava il battito accelerato della carotide di lui, percependo il profumo del suo sangue e del suo desiderio.
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"Perché non continuiamo questa conversazione a cena?" propose Adrian, la voce più bassa di un'ottava.
"Conosco un posto privato sulla Moldava. La luce di Praga al tramonto è la migliore cornice per le grandi idee."
Alexandria inclinò la testa, un mezzo sorriso che rivelò appena la perfezione dei suoi denti. "Accetto volentieri, Adrian. Però non fare tardi, odio aspettare."
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Mentre Alexandria e Adrian continuavano a lavorare al progetto di Terezin, fuori, nelle università di Praga, i suoi figli stavano per incrociare lo sguardo delle quattro figlie di lei, dando inizio a una reazione a catena che nessuno avrebbe potuto fermare.
Soprattutto non Castiel, che proprio in quel momento, nel corridoio della facoltà di Chimica, stava puntando gli occhi su una ragazza bionda e misteriosa di nome Hope, convinto di aver trovato l'ennesima conquista, senza sapere che lei era tutto tranne che una preda.
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Il ristorante era un rifugio di pietra e candele, nascosto nei sotterranei di un antico palazzo di Malá Strana. Erano soli in una nicchia che affacciava sull'acqua scura del fiume.
Era arrivato con 10 minuti di anticipo. i nervi tesi come corde di violino.
Nonostante la sua esperienza nel trattare con i giganti dell’industria, Alexandria Warren lo faceva sentire come un principiante al suo primo appuntamento.
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Quando lei apparve, scendendo le scale di pietra, il respiro di Adrian si bloccò. Alexandria aveva scambiato il tailleur d’ordinanza con un abito di seta verde bosco, profondo quanto i suoi occhi, che scivolava sul suo corpo come acqua liquida. La scollatura era generosa, rivelando una pelle diafana che sembrava emettere un calore quasi visibile.
Ogni suo movimento era felino, fluido, carico di una grazia che Adrian non aveva mai visto in nessun essere umano.
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«Puntuale, Adrian. Una virtù rara negli uomini di oggi,» disse lei, scivolando sulla sedia di fronte a lui senza aspettare che lui le porgesse la mano.
«Difficile tardare quando la cliente è… magnetica,” rispose lui, cercando di recuperare il suo solito fascino.
Alexandria sorrise, ma nei suoi occhi balenò qualcosa di primordiale.
“Se solo potessi entrarti nella testa, Adrian Scott. Cosa nascondi dietro quel sorriso da pubblicitario?” pensò, frustrata dal silenzio tombale che circondava la mente dell’uomo.
Ordinarono del vino rosso, corposo, pesante e scuro come sangue rappreso. Alexandria ne bevve un lungo sorso, osservando Adrian sopra l’orlo del calice.
«Parlami della tua famiglia, Adrian. Quattro gemelli. È un caso statistico notevole.»
«È stata una sorpresa per me e mia moglie, all’epoca. Lei è mancata anni fa, e i ragazzi sono diventati il mio mondo. Siamo gli Scott contro il resto del mondo. E le tue figlie, Alexandria? Quattro gemelle… la simmetria è quasi inquietante.»
Alexandria ridacchiò, un suono basso e gutturale.
«Le Warren non sono mai state creature comuni. Sono la mia forza, il mio lascito. E Sebastian… mio fratello è il pezzo che tiene unito tutto. È un uomo dai gusti complicati, Adrian. Molto colto, molto potente, ma al momento si trova in una posizione… scomoda. Ecco perché questa campagna è vitale. Dobbiamo ripulire l’immagine della famiglia prima del suo ritorno.»
Mentre parlavano, la conversazione si fece più densa, meno professionale. Il vino sembrava sciogliere le inibizioni, ma la tensione tra loro non era solo alcolica. Era una fame chimica.
«Hai una pelle incredibilmente calda, Alexandria,» disse Adrian, sfiorandole per sbaglio la mano sul tavolo. La scossa fu immediata.
«Sembri… febbricitante.»
«È solo vita, Adrian. Ne ho molta più io di quanta ne scorra in tutta questa città,» rispose lei a voce bassa.
Si sporse in avanti, il seno che premeva contro il bordo del tavolo.
«Dimmi, Adrian… cosa faresti se scoprissi che i Warren non sono esattamente ciò che sembrano sulla carta intestata?»
Adrian la guardò fisso negli occhi. Il verde smeraldo sembrava espandersi, inghiottendo la luce delle candele.
«Ho imparato che dietro ogni grande fortuna c’è un mostro o un genio. Non mi spaventano né l'uno né l'altro, finché il lavoro viene fatto.»
«Mostro o genio…» ripeté lei. Allungò una mano e prendendo la sua.
Le sue dita si intrecciarono a quelle di lui.
«E se io fossi entrambi?»
Avrebbe voluto baciarlo. Non un bacio delicato, ma un’aggressione di denti e lingua, un sapore di vino e desiderio selvaggio. Immaginò Adrian rispondere con una foga da lasciarla stupita. Immaginò che la spingeva contro lo schienale della sedia di pietra, le mani che esploravano la seta dell'abito, cercando il contatto con quella pelle bollente.
Anche se non poteva comunicare tutte queste fantasie col pensiero, Adrian capì cosa stava immaginando.
«Cazzo, Alexandria…» mormorò lui a bassa voce, il linguaggio professionale completamente dimenticato.
«Zitto,» ringhiò lei, mordendosi il labbro inferiore fino a farlo quasi sanguinare.
“Voglio sentirti gridare, Scott” pensò lei, eccitata dal fatto che, nonostante non potesse leggerlo, poteva sentirlo tremare sotto le sue mani.
"C'è qualcosa in te, Alexandria," mormorò lui, accorciando le distanze sopra il tavolo. "Qualcosa che mi perseguita da prima ancora di incontrarti."
Lei allungò una mano, sfiorandogli le nocche con la punta delle dita. Adrian sentì un brivido risalirgli la spina dorsale; la tensione sessuale tra loro era diventata una presenza fisica, un peso denso nell'aria che rendeva difficile respirare.
"I sogni sono messaggeri, Adrian," rispose lei, i suoi occhi verdi che brillavano intensamente alla luce delle candele, quasi emettessero una luce propria. "A volte ci preparano a ciò che non siamo pronti a comprendere."
Lui le afferrò la mano, voltandola per baciare il palmo. Sentì il suo profumo: sandalo, neve e qualcosa di selvatico.
Alexandria sussultò impercettibilmente, le sue dita artigliarono leggermente il polso di lui. In quel momento, Adrian avrebbe voluto trascinarla via, lontano dalla civiltà, per scoprire cosa si celasse dietro quella facciata di eleganza regale.
"Non ho paura dell'ignoto," disse lui, fissandola dritto negli occhi.
"Dovresti averne," sussurrò lei, e per un istante Adrian credette di vedere un riflesso dorato danzare nelle sue pupille verdi.
"Ma il fatto che tu non ne abbia... è esattamente il motivo per cui sei qui."
La cena si concluse con un silenzio carico di promesse elettriche. Adrian non sapeva ancora che quella donna era una creatura di miti e leggende, né che il suo desiderio lo stava conducendo sull'orlo di un abisso. Sapeva solo che, per quegli occhi verdi, sarebbe stato disposto a bruciare l'intera Praga.19Please respect copyright.PENANAXKz73Tv9RT


